Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Non regge più nulla,
s’avanza il disgusto

Meno male che c’è Repubblica che, con un colpo d’ala, ha promosso un dibattito a più voci – giovedì mattina allo Steri – per ricordare gli ottant’anni dello Statuto siciliano. Ricordare, non festeggiare. Perché nessuno in questa sfortunata Isola del Sud ha voglia di stappare bottiglie di champagne. La Regione, in tutte le sue articolazioni politiche e burocratiche, sta attraversando un periodo nero, nerissimo. La classe di governo si è chiusa a riccio nel castello dei propri privilegi. I partiti di maggioranza si sono tramutati in una casta bramina mentre quelli di opposizione continuano a svolazzare senza meta tra le mura delle proprie rivalità e della propria irrilevanza. La democrazia – diciamolo – si è appannata e non è un caso che, davanti ai tanti scandali e disastri, il popolo..

Se questa è la squadra
più bella del mondo…

Il governatore Schifani ce la sta mettendo tutta per salvare l’immagine sua e della Regione: ha marginalizzato Cuffaro e ha dimezzato gli assessorati della DC; ha ridotto le pagnotte assegnate annualmente al faccendiere Maurizio Scaglione; e ha bloccato un colossale progetto immobiliare su Makari già avallato dal famigerato Cts, le forche caudine dalle quali è costretto a passare ogni imprenditore a cui serve un’autorizzazione ambientale. Ma le parole pronunciate l’altro ieri a Ravanusa – “sono orgoglioso della mia squadra, ho accanto giovani assessori bravissimi” – forse appaiono un po’ esagerate. Le ha dette mentre aveva accanto Alessandro Aricò che in tre anni non è riuscito a completare il ponte di Blufi, un’opera di 15 metri; e mentre mantiene al suo fianco Elvira Amata, inquisita per corruzione. Sugli altri – Albano,..

C’è un pronto soccorso
per deputati inquisiti

Il Cefpas di Caltanissetta è un baraccone che macina milioni di euro con la banalissima scusa di garantire una formazione permanente al personale del servizio sanitario regionale. Ma cosa insegna di specifico a medici, infermieri e barellieri? Stando a una interrogazione presentata dal deputato del Pd, Nello Dipasquale, il piano di studi ruota attorno a una materia: “Teoria e pratica del clientelismo”. Se avrete la fortuna di solcare i corridoi del Centro capirete con quale puntualità – siamo alla vigilia delle elezioni amministrative – si assumono in dieci giorni settantacinque amici degli amici con uno stipendio di 6355 euro al mese; o con quale riverenza si viene incontro ai parenti e all’autista di Michele Mancuso, l’onorevole di Forza Italia finito ai domiciliari per corruzione. La Regione è un grande pronto..

La Regione dell’allegria
e quella della tirchieria

C’è la Regione di Renato Schifani, Edy Tamajo ed Elvira Amata che passa le giornate a spartire moneta a destra e manca, persino alla Rai; ad annunciare assunzioni; a elargire premi di fedeltà ai Comuni che hanno santi in paradiso; a promettere mance a clienti, avventurieri e pagnottisti. E poi c’è una Regione costretta a chiudere –­ troppi pazienti, pochi posti letto – i pronto soccorsi di Palermo; a rinunciare, forse, alla cardiochirurgia pediatrica di Taormina; a ridurre, per una inaudita tirchieria, il budget di specialisti e laboratori convenzionati che, come sanno pure le pietre, sono strutture essenziali per garantire a tutti i siciliani il diritto alle cure e alla prevenzione. Una Regione schizofrenica. Che da un lato spende e spande per alimentare il sottobosco del consenso elettorale, ma dall’altro..

Cultura: la rivincita
di Patrizia Monterosso

Patrizia Monterosso è la nuova sovrintendente della Fondazione Sant’Elia, l’unico strumento che il Comune di Palermo ha in mano per proiettare la cultura della città ai piani alti della società civile. La sua – c’è da giurarci – sarà un’avventura impegnativa e straordinaria. Patrizia Monterosso ha guidato per cinque anni la Fondazione Federico II, alla quale ha dato lucentezza e orgoglio; ha fiancheggiato l’Assemblea regionale nelle battaglie più difficili per l’affermazione dei diritti e ha aperto le porte della Sicilia agli artisti più quotati del panorama internazionale. Un politicuzzo di terza fila, come il presidente Galvagno, non poteva ovviamente reggere il confronto né sopportare la sua autonomia. Infatti l’ha perseguitata e sostituita con la sua ape regina: quella Sabrina De Capitani finita con lui nel fango di una pesantissima inchiesta..

