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La verità è che Draghi non c’entra nulla con questo paese

La verità, temo, è che Mario Draghi non c’entri nulla con questo paese. Non dico col Parlamento, lo spettacolo d’arte varia di ieri è stupefacente nella sua prevedibilità, e imprevedibile è soltanto lo spunto creativo: non se ci sarà, ma quale sarà. Il premio al miglior fantasista va senza incertezze a Giuseppe Conte, il Capitan Fracassa della sfiducia per sfuggire alla logica della sfiducia, come una settimana fa ha detto la sua capogruppo al Senato, Maria Domenica Castellone. E cioè, non una sfiducia aperta, votata in aula, ma una non fiducia in latitanza, tutti fuori dall’aula, di modo da non dare la fiducia e non dare la sfiducia: ognuno si interpreta come gli pare i Dieci comandamenti, figuriamoci la Costituzione. E così i Cinque stelle sono riusciti a non dare..

La politica suicida si libera di Draghi dopo averlo pregato

Se l’arrivo di Mario Draghi a palazzo Chigi è stato l’effetto del collasso del sistema politico, nel pieno dell’emergenza pandemica, la sua caduta (di questo si tratta) è l’effetto del suicidio dei collassati. Contro il sentimento popolare, manifestatosi in questi giorni, con la pressante richiesta, salita dal paese (senza retorica: imprese e lavoratori, sindaci ed eroi del Covid, poveri e ricchi) di non aprire una crisi al buio. Si possono provare a ricostruire, a mente fredda, i passaggi tattici che hanno indispettito il centrodestra, dall’incontro a Palazzo Chigi di Letta ai momenti del discorso del premier su catasto, scostamento di bilancio e balneari. Degno corollario di una sindrome da Papeete che, come una malattia infettiva, Salvini è riuscito a trasmettere a Berlusconi, forse perché a villa Grande erano tutti senza..

Ma ora Mario Draghi si sta complicando la vita da solo

Al netto dello spin – a palazzo Chigi parlano di “attesa”, al Quirinale di “incontro interlocutorio”, al Nazareno di “spiragli” – buoni per tenere alta la suspence (la rappresentazione è parte del gioco), la sensazione è che la riflessione di Mario Draghi sia sul “come” più che sul “se”. Logica dice che, alla vigilia dell’Aula, se sali al Colle (dopo aver rassegnato le dimissioni, poi respinte) o vai a dire che, dopo attenta ricognizione, non ci sono le condizioni nemmeno per andare in Parlamento o stai cercando il modo per andare avanti. Magari chiedendo qualche prezioso consiglio a una figura esperta come Mattarella. Insomma, ha capito che non può sottarsi alla grande chiamata nazionale e internazionale. Il problema è la scarsa dimestichezza con la politica da parte del premier e..

La politica del dolore. Come custodire l’eredità dei morti

Due candidati legati da una comune esperienza di lutto e dolore. È la sublimazione politica dell'antimafia. Claudio Fava e Caterina Chinnici si sfidano alle primarie del centrosinistra per la presidenza della Regione siciliana. Sono entrambi figli di vittime della mafia. Come in una catarsi il dolore intimo è divenuto sofferenza collettiva. E la sofferenza, in alcuni casi, è sfociata in militanza e protagonismo antimafia. A volte genuino e spontaneo, altre urlato o, ancora, sollecitato. C'è chi, infatti, ha ritenuto che il dolore dei parenti delle vittime avesse delle proprietà terapeutiche per la purificazione. Delle coscienze, della burocrazia, della politica. Alcuni ci hanno creduto davvero, altri hanno solo indossato la maschera dell'antimafia per una grande messinscena. Il dolore di uomini e donne serviva solo per catalizzare il consenso. La Sicilia è..

La congiura dei lillipuziani blocca la giunta di Lagalla

Ma come può l’Udc, un partito del 3,7% alle ultime Amministrative, che esprime già il sindaco della città (guai a dimenticarsene: Lagalla ha aderito a settembre 2021), rivendicare la presenza di un assessore in giunta? Come? I lillipuziani del centro stanno bloccando la macchina amministrativa di Palermo, che ha tanti di quei problemi che non basterebbero due legislature per risolverli. Un posto in giunta, la guida di una partecipata: sono questi gli interessi ‘superiori’ della politica che non hanno consentito la nomina degli assessori, richiesta – per amor di patria – anche dall’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice. L’Udc è uno di quei partitini che ha avuto anche troppo dalla vita. Non è l’unico, per carità. Ma sembra la reminiscenza imbruttita della Dc, che in nome di un vecchio blasone..

Draghi, il Paese è più grande di Conte: non puoi disertare

In un’intervista a Milano Finanza, Franco Bernabè, espressione intelligente e navigata della classe dirigente nazionale (oggi si usa dire establishment) spiega, con grande efficacia, come l’uscita di scena di Draghi farebbe felice Putin, anzi ipotizza che anche questa crisi, come avvenuto in passato su altre vicende, possa avere a che fare con l’attività di influenza dell’intelligence russa. E poi ci sono le catastrofiche reazioni sui mercati, e poi gli investitori, e poi il rischio della paralisi. E poi le accuse a certi partiti. Però, a fronte di questo scenario, Bernabè, che di Draghi è un estimatore e a palazzo Chigi è molto stimato (l’articolo è stato apprezzato e segnalato da qualche collaboratore del premier), non lo invita calorosamente a rimanere in nome di un bene del Paese più grande delle..

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