Giuseppe Sottile

Si chiama canone Rai
ma è uno strozzinaggio

Le tasse si pagano, ci mancherebbe altro. Solo che oltre le tasse ci sono in Italia le gabelle, i balzelli, le accise; e c’è soprattutto un insopportabile “pizzo di Stato” che va sotto il nome di canone Rai. Ammonta, per il 2026, a una cifra che sa di strozzinaggio – 407,95 euro – ed è stato spedito in questi giorni, sotto forma di cartella esattoriale, ai titolari di tutte le società. Si tratta di uno scippo organizzato in nome della legge e messo a segno da un’azienda che, nonostante la valanga di denaro pubblico e gli introiti milionari che arrivano dalla pubblicità, non sempre riesce a tenere testa alla concorrenza di Mediaset, le cui reti vengono amministrate con maggiore oculatezza e spesso anche con maggiore fantasia. Si dirà: ma ai..

Lo sputtanato Galvagno
ora bussa al tuo cuore

Sono tre anni che Gaetano Galvagno distribuisce denaro pubblico a destra e a manca. Ha arricchito la sua portavoce, Sabrina De Capitani, e anche la sua amica Marcella Cannariato, nota come Lady Dragotto. Metteva l’Audi di servizio a disposizione del suo magico clan o dei suoi parenti; e quando l’autista faceva la cresta sui viaggi, segnando straordinari mai fatti, lui avallava la truffa. Ora, cogliendo al volo l’occasione del ciclone Harry, il presidente dell’Ars tenta di riverniciare la propria immagine, sputtanata dalle inchieste giudiziarie, con un’iniziativa benefica: ha istituito un conto corrente e invita i generosi – dell’Italia e del mondo – ad aiutare con un’offerta le popolazioni di Sicilia colpite dalla devastazione. Ma perché non chiede ai suoi clienti, ai suoi pagnottisti, ai corrotti e agli avventurieri del suo..

Il vasto mondo
di Tuttomio Schifani

Non basterà un album – ovviamente d’oro – per contenere titoli e incarichi di Sua Maestà Renato Schifani. E’ presidente della Regione e principe di Palazzo d’Orleans. Ma è anche padrone sottinteso di due assessorati, il Bilancio e la Sanità, in mano a due tecnici di sua fiducia: Alessandro Dagnino e Daniela Faraoni. All’un tempo è padrone assoluto di altri due assessorati, quello della Famiglia e quello degli Enti Locali, strappati durante una vampata di moralismo alla Dc del reprobo Totò Cuffaro, trasformata per l’occorrenza in una combriccola di appestati. Poi è anche commissario per i termovalorizzatori, per i dissalatori e per i lavori di manutenzione sull’autostrada Palermo-Catania. Come se non bastasse è diventato pure commissario straordinario per i disastri provocati in Sicilia dalla furia devastante del ciclone Harry. Chiamatelo..

Dal sottoscala al pollaio
E’ la cultura, bellezza!

Gaetano Galvagno, a processo per corruzione, ha smantellato la Fondazione Federico II e l’ha ceduta alla sua portavoce, Sabrina De Capitani, arrivata da Milano per ampliare un losco giro di affari e di intrighi all’ombra dell’Ars. L’assessore Elvira Amata, pure lei nei guai con la giustizia, tiene aperto lo scandalo dell’Orchestra Sinfonica: brucia ogni anno dieci milioni di euro ma si ostina a mantenere il baraccone nelle mani di un commissario, tra le cui funzioni c’è anche quella di garantire un rifugio a Marianna Amato, una consorella inquisita perché longa manus del misterioso “Uomo6”. E poi c’è Giampiero Cannella, vice sindaco di Palermo, che ha aperto lo Spazio Zero dei Cantieri culturali della Zisa a una mostra di galline. Galvagno, Amata e Cannella sono esponenti di Fratelli d’Italia. Amministrano la..

Al governatore piace
tenere tutto per sé

Sono due mesi che Renato Schifani arranca. Sono due mesi che il suo governo viene bersagliato dalle inchieste giudiziarie: prima lo sputtanamento di Elvira Amata, suo assessore al Turismo; poi la caduta di Totò Cuffaro e la disgregazione della Dc, il partito che per tre anni aveva sempre garantito sostegno e fedeltà a Palazzo d’Orleans. Ma all’orizzonte non c’è traccia né della questione morale né del rimpasto della giunta. I Fratelli d’Italia scalpitano perché vogliono la Sanità. Gli appestati della DC premono per sapere se e quando saranno riammessi nelle stanze del potere. E i “murati vivi” di Forza Italia insistono per avere uno strapuntino dentro il partito e dentro il governo. Schifani non sa che pesce pigliare e intanto lascia quattro assessorati – Bilancio, Sanità, Famiglia ed Enti Locali..

