Giuseppe Sottile

Ma i tempi ormai
li dettano i giudici

C’è molta confusione nel cielo di Palazzo d’Orleans. Schifani non lo ammetterà mai, ma lo stato delle cose somiglia tanto a una crisi di governo. In una vampata di moralismo il presidente della Regione ha criminalizzato la Dc e ha cacciato dai rispettivi assessorati i due esponenti cuffariani. Non ha risolto la questione morale perché contemporaneamente ha mantenuto in giunta Elvira Amata, accusata di corruzione. Ha però sconvolto gli equilibri interni alla maggioranza: da quel momento infatti gli alleati del centrodestra, da Fratelli d’Italia agli autonomisti di Raffaele Lombardo, sono entrati in fibrillazione per accaparrarsi le spoglie di un partito – quello di Totò Cuffaro, appunto – ormai destinato alla disgregazione. Governare ambizioni e appetiti diventa per Schifani sempre più difficile. Specie se i tempi non li detta più la..

La questione morale?
Un gioco di potere

Pare che Schifani ci abbia ripensato. Basta con la criminalizzazione dell’intera DC. Basta con la gogna inflitta a tutti cuffariani, compresi i due assessori che non avevano alcuna macchia giudiziaria e sono stati cacciati via senza pietà. Il presidente della Regione, stando alle indiscrezioni, avrebbe riposto nell’armadio il vestito severo del savonarola e avrebbe indossato quello, morbido e conciliante, del buon padre di famiglia che fustiga e perdona. Ora, davanti ai suoi occhi c’è una Dc divisa in due parti. Nel lato opaco e maleodorante ci sono i reprobi e gli irredimibili. Mentre nel lato opposto si possono anche trovare dei cuffariani onesti, presentabili, non implicati negli affari e nelle trame di Totò “Vasa vasa” e perciò degni di rientrare nel sacro tempio del governo regionale. La coerenza, a Palazzo..

Effetto Stoccolma
per i reduci della Dc

Il presidente della Regione, Renato Schifani, li ha marchiati a fuoco come appestati e li ha buttati fuori dal governo, però i pochi democristiani rimasti sulla scena politica continuano a promettergli fedeltà e devozione da qui all’eternità. Perinde ac cadaver. Sono randagi e disperati. Non hanno più un capo e nemmeno un partito. Cercano sponde di sopravvivenza ma gli amici dei tempi belli e delle vacche grasse gli chiudono le porte in faccia e aspettano solo di spartirsi le spoglie. Per gli orfani di Totò Cuffaro, insomma, non c’è indulgenza e non c’è pietà. E soprattutto non c’è possibilità di un ritorno nelle stanze dorate di Palazzo d’Orleans perché l’anatema di Schifani è senz’appello. Eppure sono sempre lì a ignorare il cinismo che li circonda e a ringraziare il governatore..

Perché i meloniani
insistono sulla sanità

Il rimpasto di governo è alle porte e i giornali ci informano che i patrioti di Giorgia Meloni vogliono a tutti i costi la Sanità. Ma non per rivoltarla come un calzino e sottrarla ai maneggi della politica; non per salvarla dalle corrutele e riportarla a un minimo di decenza. La vogliono per fare con ospedali e Asp quello che hanno fatto con il turismo: un sistema di sprechi e di clientele. Vogliono insomma sostituire il cosiddetto “sistema Cuffaro” con il “sistema Balilla”, perpetuando di fatto il disastro che ha segnato le infelici reggenze di Giovanna Volo e Daniela Faraoni. Vogliono riconquistare l’assessorato che, negli anni di Musumeci, fu dell’aitante Ruggero Razza. Pur lasciando al presidente Schifani – ci mancherebbe altro – il privilegio di esibirsi, quando il copione lo..

