Giuseppe Sottile

Il guitto, il burlone
e il contaminato

Ismaele La Varvera che, prima di diventare deputato era uomo d’inchiesta e di spettacolo, dice che la vera opposizione è la sua. Passa con disinvoltura dalle interrogazioni alla burla, dal discorso “di ampio respiro” alle supercazzole distribuite ai talk-show di Formigli o di Giletti. Poi c’è Cateno De Luca, un po’ guitto e un po’ quinta colonna di Schifani. Ora, a quanto pare, è nella fase in cui vorrebbe riunire attorno a sé uomini e partiti interessati a liberare la Sicilia dalla tirannia del centrodestra. Ma i Cinque Stelle non si fidano perché l’ex sindaco di Messina non si è ancora purificato dalle contaminazioni contratte nei colloqui ravvicinati con Palazzo d’Orleans. Tutto questo mentre il Pd, che potrebbe essere la forza egemone del cosiddetto campo largo, è impigliato in una..

Evviva la democrazia
che verrà ma non c’è

Sono tre anni che il partito di Forza Italia è stato consegnato, da un Silvio Berlusconi morente, nelle mani di Renato Schifani il quale, dovendosi occupare del governo regionale, lo ha poi affidato, per il disbrigo delle pratiche ordinarie, al suo segretario particolare. Sono tre anni che tra il governatore della Sicilia e il gruppo parlamentare non c’è dialogo e che le istanze dei deputati vengono ignorate da Palazzo d’Orleans. Ma guai se qualcuno dei “murati vivi” nelle celle dell’Ars si azzarda a far sentire il proprio disagio. Perché a quel punto arrivano le bacchettate del segretario Tajani e le strigliate di Schifani. Tutti a dire che il partito non è una caserma, che ci sarà un congresso e che chiunque potrà candidarsi ad assumere le leve del comando. Mai..

Da Tajani in Sicilia
solo benedizioni

C’erano una volta i reverendissimi cardinali, principi di Santa Romana Chiesa, che benedicevano il popolo dei credenti. Ora ci sono i leader di partito, come Antonio Tajani. Il segretario di Forza Italia è sceso in Sicilia con l’aspersorio tra le mani. Ha spruzzato un po’ di acqua benedetta sui diaconi azzurri di Catania; poi ha raggiunto Palermo per la celebrazione di un pontificale, a Palazzo d’Orleans, col presidente della Regione e infine ha fatto tappa al Politeama per un bagno di folla con i fedelissimi e i convertiti. E’ ripartito subito dopo per Roma, ossequiato dalle genuflessioni delle confraternite più autorevoli. Tutto qui. Quella che doveva essere una missione chiarificatrice tra le fazioni di Forza Italia si è risolta in una liturgia cardinalizia. Sulla questione morale e sulle faide che..

Un rimpasto di governo
dettato dalle inchieste

Il rimpasto del governo regionale non è più nelle mani del presidente Schifani. Ormai tutto dipende dalla magistratura. Fino all’altro ieri i giudici decidevano solo i tempi: il rinvio dell’udienza preliminare su Elivira Amata, accusata di corruzione, ha fatto sì che slittasse a marzo anche la decisione sul suo futuro politico. Ora, invece, le procure offrono indizi non trascurabili anche sugli uomini che teoricamente potrebbero entrare a far parte del governo: ieri una richiesta di arresto ha bloccato sulla soglia Michele Mancuso, il deputato di Forza Italia che aveva le migliori chanches per ottenere da Schifani un posto di assessore. Tutto questo, ovviamente, non significa che la magistratura occupa uno spazio non suo. Significa piuttosto che le inchieste si moltiplicano perché – diciamolo con Amleto – c’è del marcio in..

Com’è bello giocare
coi soldi della Regione

Il capo degli zuzzerelloni è lui, Ismaele La Vardera. Viene dalla palestra delle “Iene”, un programma a metà tra il giornalismo d’inchiesta e lo spettacolino a basso costo. E ne combina di tutti i colori. L’ultima burla è finita su “Piazzapulita” e su altri giornali nazionali. Il deputato di “Controcorrente” ha presentato a Sala d’Ercole un emendamento che destinava un milione di euro a comuni inesistenti, e l’Ars l’ha approvato senza nemmeno guardarlo. Alla Regione, d’altra parte giocano tutti. Anche Schifani. Tre mesi fa il governatore ha mobilitato un plotone di avvocati per impugnare davanti al Tar la nomina di Annalisa Tardino a capo dell’Autorità portuale. Ma ieri ha chiamato un'altra squadra di avvocati per rinviare l’udienza in vista di un accordo col ministro Salvini, sponsor della Tardino. Dev’essere molto..

