Giuseppe Sottile

Il trenino degli incarichi
inventato da Schifani

"Brigitte Bardot, Bardot". Ricordate il motivetto delle nostre baldorie di Capodanno, quello che ci spinge a formare – con trombette e coriandoli – il magico trenino? Bene. Intonatelo subito perché un trenino molto più grande attraversa in queste ore i principali uffici della Regione. Tutto comincia il giorno il cui il presidente Schifani cede all’ultimatum di Fratelli d’Italia e decide di rimuovere Salvatore Iacolino dal vertice della Sanità. Intanto, per dare un nuovo incarico a Iacolino bisogna liberare il Policlinico di Messina e spostare il manager Santonocito al Policlinico di Catania. Detto, fatto. Quindi, al posto di Jacolino, viene reclutato Giovanni Bologna che, per assumere l’interim della Programmazione Strategica, lascia l’interim del dipartimento Turismo. Dove si insedia, ad interim, il segretario generale Ignazio Tozzo. "Brigitte Bardot, Bardot…"

L’assessore che imita
la regina di Francia

Alzi una pietra e sotto ci trovi i vermi. Giorgio Mulè, tenace vice presidente della Camera, ha alzato la vecchia e logora pietra della sanità e ci ha trovato sotto non solo malgoverno e corruzione. Ci ha trovato pure il verme dell’omertà. Il dossier del 2024 sui pronto soccorso di Sicilia – una mappa raccapricciante dell’inefficienza e dell’abbandono – viene tenuto nascosto. L’assessore Daniela Faraoni dice che nel frattempo “sono state superate numerose criticità” e quando le viene chiesto perché il governo non affronta un dibattito apertis verbis, elencando anche i rimedi che sono stati adottati, la Faraoni risponde: “Non ci metterei la faccia se quello che sto affermando non corrispondesse al vero”. “Chiedono pane? dategli le briosches”: così rispondeva la regina di Francia. “Chiedono verità? Dategli la mia faccia”:..

Ancora due serate
su Sanremo: aiuto!

Siamo stati deliziati per oltre una settimana dal festival di Sanremo e siamo stati felici e contenti, invasi addirittura da una irresistibile gaiezza. Abbiamo persino reso merito a Carlo Conti, che forse qualche errore, l’ha commesso e abbiamo accettato pure la conduzione di Laura Pausini, cantante molto brava ma presentatrice un po’ legnosa. Abbiamo sopportato le sfrontate marchette dei programmi di sostegno al festival e anche le domande graffianti dei cosiddetti giornalisti coccodè, quelli intruppati nella sala stampa ma seriamente convinti di difendere la libertà di stampa. Però ora basta. La Rai ha deciso che, dopo la maratona di Domenica In, ci proporrà – sempre su Sanremo – altre due prime serate. Vuole rilanciare altre mille volte la canzone del melodico Sal Da Vinci e trasformare il festival in una..

Da Fico a Sal Da Vinci
il populismo dei valori

"Roberto Fico, governatore della Campania, ha mantenuto uffici e staff a Roma. Un piede a Napoli e l’altro nella Capitale: infatti, ai presidenti della Camera dei deputati è consentito conservare l’ufficio e le relative strutture anche dopo la cessazione del mandato", lo scrive Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Che così continua: ”Ci saremmo aspettati che Fico, nel ricordo delle battaglie che i Cinque Stelle hanno combattuto contro i privilegi parlamentari, rinunciasse ai ‘benefit’. Lontani i tempi in cui ostentava l’autobus per raggiungere Montecitorio”. Sulla stessa prima pagina, il giornale riconosce il successo di Sal da Vinci che ha riproposto al festival di Sanremo la tradizione melodica di Napoli. Ha cantato un inno alla fedeltà coniugale, esaltata come un “valore irrinunciabile”. Anche Fico riteneva la rinuncia ai privilegi un “valore..

Da Sanremo alla Sicilia
Giorgia è in affanno

Dov’è finita la sicumera di Giorgia Meloni e della sua rutilante destra di legge e ordine? Cominciamo dalle frivolezze. Il festival di Sanremo non trasmette più la forza e lo smalto degli anni passati: se questa è la Rai cara a Palazzo Chigi verrebbe da dire che il clima attorno a padrini e trombettieri del Baraccone Italia tende forse al cambiamento. Poi ci sono le cose un po’ più serie. C’è il referendum sulla giustizia che nessuno dei ministri – da Salvini a Nordio – sa come gestire. E c’è la legge elettorale: una proposta raffazzonata che non piace a Lega e Forza Italia ed è finita già nelle spire di un dibattito noiosissimo. Ma soprattutto c’è la Sicilia dove il commissario Luca Sbardella ignora gli scandali che sputtanano Fratelli..