Il guitto, il burlone
e il contaminato

Ismaele La Varvera che, prima di diventare deputato era uomo d’inchiesta e di spettacolo, dice che la vera opposizione è la sua. Passa con disinvoltura dalle interrogazioni alla burla, dal discorso “di ampio respiro” alle supercazzole distribuite ai talk-show di Formigli o di Giletti. Poi c’è Cateno De Luca, un po’ guitto e un po’ quinta colonna di Schifani. Ora, a quanto pare, è nella fase in cui vorrebbe riunire attorno a sé uomini e partiti interessati a liberare la Sicilia dalla tirannia del centrodestra. Ma i Cinque Stelle non si fidano perché l’ex sindaco di Messina non si è ancora purificato dalle contaminazioni contratte nei colloqui ravvicinati con Palazzo d’Orleans. Tutto questo mentre il Pd, che potrebbe essere la forza egemone del cosiddetto campo largo, è impigliato in una..

Evviva la democrazia
che verrà ma non c’è

Sono tre anni che il partito di Forza Italia è stato consegnato, da un Silvio Berlusconi morente, nelle mani di Renato Schifani il quale, dovendosi occupare del governo regionale, lo ha poi affidato, per il disbrigo delle pratiche ordinarie, al suo segretario particolare. Sono tre anni che tra il governatore della Sicilia e il gruppo parlamentare non c’è dialogo e che le istanze dei deputati vengono ignorate da Palazzo d’Orleans. Ma guai se qualcuno dei “murati vivi” nelle celle dell’Ars si azzarda a far sentire il proprio disagio. Perché a quel punto arrivano le bacchettate del segretario Tajani e le strigliate di Schifani. Tutti a dire che il partito non è una caserma, che ci sarà un congresso e che chiunque potrà candidarsi ad assumere le leve del comando. Mai..

Da Tajani in Sicilia
solo benedizioni

C’erano una volta i reverendissimi cardinali, principi di Santa Romana Chiesa, che benedicevano il popolo dei credenti. Ora ci sono i leader di partito, come Antonio Tajani. Il segretario di Forza Italia è sceso in Sicilia con l’aspersorio tra le mani. Ha spruzzato un po’ di acqua benedetta sui diaconi azzurri di Catania; poi ha raggiunto Palermo per la celebrazione di un pontificale, a Palazzo d’Orleans, col presidente della Regione e infine ha fatto tappa al Politeama per un bagno di folla con i fedelissimi e i convertiti. E’ ripartito subito dopo per Roma, ossequiato dalle genuflessioni delle confraternite più autorevoli. Tutto qui. Quella che doveva essere una missione chiarificatrice tra le fazioni di Forza Italia si è risolta in una liturgia cardinalizia. Sulla questione morale e sulle faide che..

Un rimpasto di governo
dettato dalle inchieste

Il rimpasto del governo regionale non è più nelle mani del presidente Schifani. Ormai tutto dipende dalla magistratura. Fino all’altro ieri i giudici decidevano solo i tempi: il rinvio dell’udienza preliminare su Elivira Amata, accusata di corruzione, ha fatto sì che slittasse a marzo anche la decisione sul suo futuro politico. Ora, invece, le procure offrono indizi non trascurabili anche sugli uomini che teoricamente potrebbero entrare a far parte del governo: ieri una richiesta di arresto ha bloccato sulla soglia Michele Mancuso, il deputato di Forza Italia che aveva le migliori chanches per ottenere da Schifani un posto di assessore. Tutto questo, ovviamente, non significa che la magistratura occupa uno spazio non suo. Significa piuttosto che le inchieste si moltiplicano perché – diciamolo con Amleto – c’è del marcio in..

Com’è bello giocare
coi soldi della Regione

Il capo degli zuzzerelloni è lui, Ismaele La Vardera. Viene dalla palestra delle “Iene”, un programma a metà tra il giornalismo d’inchiesta e lo spettacolino a basso costo. E ne combina di tutti i colori. L’ultima burla è finita su “Piazzapulita” e su altri giornali nazionali. Il deputato di “Controcorrente” ha presentato a Sala d’Ercole un emendamento che destinava un milione di euro a comuni inesistenti, e l’Ars l’ha approvato senza nemmeno guardarlo. Alla Regione, d’altra parte giocano tutti. Anche Schifani. Tre mesi fa il governatore ha mobilitato un plotone di avvocati per impugnare davanti al Tar la nomina di Annalisa Tardino a capo dell’Autorità portuale. Ma ieri ha chiamato un'altra squadra di avvocati per rinviare l’udienza in vista di un accordo col ministro Salvini, sponsor della Tardino. Dev’essere molto..

Gerenza

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