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Giuseppe Sottile

La cattiveria elegante
di Natalia Aspesi

"L’ultima dei cattivi". Così il Foglio ha definito Natalia Aspesi, 95 anni, al culmine di una bella intervista realizzata da Salvatore Merlo. L’inossidabile giornalista di Repubblica, ha tessuto un elogio dell’informazione che non si accoda alla moda “di pettinare ogni cosa per il verso giusto”. “Io, se ho avuto un po’ di successo nel giornalismo è stato perché ho esercitato la critica maligna”. La cattiveria di Natalia Aspesi – sempre elegante, ironica, a tratti baldanzosa – non ha mai risparmiato nessuno: né quel monumento sacro del giornalismo che rispondeva al nome di Indro Montanelli né le nuove icone del potere come le sorelle Giorgia e Arianna Meloni. La sua è la cattiveria della verità. I giornalisti che la praticano ormai si contano sulle dita di una mano. Ma per fortuna..

Falso allarme, stavolta
la sanità ha funzionato

Aveva le sembianze di un disastro sanitario, ma non lo era. Ieri, poco dopo le 14.00, una paziente di ottant’anni finisce al pronto soccorso del “Cervello” e non di Villa Sofia, come sembrava dalle prime informazioni. Ha un’emoglobina bassa e il medico di base ha disposto un’immediata trasfusione di sangue. E’ una questione di vita o di morte. Ma l’urgenza spesso deve cedere il posto alle cautele e agli accertamenti preliminari. La trasfusione necessità di una verifica approfondita sulle compatibilità. La sventurata è rimasta su una barella fino a tarda sera, quando è finalmente arrivata la prima sacca di sangue. L’operazione di pronto soccorso si è conclusa – pare felicemente – stamattina. La paziente è ancora sotto osservazione. I medici vogliono essere certi che non ci siano rischi di effetti..

Quelli degli scandali
ora tagliano le teste

Apri Repubblica e leggi che il presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, sotto inchiesta per corruzione e peculato, “fa il mattatore al meeting catanese di Fratelli d’Italia”. Poi leggi il Giornale del Pagnottista e ci ritrovi Elvira Amata, altra patriota nei guai per corruzione, che furoreggia da assessore su “destagionalizzazione e delocalizzazione fondamentali per il turismo”. Il giovedì nero di Renato Schifani, stretto all’angolo dai franchi tiratori, ha rianimato i due esponenti meloniani che fino all’altro ieri sembravano, oltre che sputtanati dalle intercettazioni, anche fuori dai giochi politici. Miracoli del garantismo. La compagnia degli scandali, quella che ha dilapidato vagonate di denaro pubblico, è tornata sul ponte di comando. Fa la morale al presidente della Regione e, travestita da santa inquisizione, indica persino quali teste tagliare. Allegria.

Fratel Biagio Conte
ha fatto un miracolo

Sosteneva Pitagora che “la proprietà dei numeri è la giustizia”. Per Schifani è invece l’elasticità: le cifre scritte nei bilanci sono spiritelli che appaiono e scompaiono a secondo delle convenienze. In un video di queste ore il presidente della Regione sostiene di avere trovato cinque milioni di euro per finanziare il cinema che si produce in Sicilia. Erano nascosti tra i capitoli di spesa che l’assessorato al Turismo aveva forse sotterrato in cantina. Serviranno per il film su Biagio Conte e per evitare al governatore un’altra magra figura. Per tre volte Schifani si era impegnato a sostenere l’omaggio al “San Francesco palermitano” ma per tre volte non aveva trovato i soldi. I capoccioni di via Notarbartolo, manco a dirlo, lo avevano ingannato. Ovviamente per destinare quei milioni a una antica..

Come riempire di nulla
i vuoti di Sala d’Ercole

Lo ascolto dieci, cento, mille volte. E ogni volta è un bagno di emozioni, di incanto, di preziosa favola. Parlo dell’Intermezzo della Cavalleria Rusticana, sublime opera di Pietro Mascagni. Potete immaginare, di converso, il fastidio che mi assale quando la cronaca parlamentare mi costringe a occuparmi di un altro intermezzo: quello che la politica regionale s’inventa per occupare il tempo che intercorre tra una rissa e l’altra, tra due incursioni dei franchi tiratori o tra due bracci di ferro per la spartizione delle mance. Governo e deputati dell’Ars potrebbero dedicare quel tempo al varo di una riforma o di uno strumento di sviluppo per questa povera Sicilia. Macché. Armano invece una torilla sul voto segreto. Oppure si accapigliano sulla nomina dei deputati supplenti. Tutti strumenti che mirano a consolidare, per..

