Sezioni Tematiche

Giuseppe Sottile

Il pianto dei farisei
sul Ponte dei sospiri

Stanno tutti lì a strapparsi le vesti perché Palazzo Chigi ha buttato alle ortiche le opere faraoniche che la Regione avrebbe voluto realizzare con il Recovery Plan. Dimenticano però che il governicchio di Musumeci ha perduto in tre anni ogni credibilità. Tutte le riforme immaginate, a cominciare da quella sui rifiuti, sono naufragate miseramente. L’emergenza Covid è stata fronteggiata con una finanziaria di cartone approntata da un bullo che, malgré tout, continua a piritolleggiare tra i corridoi di Palazzo d’Orleans. L’unico successo che il colonnello Nello può vantare è quello di avere sistemato su ogni poltrona un amico catanese. Trova spazio, in questo piagnisteo generale, Giancarlo Cancelleri. Che da vice ministro delle Infrastrutture continua a promettere il Ponte sullo Stretto. Ma ormai pure le pietre sanno quanto vale in Italia..

Statali, uno sciopero
che allunga la vacanza

Dicono – perché è molto difficile cogliere certe assenze – che i sindacati della pubblica amministrazione hanno dichiarato uno sciopero per giovedì 9 dicembre. Qui nessuno si azzarda a contestare le legittimità delle rivendicazioni: c’è un contratto che non si rinnova da parecchi anni; e c’è un lavoro che va rivisto e riorganizzato anche e soprattutto alla luce delle nuove tecnologie e dello smart working. Gli immancabili leoni da tastiera sostengono che nella devastante crisi economica provocata dal Covid gli impiegati statali hanno comunque mantenuto intatto il proprio stipendio e che lo sciopero rappresenta uno schiaffo a tutti coloro che invece hanno perso reddito e lavoro. Noi ci limitiamo a dire che l’offesa agli italiani sta semmai nel fatto che lo sciopero è stato legato al giorno dell’Immacolata. Un modo..

Scandali & Monnezza
Com’è triste Palermo

"Orlando il sindaco lo sa fare", diceva. E così dicendo lasciava intravedere per Palermo un’epopea fatta di efficienza, di legalità, di sana e robusta determinazione. Ma dopo vent’anni e passa di comizi e illusioni, di peronismo straccione e di inutili proclami antimafia, a questa infelice città resta solo l’epopea della monnezza. Non bastava lo scempio dei rifiuti accatastati in quasi tutti gli angoli delle strade e che ammorbano soprattutto le dimenticate periferie. Non bastava lo scandalo dei Rotoli, con le bare che non trovano sepoltura. Oggi la cronaca ci offre anche lo spettacolo – triste, beffardo e un po’ ribaldo – degli impiegati del cimitero che nell’orario di lavoro anziché trovare una sistemazione ai defunti in cerca di una estrema dimora se ne andavano tranquillamente a spasso per i negozi...

Nello, il padroncino
con le mani vuote

Ora che metà legislatura è passata invano, qualcuno dovrà spiegare a Nello Musumeci che lui è a capo di un governo che ha sede a Palazzo d’Orleans, nel cuore di Palermo. Per quasi tre anni il presidente della Regione ha amministrato la Sicilia con gli occhi puntati solo su Catania e dintorni. Aveva promesso di abbattere i carrozzoni clientelari, ma tutti i simboli dello spreco sono ancora lì, vivi e vegeti. Aveva promesso riforme e rivoluzioni di ogni genere e grado e non è riuscito nemmeno a partorire una decente legge sui rifiuti. Per tre anni ha dato a intendere di essere al timone di un transatlantico e non è riuscito a muovere nemmeno un carrettino a mano. Ha davanti altri due anni. C’è ancora tempo per dimostrare che il..

Dove Musumeci
non sbaglia mai

Se li prendete singolarmente ciascuno vi dirà di essere uno statista. Ma se leggete il catalogo che Buttanissima ha appena compilato scoprirete che il governicchio di Nello Musumeci è composto in massima parte da tanti piccoli Giufà, velleitari e inconcludenti. Per dirla con Karl Kraus, “hanno con la realtà lo stesso rapporto che la fattucchiera crede di avere con la metafisica”. L’emergenza Covid e il conseguente disastro economico hanno messo a nudo fragilità vecchie e nuove di una Regione che non riesce a governare se stessa. Nella confusione danzano macchiette di ogni ordine e grado: dal bullo che su ogni capitolo di spesa tenta sempre la zampata clientelare a un governatore che finora ha perso su tutti i fronti, non ultimo quello della legge sui rifiuti. Solo sul sottogoverno Musumeci..

