Giuseppe Sottile

Il voto che merita
la ministra Azzolina

Ma a che vale richiamare la Magna Grecia? A che vale dire che la Sicilia è stata una culla di civiltà e della cultura occidentale? A che vale ricordare che non ci sarebbe la grande letteratura senza Verga e De Roberto, senza Brancati e Pirandello, senza Sciascia e Tomasi di Lampedusa? A che vale richiamare queste eccellenze se poi ti accorgi che i due ministri espressi dalla Sicilia sono Alfonso Bonafede, dj di Mazara del Vallo, assurto al vertice della Giustizia, e Lucia Azzolina, una brava ragazza di Siracusa chiamata dal gotha dei grillini a guidare, si fa per dire, il ministero della Pubblica Istruzione? La poverina ci prova, ma sembra un pulcino nella stoppia. E infatti nessuno sa come sarà la scuola che riaprirà a settembre. Nemmeno lei. Dicevano..

Ma quale Pitagora,
meglio il mago Otelma

Potevano scegliere una Finanziaria semplice e asciutta ma con numeri veri, una Finanziaria di lacrime e sangue ma con soldi cash, pochi ma spendibili. Invece quella vecchia volpe di Gaetano Armao, assessore regionale al Bilancio, si è inventato le cifre che ci sono ma non ci sono, i milioni da scrivere sulla carta ma che nessuno potrà mai incassare. Il rito della fantasia creativa si è ripetuto pure nel rendiconto quotidiano sugli effetti del coronavirus: i poveri cristi colpiti e ricoverati erano in realtà molti di meno rispetto a quelli citati nei bollettini della protezione civile. L’emergenza c’era ma era truccata. Sosteneva Pitagora, nella sua infinita saggezza matematica, che la proprietà dei numeri è la giustizia. Ma la Regione, dovendo scegliere tra il rigore della verità e il gioco delle..

La Finanziaria
del fico secco

A quasi due mesi dalla approvazione, nessuno sa che fine abbia fatto la Finanziaria del governo presieduto da Musumeci. Era un’impalcatura di cartone, intessuta con una montagna di cambiali in bianco. Ma il governatore e il suo bullo di fiducia avevano promesso che nel giro di qualche giorno avrebbero concluso con Roma e Bruxelles la trattativa per svincolare i fondi europei e riempire quindi con soldi veri ogni singolo capitolo di spesa. Ma la trattativa non è stata nemmeno avviata e la Finanziaria, anche se approvata con tanta fanfara e tanta sicumera, resta appesa tra l’essere e il non essere. Masse di disperati bussano a Palazzo d’Orleans chiedendo aiuti e sostegno, ma Musumeci e i suoi assessori hanno in mano solo assegni a vuoto. La Finanziaria è un albero senza..

Il gioco d’azzardo
del colonnello Nello

Altro che respiro largo della politica e delle idee. Ma avete visto con quanta miseria la giunta di Nello Musumeci ha cercato di rabberciare un elenco di super burocrati ai quali affidare le sorti degli assessorati regionali? Avete visto con quanta fatica ha tentato di mettere una pezza in quegli uffici più esposti al vento maleodorante della corruzione e degli scandali? Avete notato con quanta protervia ha cercato di aggirare leggi e sentenze che vietano di affidare a funzionari di terza fascia compiti e funzioni che dovrebbero essere appannaggio esclusivo della prima e della seconda fascia? Per carità, il colonnello Nello ha anche il potere di dire “Me ne frego”, ma una burocrazia costretta a vivere sul filo dell’illegittimità non è il migliore viatico per dotare la Sicilia di un’amministrazione..

Ma Salvini non ha
una classe dirigente

Più che cercare voti – operazione legittima, ci mancherebbe altro – Matteo Salvini dovrebbe cercare in Sicilia una classe dirigente. Da quando la Lega ha aperto qui un suo palcoscenico, i personaggi del teatrino salviniano non si sono mostrati all’altezza del compito. Alessandro Pagano e Angelo Attaguile, che sono stati i primi a salire sul Carroccio, sono affogati in un mare di incongruenze e di contraddizioni. Le elezioni europee hanno premiato una macchietta televisiva che, dopo avere arraffato il seggio, non si è vista mai più. Il gruppo che si è formato all’Assemblea regionale si è rivelato dopo pochi giorni un nauseante e vuoto cambio di casacca. Fino al caso dei Beni Culturali dove Alberto Samonà ha portato tutta la sua buona volontà ma anche le ombre pesanti dei suoi..