Antimafia, è l’ora
di fare chiarezza

Ora che è esploso pure il caso Piraino, forse è arrivato il momento di guardare dentro il limaccioso mondo delle antimafie opache e strumentali; dentro quegli eroismi di facciata che troppo spesso servono per nascondere ben altri affari o per rastrellare le pagnotte messe a disposizione da Palazzo d’Orleans, da consorzi ed enti di sottogoverno. Chi avrà il coraggio di strappare la maschera di quei faccendieri che predicano bene e poi razzolano nei retrobottega della politica e del potere? Potrebbe averlo, anzi lo avrà senz’altro Antonello Cracolici, solido e rigoroso presidente della Commissione regionale antimafia. C’è bisogno di chiarezza, caro onorevole. Un’indagine puntuale – senza moralismi né caccia alle streghe – farebbe bene ai partiti, anche di sinistra, e rafforzerebbe la credibilità delle istituzioni, a cominciare dalla Commissione che lei..

Dopo le pagnotte, ecco
l’antimafia degli affari

Dopo l’antimafia delle pagnotte, ecco l’antimafia double face, incarnata da Giuseppe Piraino, un costruttore al quale la procura di Palermo ha sequestrato tre milioni e mezzo di euro, frutto – secondo l’accusa – di una serie di truffe architettate col bonus per il rifacimento delle facciate. Fino a ieri Piraino andava in giro, per dibattiti e talk-show televisivi, col volto dell’imprenditore antimafia: aveva denunciato i picciotti che gli chiedevano il pizzo e aveva pure fiancheggiato Ismaele La Vardera nelle battaglie contro i soprusi riconducibili ai boss. Lo aveva fatto in maniera così plateale da ricevere lui le minacce di morte indirizzate al deputato regionale di “Controcorrente”. Oggi, alla luce del sequestro disposto dai magistrati, chi può escludere che l’antimafia gli servisse per nascondere gli inconfessabili metodi con i quali combinava..

Tra La Russa e Tajani
vince sempre ‘Gnazio

Tra Ignazio La Russa e Antonio Tajani, il governatore Schifani sceglie il presidente del Senato e mai il segretario di Forza Italia. Nei confronti di Fratelli d’Italia ha, come si sa, un’antica sudditanza mentre nei confronti dei berluscones la risposta è sempre quella del Marchese del Grillo. Il capo di Palazzo d’Orleans ritiene che i deputati azzurri siano suoi camerieri, coordinati da un maggiordomo, Marcello Caruso, che lui ha ingaggiato con uno stipendio di segretario particolare. Non gli concede pertanto alcun diritto: quelli rivendicano un assessorato e lui li scavalca arruolando dei tecnici come Dagnino o la Faraoni. E se ha da tagliare una testa, non taglia quella della Faraoni – che è il vero disastro della Sanità – ma quella del suo amico Salvatore Iacolino, il quale, avendo detto..

Ricco ma inutile
Di Maio is back

Ora che è scattato il cessate il fuoco, ora che Hamas ha restituito gli ostaggi, ora che sull’orizzonte di Israele e dei palestinesi si profila, come ha detto Trump “l’alba storica di un nuovo Medio Oriente”, ora ricompare la faccetta tonda e ridanciana di Luigi Di Maio che fu vicepremier e ministro degli Esteri in Italia e ora è il rappresentante speciale dell’Unione Europea con delega per i Paesi del Golfo. E’ spuntato tra le pagine dell’Huffpost con una intervista nella quale sostiene che “gli europei hanno esercitato la massima pressione per fermare in conflitto”. Insomma, Di Maio – il grillino che credevamo scomparso in un deserto d’Arabia col suo stipendio di quindicimila euro al mese – è tornato. Is back, per dirla con il linguaggio dell’alta diplomazia internazionale. Fortunatamente..

Da Tardino a Schifani
tramite il pagnottista

Si sono corteggiati per un mese. Da un lato c’era lei, Annalisa Tardino, l’ex europarlamentare leghista nominata dal ministro Salvini al vertice dell’Autorità Portuale. Dall’altro lato c’era lui, Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans. Lei cercava brillanti vie di comunicazione, pari a quelle attivate da Pasqualino Monti, suo magico predecessore. E lui, uno specialista dei retrobottega e dell’informazione cash (paghi e vai sui giornali) ha offerto la sua merce. Finalmente si sono ritrovati. Ieri Annalisa Tardino è entrata in pompa magna nel bar del faccendiere per la rituale intervista. Segno che il contratto – in affidamento diretto, va da sé – sarebbe stato già firmato. I piccioli dati a Scaglione somigliano tanto a un ponte lanciato dall’ex parlamentare leghista verso Renato Schifani. Per dimenticare il Tar e altri..

Gerenza

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