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Giuseppe Sottile

La scorta santifica
anche La Vardera

Non c’è eroe senza scorta. Valter Lavitola l’ha capito ed ha orchestrato un “attentato di stima” nei confronti del suo fraternissimo amico Sigfrido Ranucci. Lo hanno capito anche i supporter di Ismaele La Vardera, indignati perché i reprobi dell’Italo Belga, la società concessionaria della spiaggia di Mondello, hanno osato polemizzare non con un deputato qualunque ma – aiuto! aiuto! – con un deputato “sotto scorta”: quindi intoccabile come Ranucci e tutti i tromboni per i quali la scorta è come l’aureola per i santi. Povera Sicilia. Alla folla di magistrati, pentiti, professionisti dell’antimafia e vecchie cariatidi della politica con diritto perpetuo al paradiso della scorta – c’è gente sotto tutela dai tempi del maxi processo, roba di 40 anni fa – ora si aggiunge La Vardera. L’auto blu con sirena..

Nessuno paga pegno
per lo sfregio a Gibellina

Le pale eoliche che opprimono l’orizzonte di Gibellina e sfregiano il Cretto di Burri non le ha create Dio. Le ha installate un imprenditore dopo avere ottenuto il via libera della Commissione Tecnico Scientifica, l’organo della Regione che valuta la compatibilità tra l’impresa che intende operare in Sicilia e l’ambiente circostante. L’orrore di Gibellina – denunciato da Davide Faraone qui, su Buttanissima – è il frutto di una formale autorizzazione. E le autorizzazioni, come si sa, possono essere semplici o tormentate. Su Gibellina la decisione è scivolata liscia come l’olio. Non ha tenuto conto dell’orizzonte né dell’arte ed è arrivata a calpestare la memoria di un terremoto che ha inghiottito la vecchia Gibellina, ora sepolta sotto la monumentale opera di Burri. Ovviamente nessuno paga pegno. Nella Sicilia feudale di Schifani..

La razza padrona
non paga mai pegno

Alla razza padrona non appartengono solo i pezzi da novanta come Daniela Faraoni, l’ex assessora alla Sanità che, sull’elezione “contra legem” del figlio a sindaco di Serradifalco, paralizza tutti coloro che dovrebbero commissariare il Comune. Della stessa casta di intoccabili fa parte il Consorzio per le autostrade siciliane. E’ un baraccone scandaloso che accumula debiti e perdite, che oscilla tra appalti inquinati e spudorati pagnottismi e che ora – stando alle accuse della Procura di Messina – comincia anche a odorare di mafia. Eppure, nonostante i pesanti sospetti, nessuno alla Regione apre bocca. Tace il governo Schifani; tacciono moralisti e moralizzatori; si girano dall’altro lato eroi dell’antimafia e partiti di opposizione. Vale per il Cas la stessa domanda già fatta a Daniela Faraoni: in quali opachi ingranaggi si nasconde un..

La democrazia?
Ma chi se ne frega

Scriviamo da una nicchia che è anche un confortevole rifugio contro le arroganze di un potere politico ormai gestito con logica feudale. E ieri, messi di fronte all’ultima rappresaglia di Palazzo d’Orleans contro i giornali d’opinione, abbiamo denunciato le stranezze, le clientele e i pagnottismi nascosti tra le pieghe della legge sull’editoria. Ordinaria amministrazione, verrebbe da dire. Ma considerando che l’informazione è pur sempre un problema della democrazia, era pressoché naturale aspettarsi quanto meno una curiosità da parte dei guardiani della legalità e delle istituzioni. Invece scopriamo che della democrazia non frega niente a nessuno. Meno che meno ai partiti d’opposizione, concentrati sulla prossima “spartenza” delle mance. O alla Commissione antimafia il cui presidente gira a vuoto e non vede l’ora di chiudere baracca per meglio godersi la vita.

Che cosa rischia il Pd
se civetta con De Luca

C’era una volta un Pd legalitario, intransigente, moralista, moralizzatore e, a tratti, anche forcaiolo. Il Partito democratico di oggi invece si lascia abbindolare dal cuffarismo di Cateno De Luca e alcuni dei suoi deputati più autorevoli, come Nello Dipasquale e Fabio Venezia, consentono addirittura al leader di Sud chiama Nord di indicarli come futuri assessori del suo fantomatico governo di liberazione della Sicilia: finirebbero per ritrovarsi – come pionieri, o avanguardisti – in compagnia di Mauro Pantò, l’indecente campione del clientelismo più spregiudicato che lo stesso Totò Vasa Vasa aveva ritenuto di buttare nella pattumiera e che Cateno ha puntualmente ripescato, restituendogli di fatto agibilità politica. Peccato. Il Pd degli inciuci e delle mance ha perso già buona parte della sua storia. Civettando con De Luca rischia di perdere pure..

Cordate e “cordari”
della politica siciliana

Pietrangelo Buttafuoco sostiene che Giorgio Mulè e Carolina Varchi potranno essere “le lame di una unica tenaglia capace di scardinare quell’inutile chiodo del centrodestra” che, nella versione isolana, appare “ancora più arrugginito”. E lancia l’idea di una “corda pazza” non solo contro “tutte le cordate” della vecchia politica siciliana, ma anche contro i misteriosi “cordari in perenne trasferta a Roma”. Il riferimento, va da sé, rimanda a Ignazio La Russa, il presidente del Senato che nel 2022 fu regista della candidatura di Renato Schifani a Palazzo d’Orleans e ora torna a insistere per pilotare gli stessi giochi, con gli stessi uomini, in vista delle prossime elezioni. Glielo consentono i commissari di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Due portatori sani di inconcludenza, attentissimi a non scegliere mai una linea: l’acqua..

Giorgio e Carolina
Evviva la chiarezza

Carolina Varchi, che pure è stata vice sindaco con Roberto Lagalla, si fa avanti e lancia “Palermo Capitale” un progetto “per rigenerare la città”. Ovviamente si candida. Ma ha il coraggio e l’orgoglio di metterci la faccia. Lo stesso coraggio e lo stesso orgoglio che mostra Giorgio Mulè quando propone se stesso per guidare il “rinnovamento” di una Regione che negli ultimi anni – diciamolo – è stata trasformata in un feudo con diritto dinastico riservato agli ottantenni. Carolina Varchi e Giorgio Mulè hanno invece una nuova concezione della politica: quella della chiarezza. Restano fedeli ai rispettivi partiti e, per raggiungere i loro traguardi, non si mascherano e non si nascondono, non intrecciano alleanze oblique né manovre sotterranee. Credono nei valori del centrodestra e non si lasciano trascinare dalla corda..

Madamine di cultura
libri e letteratura

Non ci sono sole le madamine delle feste che svolazzano ai piani alti del potere. Ci sono anche le madamine della cultura: quelle che farfalleggiano con sufficienza e sapienza. Sono le stelle polari del nostro diletto e della nostra letteratura: scrivono libri, recensiscono libri, consigliano libri, presentano libri. Vagano dal Salone del Libro a Una Marina di libri. E per dire che non sono mai sazie di leggere e scrivere, si inventano un festival ritagliato sul loro editore, sui loro amici, sulla loro parrocchietta. Ma non lo fanno per apparire. No. Lo fanno per convertire gli ignoranti alla fede della lettura. “Che i libri siano percepiti come materia viva”, dichiarano con postura sacerdotale. “Che i librai siano felici e presenti e i lettori tornino a casa con pacchi di libri...

Gerenza

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