La purificazione a metà
di Schifani su Cuffaro

Nella settimana del Dies irae sembrava un Savonarola che impugnava la spada di fuoco contro i demoni del malaffare, un Torquemada pronto a ripristinare codici e riti della Santa Inquisizione. Nel volgere di poche ore scomunicò Totò Cuffaro e i reprobi accusati con lui di corruzione, defenestrò i due assessori democristiani e criminalizzò il partito che per tre anni era stato il suo alleato più leale. Disse al mondo che doveva farlo per garantire alla Sicilia rigore e trasparenza. Oggi, leggendo Repubblica, ci si accorge che la vampata moralista di Renato Schifani altro non era che una purificazione con svista. Il governatore aveva lasciato nelle mani di Mauro Pantò – il genio cuffariano del sottogoverno – la più grande e spregiudicata macchina del clientelismo regionale: la Sas. Dove trovano assunzione..

Rogoredo, Salvini
e il senso dello Stato

Come fa il gagliardo Matteo Salvini a considerarsi ancora un uomo delle istituzioni? Ma si guarda allo specchio? Ha contezza delle scempiaggini che ha messo in fila, nel giro di pochi giorni, sulla tragedia di Rogoredo? A caldo si è schierato con il poliziotto “senza se e senza ma” e ha subito attaccato i magistrati che cercavano di ricostruire i fatti e trovare un filo di verità. Poi, quando il suo eroe ha confessato l’omicidio ed è diventato un delinquente, il segretario della Lega è passato all’altro eccesso: adesso “paga e paga anche il doppio”, ha detto. Ma che gente abbiamo portato al governo di questo infelice paese? Loro decidono chi è innocente, alla cieca; e dopo anche chi è colpevole. E infliggono pure la condanna; e nemmeno una condanna..

Il gioco delle pagnotte
e lo strabismo del Pd

Chi è il più potente pagnottista del reame? Ormai abbiamo raschiato i bassifondi. Succede che due faccendieri ben piazzati nel retrobottega di Palazzo d’Orleans si accapigliano per arraffare il maggior numero di affidamenti diretti. Fino a ieri sapevamo del sistema scandaloso messo in piedi da Maurizio Scaglione, il più ammanicato col cerchio magico di Schifani. Oggi apprendiamo che ci sarebbe un altro sistema: quello che fa capo a Tony Siino il quale, oltre al governatore, avrebbe incantato e incartato pure l’assessore al Turismo, Elvira Amata, erede del Balilla. Peggio dei due faccendieri c’è però la pelosa opposizione del Pd. Che non ha mai chiesto conto e ragione a Schifani sui suoi rapporti malsani con Scaglione (un pagnottista da mezzo milione di euro l’anno) ma ha presentato addirittura un’interrogazione all’Ars per..

La chiave che apre
Palazzo d’Orleans

Dopo l’arresto di Totò Cuffaro sono stati criminalizzati e rinchiusi politicamente in un lazzaretto. E quando hanno chiesto di rientrare in giunta il presidente Schifani ha fatto orecchie da mercante. Poveri democristiani. Loro invocavano clemenza e il governatore infliggeva penitenze. Loro sbaraccavano la vecchia classe dirigente ma il Minosse di Palazzo d’Orleans li giudicava comunque colpevoli di cuffarismo e gli apriva solo le porte dell’inferno. Ieri i disperati orfani di Totò “vasa vasa” hanno giocato l’ultima carta, quella che ha consentito a Matteo Salvini di risolvere la vertenza tra la presidenza della Regione e Annalisa Tardino, la leghista nominata al vertice dell’Autorità Portuale. Hanno tirato fuori dalla manica l’unico passepartout che trasforma il cinico Schifani in un angioletto: dire sì al suo bis. Vedrete che presto la Dc rientrerà in..

Concedetegli il bis
e tutto si aggiusta

Austeri, solidi, rigorosi, tutti d’un pezzo. Da ragazzo me li immaginavo così gli uomini politici. Da anziano – o da vecchio, non c’è problema – scopro che a Renato Schifani basta la promessa di un bis a Palazzo d’Orleans e tutto si aggiusta. Ricordate la sceneggiata che il governatore mise in piedi quando gli comunicarono la nomina della leghista Annalisa Tardino al vertice del Porto di Palermo? Fece fuoco e fiamme perché non era stato consultato: contestò il metodo e il merito, mobilitò avvocati e giureconsulti, si appellò al Tar. Ma dopo tre mesi di confronti e tormenti è bastato che il ministro Salvini gli desse il via libera per il secondo mandato perché Schifani deponesse le armi. Era furioso ed è diventato subito mansueto, docile, remissivo, conciliante. In sostanza,..

Gerenza

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