In Sicilia galleggia
pure la Sinfonica

Chi si ricorda più dell’Orchestra sinfonica siciliana? Commissariata da oltre cinque anni, fa i suoi concerti, recluta artisti di buon livello, distribuisce i giusti stipendi ai musicisti, offre un dorato rifugio a Marianna Amato (finita sotto inchiesta per corruzione) e non dimentica di foraggiare in maniera sostanziosa anche il pagnottista tanto caro a Palazzo d’Orleans. Insomma, vivacchia senza infamia e senza lode. Come tutti i carrozzoni della Regione brucia ogni anno più di dieci milioni di euro. Però, chi se ne frega? L’interessante non è vivere, ma sopravvivere. Addio sogni di gloria, addio ambizioni, non ci sono progetti di rilancio. Il Teatro Massimo, malgré tout, resta in piedi e produce; il Brass di Ignazio Garsia addirittura furoreggia e incanta col suo jazz, ma l’Orchestra sinfonica riesce solo a galleggiare. Come..

Ma il governatore
striglierà se stesso?

Il presidente Schifani – scrivono i suoi trombettieri – striglia i manager e chiede conto e ragione della folla che si accalca nei pronto soccorso e di un’emergenza che nessuno riesce a riportare a un livello di normalità. Ma quando deciderà di strigliare se stesso? Se la sanità in Sicilia è quella che è, la colpa è anche sua. Per due anni ha tenuto come assessore al ramo un cartonato che rispondeva al nome di Giovanna Volo. E quando il disastro è diventato ingestibile ha sostituito il cartonato con una super burocrate, Daniela Faraoni, prelevata in fretta e furia dall’Asp di Palermo pur di mantenere l’assessorato sotto il suo diretto controllo. La sanità è una palude d’inefficienza, di clientele e corruzione. Da rivoltare come un calzino e da bonificare con..

Bottega e retrobottega
allo scambio dei regali

Un presidente della Regione come Renato Schifani non si concede facilmente. Ma davanti a Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans, si scioglie come neve al sole. Convinto che il faccendiere, col suo giornaletto, sia un mago della comunicazione, gli accorda incarichi e affidamenti diretti che, solo nel 2024, hanno superato il mezzo milione di euro. E, come se non bastasse, l’altro ieri è entrato pure nel cosiddetto “bar dei pagnottisti” per una lunga e salivosa intervista. Nessuno scandalo, per carità. Però, quale autorevolezza potrà mai vantare un governatore che affida le sue declamazioni politiche a un baratto così poco istituzionale: io ti riempio le tasche di denaro pubblico e tu mi restituisci la cortesia dandomi la possibilità di improvvisare un comizietto sotto l’occhio della telecamera. Uno scambio di..

Ma la corrente turistica
sfugge al moralizzatore

Renato Schifani è convinto che per risolvere la questione morale basta rinchiudere in un lazzaretto gli appestati della Dc. E all’un tempo dimentica – o fa finta di dimenticare – il peso nefasto che negli ultimi cinque anni ha avuto la corrente turistica di Fratelli d’Italia: quella degli azzardi milionari di Cannes e di SeeSicily; quella che pagava a peso d’oro la comunicazione del Bellini Festival o che spendeva somme astronomiche per una consulenza di Gianna Fratta. Di questa famelica compagnia degli scandali non si parla più: il capo supremo, cioè il Balilla, si è defilato in tempo e l’assessora Elvira Amata è sul punto di essere rinviata a giudizio per corruzione. Le opposizioni continuano a chiedere, per il Turismo, un cambio di passo e di partito. Ma Schifani non..

Glii omissis di Cuffaro
inquietano la politica

Dimenticata la Caporetto della manovra quater e cancellata la Waterloo dell’ultima Finanziaria, il governatore Renato Schifani ha tracciato ieri, tra un brindisi e l’altro, orizzonti di serenità per sé, per la sua giunta, per la comunità. Ora che il male oscuro della politica siciliana è stato estirpato; ora che il reprobo Totò Cuffaro è stato segregato ai domiciliari; ora che gli appestati della DC sono stati spogliati e rinchiusi in un lazzaretto; ora Schifani potrà avviare la sua lenta marcia verso il rimpasto e soprattutto verso la riconferma a Palazzo d’Orleans. Non ci sono più ostacoli. C’è solo un’incognita. Gli investigatori hanno intercettato per due anni ogni parola pronunciata da Cuffaro. Le frasi più compromettenti sono state rivelate, molte altre sono state segretate. Quali complicità, quali peccati, quali partiti e..

Gerenza

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