Ed ecco i numeri
che ci spaventano

Ma sì, oggi lasciamoci spaventare dai numeri. Dall’Inps fanno sapere che ci sono ancora settantamila lavoratori siciliani ai quali non è arrivato l’assegno di cassa integrazione, quella gestita dalla Regione. Poi c’è il capitolo sanità. Le Asp avvertono che ci sono quattro milioni di visite da recuperare. Il coronavirus ha occupato corsie e reparti: persino le cure per i malati di cancro sono state accantonate. Non solo: ora che il Covid è “clinicamente scomparso” – parola del professore Zangrillo, del San Raffaele di Milano – due grandi ospedali di Palermo, Civico e Policlinico, fanno sapere che devono fermarsi perché mancano i guanti di lattice. Poi ci sono i numeri senza pudore del tribunale Palermo: diecimila processi in attesa di giudizio. E quelli, senza vergogna, del cimitero dei Rotoli: cinquecento bare..

Liberi forse dal virus
ma non dalla corruzione

Ora che l’emergenza sembra finita, ora che il coronavirus sembra fiaccato e indebolito, ora che si chiudono i palcoscenici della popolarità e dei talk-show, potremo finalmente pensare alle grandi tragedie che affliggono la Sicilia? Intanto alla tragedia della corruzione. Si è sollevata la pietra della sanità e si è scoperto che sotto c’erano i vermi che trafficavano in appalti e forniture, che avevano trasformato la centrale unica della committenza – la famigerata Cuc – in un mercato immondo di truffe e ruberie milionarie. Poi si è sollevata la pietra dei rifiuti e s’è visto che sotto la discarica di Lentini e sotto il regno dei fratelli Leonardi c’erano altri fetori, altre collusioni, altre complicità. Tutte riconducibili alla Regione governata – si fa per dire – da Nello Musumeci. Che puntualmente..

Ma il Palermo calcio
non è come le affissioni

Credevano che bastasse avere la benedizione politica e antimafiosa di Leoluca Orlando per diventare i padroncini del Palermo, con tutti i sogni di pubblicità che la squadra avrebbe assicurato alla loro impresa. Credevano che bastasse la loro vecchia e grifagna furbizia per spadroneggiare sugli altri soci, a cominciare da quel Tony Di Piazza venuto dall’America per giocare, anche lui, con lo stellone e la tifoseria rosanero. Ma il mondo del calcio non è assimilabile al far west delle affissioni, settore nel quale gli aggressivi Dario e Daniele Mirri fanno tranquillamente i loro affari. Il Palermo, se vuole tentare la scalata delle classifiche, ha bisogno di investimenti e di soldi regolarmente versati. Altrimenti comincia la girandola degli scontenti. L’allenatore e i giocatori se ne vanno, i ricordi si trasformano in rimpianti..

Il silenzio dei finti innocenti

Le rivelazioni sul caso Palamara sono un fiume di veleno che travolge la credibilità delle toghe. Il Csm a stento si regge in piedi

Ecco il nerofondo
dei Beni culturali

Per capire il nerofondo nel quale si muove ormai la burocrazia dei Beni Culturali basta ricordare che cosa è successo alla Biblioteca regionale di Palermo. Dove il direttore, tale Pastena, ha creato tali e tanti casini – si apre, si chiude, si riapre, si richiude – da mettere in difficoltà il nuovo assessore: quell’Alberto Samonà che già stenta non poco ad avviare la sua gestione. Dicono che questo Pastena, dati i suoi legami con alcuni reduci del Pci, abbia voluto far valere, in contrapposizione con l’assessore, la propria estrazione di sinistra. Ma l’unico risultato che la sua improntitudine ha conseguito è quello di avere mostrato al mondo la sciatteria e l’abbandono nella quale versa la Biblioteca. Tutto si può risolvere, ci mancherebbe altro. Ma come primo atto è necessario allontanare..

Gerenza

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