Make paisà great again. Caro Trump, mangiate la carbonara di Ignazio La Russa, inginocchiati di fronte alla mamma di Rocco Casalino: ce ne vuole per rompere questo amore! Panna sui pantaloni, spalle strascicate, maionese e ketchup a fiumi. E’ il 2 luglio americano, a Villa Taverna, all’ambasciata, ma sembra il matrimonio a Fuorigrotta: una trumpata delle cerimonie. Meloni è assente ma c’è Arianna, e ‘Gnazio, presidente del Senato, che dice: “Il ponte con l’America non è mai crollato, ma ora bisogna costruire il ponte con la Sicilia”. Arriva Simona Agnes, la (non) presidente Rai designata, la donna che ha fatto dimettere una Commissione di Vigilanza, e come Catone promette: “La Rai si ama sempre”. Come l’America, Dylan, De Niro e Faulkner. E’ un red carpet delle sue ministrità: Salvini, Lollobrigida, Pichetto, Mantovano, Valditara, e poi Giorgetti che ha il passo del boy varesotto. Sono tutti brilli già al primo gin tonic. Great!

Schlein: non sei mai dove sei, non sei mai dove sai. Perché non viene? La delegazione Pd è composta da Ciccio Boccia, capitano, Andrea Casu, e senza dubbio c’è Lorenzo Guerini, ma gli occhi, e le orecchie sono per Rocco Casalino e mamma. I comunisti veri non disertano. Arriva all’ambasciata Marco Minniti, ex ministro dell’Interno, del Pd, vestito di nero Minniti che ci regala la frase: “Il legame Italia-America è inscindibile. E lo ripeto. Inscindibile. Avere diversità è un valore”. Sì, Minniti, ma se Trumpaccio lascia le basi americane, noi che ci facciamo? I campi di golf? Ma Minniti, che tutto sa (passa vicino il capo dell’Aise, Caravelli) ci garantisce che “le basi servono all’America. Fanno parte Caravelli) ci garantisce che “le basi servono all’America. Fanno parte della potenza americana”. Scriviamo senza il favore dell’hamburger e con le rotative che si fermano prima delle 21 (in pratica al terzo Tonic) e senza la complicità dei poteri forti. Anche perché i forti sono semplici. Incontriamo Gianni De Gennaro. Lei è De Gennaro, il vero potere forte italiano, Polizia, Servizi? E De Gennarro da babbo: “Non sono il grande sono solo il vecchio De Gennaro e il vecchio De Gennaro legge ogni mattina il Foglio”. Dentro, in sala, c’è Tilmann Fertitta, l’ambasciatore, che è un tipo tosto (ama andare all’hotel Minerva di Roma) e che di Trumpaccio se ne impipa. Lancia baci a mezzo governo e ci confidano che non ami tanto le interviste che rilascia Zampolli, anche detto, sul pratone di Villa Taverna, “Zampollo, mo ti mollo”. E per fortuna che i rapporti Italia-America dovevano cambiare…

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