Retromarcia sui giornali
E il bullo restò solo

No, grazie. Come fu e come non fu, il presidente della Regione, Nello Musumeci, ha abbandonato la sua tradizionale sudditanza e ha rifiutato il piattino clientelare apparecchiato, manco a dirlo, dal suo bullo di fiducia. Il quale, non dimentichiamolo, voleva trasformare i dieci milioni da assegnare alla stampa siciliana, colpita da una crisi irreversibile, in una colossale spartizione di mance e prebende per editori spregiudicati e leccaculisti pronti a baciare le pantofole più sporche della politica politicante. Musumeci ha inserito nel decreto una clausola che prevede, almeno per dodici mesi, il mantenimento dei livelli occupazionali nelle aziende che riceveranno dalla Regione il contributo a fondo perduto. La norma, va da sé, non risolverà la crisi dei giornali. Ma servirà almeno a contenere le ambizioni del bullo e delle sue parrocchiette..

I giornali e le mance
distribuite dal bullo

Anche se si circonda dei più improbabili titoli accademici, anche se riesce a farsi costruire – dalla moglie, va da sé – biografie che pretendono di accostarlo ad Angela Merkel se non addirittura a statisti al pari di Winston Churchill o di Konrad Adenauer, resta sempre un bullo di provincia. E per averne la controprova basta vedere con quanta superficialità e con quanta improntitudine ha predisposto la spesa di dieci milioni a favore della traballante editoria siciliana. La somma doveva servire per mantenere i livelli occupazionali soprattutto in quelle testate dove incombe il pericolo di massicci licenziamenti. Ma questo dettaglio al bullo è ovviamente sfuggito. E i dieci milioni di euro rischiano di diventare mance a fondo perduto per editori spregiudicati e leccaculisti sempre pronti a baciare la pantofola. Anche..

Dove ci conduce
la strada dei bluff

Chi dice bugie? Secondo il governatore Nello Musumeci, la Sicilia non meritava lo sfregio della fascia arancione. Anzi, aveva tutti i numeri in ordine per essere inserita nella fascia gialla ed evitare la chiusura di bar e ristoranti. Però il ministro della Salute, Roberto Speranza, confortato dall’Istituto superiore della Sanità, ha deciso sulla base di altre cifre. “La proprietà dei numeri è la giustizia”, sosteneva Pitagora con la sua incrollabile fede nella matematica. Ma davanti al Covid ogni certezza finisce in una bolgia infernale e sono guai per tutti. Soprattutto per gli imprenditori e i lavoratori che riceveranno dal nuovo lockdown il colpo fatale. Noi ci auguriamo che il pasticcio sia da attribuire a Speranza. Ma fino a quando la Regione potrà coprire – con i bluff e con lo..

Gialli o arancioni?
Chissà chi lo sa

Ma noi siciliani siamo giallo o arancione? Domani saremo costretti a chiudere del tutto bar e ristoranti o avremo ancora la possibilità di prendere un caffè? E’ da sabato che sfogliamo la margherita e che assistiamo impotenti alla danza tra governo e regioni, tra Palazzo Chigi e il Quirinale ma la risposta ancora non c’è. Incollati allo schermo, abbiamo anche sperato che un lampo di verità ci arrivasse dalla giostra dei talk-show. Ma né i conduttori né i loro ospiti hanno saputo regalarci una certezza. Solo ipotesi, indiscrezioni, anticipazioni. In una parola: fuffa. Oggi aspetteremo i risultati della trattativa – su indici, numeri e curve dei contagi – tra il governo centrale e il presidente della Sicilia, Nello Musumeci. Poi il ministro della Salute, Roberto Speranza, ci comunicherà amorevolmente con..

Gerenza

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Registro della Stampa n.5 del 24/01/2018 presso il Tribunale di Palermo

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