Sezioni Tematiche

Ballottaggi. Firenze, Bari e Perugia
al centrosinistra. E Gela si allinea

Dopo il primo turno dell'8 e 9 giugno, ieri e oggi i cittadini di 105 Comuni sono tornati alle urne per scegliere il proprio sindaco. Il centrosinistra conquista Firenze, Bari, Perugia, ma anche Potenza e Campobasso. Il centrodestra vince a Rovigo, Urbino, Lecce e Vercelli. Affluenza sotto il 50%: ha votato il 47,71% degli aventi diritto, al primo turno il 62,79%. Considerando la vittoria al primo turno a Cagliari, il centrosinistra ha quindi conquistato tutti e sei i capoluoghi di regione coinvolti in questa tornata di amministrative. Sara Funaro a sindaca a Firenze, Vito Leccese a Bari, Maria Luisa Forte a Campobasso, Vincenzo Telesca a Potenza, Vittoria Ferdinandi a Perugia e Massimo Zedda a Cagliari. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein si è congratulata con Sara Funaro e Vito..

Tra Colombo e Galilei. Sangiuliano, alla fine, è tutti noi

Inutile che ridiate sulle imprecisioni di Gennaro Sangiuliano, risaputo titolare del Ministero della cultura, oculatamente scelto a suo tempo da Giorgia Meloni, il consenso, a destra, e forse non soltanto, si costruisce anche mostrandosi, assai umanamente, del tutto assimilabili alle attitudini medie, proprie di chi è comunemente impreparato, consapevole delle proprie carenze, e tuttavia, in fondo, non meno umanamente risolto, pronto a perdonare a sé stesso ogni limite, l'impreparazione, l’ignoranza stessa, l’approssimazione; non escludendo neppure che, per Sangiuliano, si sia trattato di una semplice confusione momentanea; doveroso beneficio del dubbio. Come ha spiegato bene Umberto Eco a proposito del successo di Mike Bongiorno in un breve saggio contenuto nel volume “Diario Minimo” del 1961 (“Fenomenologia di Mike Bongiorno”, il titolo). Dove esattamente l’errore determina semmai identificazione, addirittura simpatia; non è..

Autonomia, Premierato e Giustizia:
i rischi di Meloni coi referendum

Verrebbe da chiedersi se sia frutto del caso o se l’ha pensato qualche Dottor Stranamore questo “terno al popolo”: tre possibili referendum in una sola legislatura, uno per ogni bandiera (l'Autonomia di Salvini, il Premierato di Meloni e la Giustizia di Tajani). C’è già, se non la prima data, la ragionevole certezza che la prossima primavera si terrà la prima battaglia referendaria (quella sull’Autonomia). In assenza di regia, l’appuntamento rappresenta un non banale paradosso. Tipo: le Europee certificano che Giorgia Meloni, centralista, è il primo partito al Nord e il primo provvedimento che viene approvato è la rivincita della Lega anni Novanta, l’anti-centralismo par excellence anche rispetto alla Lega vannaccizzata. Olè. Continua su Huffington Post

Vannacci chi? Il generale ignorato dalla Lega e da Salvini

La sua prossima opera non può che chiamarla “L’incompreso”. Il talento Vannacci si è smarrito. Salvini lo lascia spurgare in televisione, ma non vuole la Lega con gli stivali. Ne prepara già un’altra: intende buttarsi sui diritti civili. Stiamo dunque per perdere il Barella con le stellette, il fantasista del pensiero sballato. Il genio si allena da solo mentre il nord attende la sua giocata. I leghisti: “Ufficialmente non ha deciso quale seggio scegliere tra est e ovest”. Salvini e Zaia festeggiano oggi, a Montecchio, l’autonomia, ma Vannacci non va in trasferta. In Veneto informano: “Non ci sarà. Che viene a fare?”. A furia di recitare la parte dell’irregolare è il generale anima persa, il senza patria. Il campione ha un problema. Per cominciare. L’uomo Vannacci non si relaziona con..