Che cosa rivelano
i tre errori del rimpasto

Nessuno potrà mai credere che un uomo di navigata esperienza come Renato Schifani non abbia preventivamente valutato le conseguenze del suo “rimpasticcio”: con la nomina del segretario particolare al vertice della Sanità si è inimicato l’intero gruppo parlamentare di Forza Italia; con la riconferma dei due assessori sotto processo per corruzione ha nascosto sotto il tappeto la questione morale; con la restituzione della delega a Nuccia Albano, defenestrata in malo modo dopo l’arresto di Totò Cuffaro, ha definitivamente compromesso i suoi già fragili rapporti con Dc. Tre errori di grammatica politica. Se uno statista, che pure ha segnato la storia della Repubblica, chiude un rimpasto con tre falli da cartellino rosso, l’ipotesi da fare, per quanto azzardata, è una sola: che il presidente Schifani, vista l’aria che spira a Roma,..

Si fa presto a dire
punterò sui giovani

Non tutti i commissari sono uguali. Avete mai sentito nominare a Luca Sbardella, plenipotenziario di Giorgia Meloni in Sicilia, la parola giovani? Lui s’è data una sola missione: garantire alla corrente turistica di Fratelli d’Italia un margine di sopravvivenza nonostante le scempiaggini denunciate dalle inchieste giudiziarie. Il commissario di Forza Italia, Nino Minardo, s’è dato invece uno spartito al centro del quale ci sono i giovani: il futuro del partito è nelle loro mani, ha sostenuto nel giorno del suo insediamento. Un proposito nobile. Ma i giovani – lo dice la parola stessa – vogliono vedere un orizzonte e coltivare un sogno. Quale prospettiva gli offre una Sicilia che, politicamente parlando, somiglia a un museo delle cere? Quale impegno potrà mai venire dalle nuove generazioni se il partito tiene in..

Quel garantista
senza memoria

Nel Nuovo Dizionario delle Ipocrisie, edito da Palazzo d’Orleans, il presidente della Regione, Renato Schifani, ha trovato anche la formula per tirarsi fuori dalle responsabilità sulla questione morale e per assolvere se stesso dal peccato di avere riconfermato in giunta Luca Sammartino ed Elvira Amata, rinviati a giudizio per corruzione. “Amata? FdI ha fatto le sue valutazioni, io resto garantista”, ha detto nel corso di una intervista a Tgr. Garantista? Il passato racconta una storia leggermente diversa. Il 10 novembre del 2025, subito dopo l’arresto di Totò Cuffaro, il governatore ha cacciato via dalla giunta i due assessori democristiani, Nuccia Albano e Andrea Messina, ai quali non era stato recapitato nemmeno un avviso di garanzia. Altro che garantismo. La politica ha regole che raramente coincidono con la giustizia. Coincidono quasi..

Quei due commissari
contano meno di zero

Luca Sbardella più che un commissario è un porta ordini: ma non gli ordini di Giorgia Meloni o di Giovanni Donzelli; lui obbedisce ai mandati che gli arrivano dai boss della corrente turistica di Fratelli d’Italia: cioè dalla lobby che, con il Balilla, ha bruciato già montagne di denaro pubblico e, con Elvira Amata, rinviata a giudizio per corruzione, vuole tenacemente insistere sulla via dello scandalo. Altra figura evanescente è quella di Nino Minardo, ufficialmente commissario di Forza Italia. Schifani gliela ha fatta sotto il naso. Prima che l’uomo di Tajani si insediasse in Sicilia, il presidente della Regione, con un blitz, si è portato a casa il ricco assessorato della Sanità e ha chiuso la porta in faccia a tutti i deputati azzurri. A Minardo non resta che trastullarsi,..

Un “avvertimento”
ha bloccato tutto

E’ bastato un avvertimento lanciato da un boss della corrente turistica per ridurre lo stato maggiore di Fratelli d’Italia a più miti e ragionevoli consigli. I picciotti – anche se sputtanati dalle inchieste per corruzione – non si toccano. E infatti resteranno ai loro posti sia il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, sia l’assessore al Turismo, Elvira Amata. Di fronte a un’intimidazione distillata con l’arte, tutta siciliana, del dire e del non dire, i colonnelli inviati da Roma per salvare la faccia al partito – Arianna Meloni, Giovanni Donzelli e Luca Sbardella – hanno alzato le mani e hanno comunicato al presidente della Regione che il rimpasto della giunta non è più un argomento all’ordine del giorno. Schifani, come un don Abbondio, ha puntualmente ubbidito ma ora non sa come salvare..

Gerenza

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