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Gli eroi della sesta giornata non salveranno la regione

Come i grani di un rosario. Si susseguono inesorabili l’uno all’altro. Non c’è il tempo che una vicenda di malaffare sfumi, e un’altra è pronta a sostituirla. L’ultima, o meglio la più recente, coinvolge uno dei personaggi più noti ed influenti del potere siciliano, esponente della politica e principalmente a lungo gestore di settori rilevanti della sanità, attorno al quale anche di recente vi sono stati duri scontri tra le forze della maggioranza. Insieme a lui, insieme a Iacolino, c’è un funzionario regionale rimasto al suo posto malgrado sotto processo per presunti precedenti reati contro la pubblica amministrazione. E poi il mafioso imprenditore. Si compone così un quadretto altamente indicativo di un sistema antico e tuttora presente. E si scrive un copione trito ma pur sempre attuale. Eppure, anche questa..

La Sicilia è allo sfascio morale, Meloni non può più tacere

In Sicilia la questione morale non è più una formula buona per i convegni. È cronaca quotidiana. È l’impressione sempre più netta che attorno alla Regione si sia addensato un sistema opaco, dove bandi, nomine, finanziamenti, inchieste e arresti finiscono per comporre un quadro devastante. Il punto non è soltanto giudiziario. È politico. Ed è persino peggio: è istituzionale. Perché quando i cittadini cominciano a pensare che tutto dipenda dai soliti mediatori di potere, dai ras di territorio, dagli affaristi che sanno sempre dove bussare, allora salta il vincolo minimo di fiducia tra istituzioni e società. E senza fiducia resta soltanto il sospetto. Che in Sicilia, ormai, è diventato sistema. A questo punto Giorgia Meloni non può continuare a voltarsi dall’altra parte. Tacere non è prudenza. È corresponsabilità. Se davvero..

Governo e fronte del Sì in affanno
Meloni furibonda con Bartolozzi

Il caso Bartolozzi, esploso dopo che la capo di gabinetto del ministro Nordio ha fatto appello a favore del Sì al referendum costituzionale “così ci togliamo di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione” (sic!), è un concentrato di anomalie. La prima, di ruolo, è che un capo di gabinetto partecipi a un dibattito politico in televisione. La seconda, di contenuto, è che un alto funzionario del ministero della Giustizia parli in termini così sguaiati di una riforma costituzionale. La terza, di metodo, è che quelle parole così aggressive siano arrivate dopo l’annuncio del ministro Nordio: “Abbiamo cercato di abbassare i toni, li abbasseremo e li riporteremo nell’ambito dei contenuti, secondo le sagge indicazioni del presidente Mattarella”. La quarta criticità, comunicativa, è che le dichiarazioni da ultrà della capo..

Le indecisioni irrevocabili di Meloni
L’Italia non è in guerra, solo un po’

“Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”. Lo spiega Giorgia Meloni in radio, lo ripetono i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto in Parlamento. Un messaggio chiaro, anche se il governo aiuterà militarmente gli alleati del Golfo e Cipro. Inviando una fregata, in coordinamento con la Francia e altri Paesi europei, a protezione di Nicosia. E spedendo “sistemi di difesa aerea, antimissilistica e di sorveglianza” per respingere droni e missili iraniani. Compreso il Samp-T, in direzione Emirati Arabi Uniti. Decisioni (e indecisioni) comunicate alle Camere, dove la premier riferirà l’11 marzo. Continua su Huffington Post

Vannacci forever: paracadutisti a Rogoredo e bici al sicuro

Il tizio pelato in quinta fila col braccialetto blu al polso – ci sta scritto “Futuro Nazionale” – russa. Non forte, per carità. Russicchia, diciamo. In una stanzetta minuscola dell’hotel Artemide, su via Nazionale, a Roma, affollata di giornalisti, militanti e telecamere, dopo due ore di conferenza stampa è comprensibile il colpo di sonno. Il tipo che sta accanto al russatore, blazer marinaro con bottoni dorati e una cicatrice da pirata Morgan sulla guancia destra, gli assesta una gomitata. Devono essere amici, camerati vannacciani: “Ma che fai, ti addormenti?”. Il tizio si risveglia di soprassalto. Roberto Vannacci, dal tavolo, non se ne accorge nemmeno. Sta spiegando come si manda un battaglione di paracadutisti a Rogoredo, il parco della droga a Milano. Ed è felice. Siamo in pieno futurismo. “Shape, clear,..

L’Italia e il Golfo in fiamme
Mattarella vuole chiarezza

“Prima o poi bisognerà fare il punto della situazione”. Perché la situazione è preoccupante e perché serve una linea chiara. Quindi, per la prima volta negli undici anni del suo mandato, Sergio Mattarella sta valutando se convocare una riunione straordinaria del Consiglio supremo di Difesa. La decisione non è stata ancora presa, il Presidente sta avendo contatti con l’esecutivo e la sta soppesando, perché non vuole drammatizzare il clima alimentando il panico; anche ieri parlando al Quirinale, ha cercato di infondere fiducia al Paese, ma da Capo delle Forze armate è sempre aggiornato sulla situazione. Continua su Huffington Post

Il governo è pronto ad aiutare
ma spera che Trump non chiami

“Totalmente a favore”. Il ministro Guido Crosetto vola a Belgrado e lascia aperta la possibilità di inviare “sistemi di difesa aerea, missilistica, anti-droni” agli alleati nel Golfo, Emirati Arabi Uniti e Kuwait in testa. Mentre a Palazzo Chigi Giorgia Meloni presiede due riunioni sul Medio Oriente, il governo valuta il prestito temporaneo di un Samp-T, ma su altro non si espone: “Per ora gli Usa non ci hanno chiesto le basi” per azioni cinetiche. Per azioni di guerra contro l'Iran, quindi. In caso, come nell’ultimo intervento americano contro il regime degli Ayatollah, a decidere sarà il Parlamento. Non c’è alcuna volontà di esporsi. Il telefono (per ora) non squilla. Donald Trump non ha chiamato la premier per avvisare dell’imminente raid in Iran sabato scorso, non l’ha fatto in questi giorni..

Il sistema sanitario messo a rischio dalla Bolkenstein

Tutto comincia dall’approvazione della Bolkestein, direttiva comunitaria con la quale, nel 2006, si autorizza la libera circolazione dei servizi in tutto il territorio dell’Unione Europea, e prosegue nel 2022, anno in cui il Governo Italiano, nell’esercizio delle proprie potestà legislative, imperante Draghi, decideva di includere il comparto sanitario in difformità con quanto disciplinato dalla stessa direttiva, che pure ne prevedeva, esplicitamente, la esclusione. Conseguenzialmente, in ossequio al principio della libera concorrenza, si ridefinivano le regole di accreditamento delle strutture sanitarie e, elemento di capitale importanza, si prevedeva l’introduzione di procedure concorsuali da reiterarsi periodicamente. L’efficacia, tra gli altri, di tali provvedimenti legislativi, veniva opportunamente sospesa sino al 31 dicembre 2026 per dare la possibilità ad un tavolo, nelle more costituto, di diffondersi ampiamente ed organicamente sulle regole da applicare. Qualche..

Gerenza

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