Come valere in Europa. Da Giorgetti
a Meloni, il lamento degli esclusi

Dai sorrisi con l’amico Rishi Sunak al G7 di Bari al broncio di Bruxelles. Dal sole della Puglia alle tenebre di una cena con gli altri leader europei che pare aver risentito del clima esterno: pieno autunno. Almeno per lei, Giorgia Meloni, il cui umore è cambiato nel giro di poche ore lunedì, non appena sbarcata nella capitale europea dopo aver ospitato un summit a Borgo Egnazia nel pieno della soddisfazione per la performance di Fratelli d’Italia alle Europee, felice di poter sfoggiare il risultato davanti agli sconfitti Emmanuel Macron e Olaf Scholz. A Bruxelles ha trovato una situazione ribaltata. La premier sapeva e sa di non poter esibire il suo tifo per un bis di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea, altrimenti le toglierebbe i voti..

Il parlamento vota il premierato e fa ciao ciao al boia

Ha ragione Michele Serra: il Parlamento che vota il premierato, e quindi declassa sé stesso, ha l’aria del nobile decaduto che infila la testa nella ghigliottina e fa ciao ciao al boia. Ma non è una novità delle ultime ore. Il Parlamento fece ciao ciao al boia quando, nella furia di Mani pulite e della smania di ceppi, modificò la Costituzione e ridimensionò l’immunità parlamentare. Fece ciao ciao al boia quando votò per la prima volta nella storia repubblicana l’arresto di un parlamentare, Alfonso Papa, per reati non di sangue o di terrorismo, e perché serviva offrire il sacrificio umano al popolo digrignante. Fece ciao ciao al boia quando votò la riduzione dei parlamentari sull’assunto filosofico-istituzionale che deputati e senatori sono inutili e costosi e tanto vale farne fuori un..

Il piano di Conte: ingoiare il Grillo e rivedersi a settembre

“Né di destra né di sinistra lo sento dire da molti anni. Da quelli di destra”. Quella di Stefano Patuanelli non è una voce come tante nel Movimento 5 stelle. Non in quello di Giuseppe Conte, partito costruito a immagine e somiglianza del leader dove dietro il leader la seconda fascia dei colonnelli è stata sostanzialmente azzerata. A differenza del magma, Patuanelli ha un suo peso specifico interno (è stato ministro e capogruppo), una sua influenza e – attenzione attenzione – una sua linea politica. Che è quella dell’apertura a sinistra, della costruzione di un’alternativa di governo, del campo largo ancor prima che si parlasse di campo largo. Con chi ce l’ha Patuanelli? Con Virginia Raggi, ad occhio e croce. L’ex sindaca di Roma è una specie di baluardo per..

Premierato: primo via libera
del Senato alla riforma

Con 109 sì, 77 no e un astenuto il ddl sul Premierato ha ottenuto il via libera dell'aula del Senato. A favore si sono espresse le forze di maggioranza, tutte contrarie le opposizioni. Otto gli articoli del ddl sul premierato che introduce, tra le altre in Costituzione, l'elezione diretta del presidente del Consiglio. L'approvazione del ddl di riforma costituzionale è la prima tappa di un percorso parlamentare che prevede altre tre letture, a partire dalla prossima alla Camera dei deputati. L'articolo 138 della Costituzione recita: "Le leggi di revisione della costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera nella seconda votazione". Nel corso delle operazioni..

Al Terzo polo resta una sola cosa da fare: rassegnarsi

Nella “hit parade” dell’inconcludenza politica domina, per distacco, la riforma elettorale. Ma subito dopo, nella classifica del superfluo, segue il dibattito sul Terzo Polo: inutile perché non porterà da nessuna parte. L’ultimo passatempo mediatico consiste nella caccia al Federatore, cioè al personaggio autorevole, al volto noto e da tutti apprezzato, che dovrebbe rimettere insieme i cocci dopo la disfatta alle Europee. È circolato il nome di Francesco Rutelli, il quale però se ne tiene alla larga (vedi sulla Stampa l’intervista di Paolo Festuccia). Altri s’illudono che, conclusa l’esperienza di Commissario a Bruxelles, Paolo Gentiloni non trovi di meglio da fare che mettere pace nell’area più litigiosa al mondo, Medio oriente compreso. Idem per Giuseppe Sala, quando smetterà di fare il sindaco a Milano, tra un paio d’anni. L’ultima stupefacente suggestione..

Gerenza

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