Ma i tempi ormai
li dettano i giudici

C’è molta confusione nel cielo di Palazzo d’Orleans. Schifani non lo ammetterà mai, ma lo stato delle cose somiglia tanto a una crisi di governo. In una vampata di moralismo il presidente della Regione ha criminalizzato la Dc e ha cacciato dai rispettivi assessorati i due esponenti cuffariani. Non ha risolto la questione morale perché contemporaneamente ha mantenuto in giunta Elvira Amata, accusata di corruzione. Ha però sconvolto gli equilibri interni alla maggioranza: da quel momento infatti gli alleati del centrodestra, da Fratelli d’Italia agli autonomisti di Raffaele Lombardo, sono entrati in fibrillazione per accaparrarsi le spoglie di un partito – quello di Totò Cuffaro, appunto – ormai destinato alla disgregazione. Governare ambizioni e appetiti diventa per Schifani sempre più difficile. Specie se i tempi non li detta più la..

La questione morale?
Un gioco di potere

Pare che Schifani ci abbia ripensato. Basta con la criminalizzazione dell’intera DC. Basta con la gogna inflitta a tutti cuffariani, compresi i due assessori che non avevano alcuna macchia giudiziaria e sono stati cacciati via senza pietà. Il presidente della Regione, stando alle indiscrezioni, avrebbe riposto nell’armadio il vestito severo del savonarola e avrebbe indossato quello, morbido e conciliante, del buon padre di famiglia che fustiga e perdona. Ora, davanti ai suoi occhi c’è una Dc divisa in due parti. Nel lato opaco e maleodorante ci sono i reprobi e gli irredimibili. Mentre nel lato opposto si possono anche trovare dei cuffariani onesti, presentabili, non implicati negli affari e nelle trame di Totò “Vasa vasa” e perciò degni di rientrare nel sacro tempio del governo regionale. La coerenza, a Palazzo..

Effetto Stoccolma
per i reduci della Dc

Il presidente della Regione, Renato Schifani, li ha marchiati a fuoco come appestati e li ha buttati fuori dal governo, però i pochi democristiani rimasti sulla scena politica continuano a promettergli fedeltà e devozione da qui all’eternità. Perinde ac cadaver. Sono randagi e disperati. Non hanno più un capo e nemmeno un partito. Cercano sponde di sopravvivenza ma gli amici dei tempi belli e delle vacche grasse gli chiudono le porte in faccia e aspettano solo di spartirsi le spoglie. Per gli orfani di Totò Cuffaro, insomma, non c’è indulgenza e non c’è pietà. E soprattutto non c’è possibilità di un ritorno nelle stanze dorate di Palazzo d’Orleans perché l’anatema di Schifani è senz’appello. Eppure sono sempre lì a ignorare il cinismo che li circonda e a ringraziare il governatore..

Perché i meloniani
insistono sulla sanità

Il rimpasto di governo è alle porte e i giornali ci informano che i patrioti di Giorgia Meloni vogliono a tutti i costi la Sanità. Ma non per rivoltarla come un calzino e sottrarla ai maneggi della politica; non per salvarla dalle corrutele e riportarla a un minimo di decenza. La vogliono per fare con ospedali e Asp quello che hanno fatto con il turismo: un sistema di sprechi e di clientele. Vogliono insomma sostituire il cosiddetto “sistema Cuffaro” con il “sistema Balilla”, perpetuando di fatto il disastro che ha segnato le infelici reggenze di Giovanna Volo e Daniela Faraoni. Vogliono riconquistare l’assessorato che, negli anni di Musumeci, fu dell’aitante Ruggero Razza. Pur lasciando al presidente Schifani – ci mancherebbe altro – il privilegio di esibirsi, quando il copione lo..

In Sicilia galleggia
pure la Sinfonica

Chi si ricorda più dell’Orchestra sinfonica siciliana? Commissariata da oltre cinque anni, fa i suoi concerti, recluta artisti di buon livello, distribuisce i giusti stipendi ai musicisti, offre un dorato rifugio a Marianna Amato (finita sotto inchiesta per corruzione) e non dimentica di foraggiare in maniera sostanziosa anche il pagnottista tanto caro a Palazzo d’Orleans. Insomma, vivacchia senza infamia e senza lode. Come tutti i carrozzoni della Regione brucia ogni anno più di dieci milioni di euro. Però, chi se ne frega? L’interessante non è vivere, ma sopravvivere. Addio sogni di gloria, addio ambizioni, non ci sono progetti di rilancio. Il Teatro Massimo, malgré tout, resta in piedi e produce; il Brass di Ignazio Garsia addirittura furoreggia e incanta col suo jazz, ma l’Orchestra sinfonica riesce solo a galleggiare. Come..

Gerenza

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