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In mostra a Cefalù le foto dell’altra grande bellezza

Una Roma inconsueta quella in mostra alla Galleria di Cefalù in via Mandralisca 23 dal 14 giugno al 14 luglio. Una Roma oltre il cliché della “grande bellezza” a cui ci ha abituato il cinema italiano di oggi. Una Roma straniata, fotografata nelle periferie, nei graffiti urbani, in quel che resta dell’archeologia industriale nei quartieri un tempo operai o artigiani come Porta Portese. Non a caso la mostra si intitola “Roma e il suo doppio” ed è stata ideata da una fotografa giovane, nomade e digitale. Una della generazione nata assieme all’invenzione della Rete. Si chiama Maria Sole Stancampiano, ha origini in parte madonite, è nata a Roma e lì si è laureata in Disegno Industriale e poi in Grafica e Fotografia. Ha viaggiato per quattro continenti, ha studiato inglese..

Elly jet. Vanno in Europa ma sognano già di tornare a Roma

Elly Schlein, brava, bravissima: è la speranza. La sua campagna comunicativa? Eccezionale. Il risultato alle europee la incorona. Il Pd “sta arrivando”. Tutto vero. Può bastare? Ora, il dopo sbornia, l’after Schlein. Alla Camera con rissa (pugni e papagni dei leghisti ai grillini) Piero De Luca, il riformista del Pd, dice che le europee sono state un successo, “riformista”. A Firenze, gli amici di Dario Nardella rilanciano: “Un successo, di Nardella”. A Pesaro, i marchigiani: “Un successo, del nostro bravo sindaco Ricci”. A Bologna, i bonacciniani: “E i voti di Stefano dove li mettiamo?”. Dunque, a Bruxelles chi fa il capodelegazione del Pd? Bonaccini? Il bonacciniano: “Ah, ma lui prima o poi deve tornare in Italia”. Sarà Decaro, lo Zelensky di Bari? Il decariano: “Ci serve in Puglia, presto. La..

I grandi del G7 non litigano
sulla guerra ma sull’aborto

L’aborto agita la vigilia del G7 di Borgo Egnazia. A creare il caso è la notizia, riportata da Marco Bresolin su La Stampa, secondo cui l’Italia avrebbe fatto togliere dalla bozza della dichiarazione finale ogni riferimento al diritto all’aborto. Ma che c’entra l’aborto in un G7 in cui si parlerà di Ucraina e di dazi, di sanzioni alla Cina e congelamento dei beni russi? C’entra, perché l’anno scorso, a Hiroshima, nella dichiarazione finale, il G7 affermava il “pieno impegno per assicurare salute e diritti sessuali riproduttivi completi per tutti, anche affrontando la questione dell’accesso all’aborto sicuro e legale e alle cure post-aborto”. Germania e Stati Uniti avrebbero voluto, e l’hanno chiesto, ribadire questo messaggio anche a Borgo Egnazia. Dove, peraltro, venerdì sarà ospitato il Papa, contrario, da capo della Chiesa,..

Meno Tolkien più Tatarella. Meloni legga il libro di Giuli

Meno Tolkien e più Tatarella. Se fosse uno spot pubblicitario non potrebbe essere che questo. Una parola d’ordine, anzi un monito. Dove con Tolkien s’intende il settarismo della classe dirigente della nuova destra che circonda Giorgia Meloni (e il termine che allude a una forma di prigionia della leader è più che adeguato) mentre per Tatarella s’intende l’intelligenza prensile e armoniosa dell’uomo, Pinuccio Tatarella appunto, che negli anni 90 contribuì in maniera determinante a fare uscire Alleanza nazionale da un ghetto psicologico prima che politico. Vinte le elezioni europee è forse arrivato il momento anche per Meloni: allargare, aprirsi, far somigliare sempre di più la sua creatura a un elettorato che ormai è quasi il 30 per cento non più il 3 per cento di una storia ormai conclusa. L’alternativa..

Salvini vorrebbe cacciare Bossi
Peggio della sconfitta? Il ridicolo

Peggio delle sconfitte elettorali ci sono solo le rappresaglie rancorose contro il capro espiatorio che si considera responsabile della disfatta. Che Salvini abbia in mente di espellere come “traditore” Bossi dalla Lega è semplicemente ridicolo, la parodia di un parricidio, il risentimento come arma di vendetta. Invece di interrogarsi sul perché a Milano la Lega sia diventato il partito più piccolo, invece di chiedersi perché i ceti produttivi della Lega del Nord non seguano più le vannacciate del capo, invece di cercare di capire perché in cinque anni abbia perso 24 (ventiquattro) punti percentuali, Salvini ha in mente di vendicarsi sul fondatore della Lega. Senza Bossi la Lega non sarebbe mai esistita. Senza Bossi, Salvini non sarebbe mai (politicamente) esistito. Senza Bossi il centrodestra non sarebbe stato da anni maggioranza..

L’allarme antifascista? Una manna dal cielo per la Meloni

L’allarme antifascista ha funzionato. Ne eravamo certi. Il risveglio delle coscienze, democratiche s’intende, c’è stato. Decisivo peraltro. Giorgia Meloni è stata fermata, placcata, bloccata, anzi congelata sulla linea del bagnasciuga come direbbero loro (i fasci): 28,8 per cento. Non ha fatto manco il 30, pensate. A Fratta Polesine, comune di nascita di Giacomo Matteotti, appena il 40,86. Contro il 18 del Pd. Che il miracolo della Resistenza sarebbe accaduto noi l’avevamo capito sin da quando una parola su tre in Italia è diventata fascismo, fascista, antifascismo, antifascista. E’ da due anni che va giustamente avanti così. E i risultati si vedono. Finalmente. Di fronte a un’opposizione capace di elaborare idee così originali e ardite, il governo non aveva speranze. Nessuna. Zero. Con tutti quelli che ci mettono giustamente l’accento, poi...

Infame destino gialloverde. Conte e Salvini i due sconfitti

Sono destini che si incrociano più spesso di quanto non si possa immaginare quelli di Giuseppe Conte e di Matteo Salvini. Quelli dell'ex premier che da professore sconosciuto è diventato prima capo di governo e poi leader di partito e di quel suo vice - ai tempi del governo gialloverde - che dopo il Papeete è passato dall'opposizione all'appoggio a Mario Draghi, fino al governo Meloni, perdendo passo dopo passo la fiducia dei suoi storici compagni di viaggio. Mentre i risultati delle Europee si vanno consolidando, i destini di Conte e Salvini si intrecciano ancora, ma sono due destini ben poco positivi. Il leader M5s e il segretario della Lega sono i grandi sconfitti di questa tornata elettorale. Numeri alla mano: la Lega, quando sono state scrutinate la maggior parte..

Terremoto in Francia: Macron
perde e scioglie il parlamento

La Francia è sotto shock: alla vittoria schiacciante, senza appello, del partito di estrema destra di Marine Le Pen alle elezioni europee, ha reagito dopo pochi minuti il presidente sconfitto e sconfessato, Emmanuel Macron. "Non posso fare come se niente fosse, ho deciso di ridare a voi la scelta sul vostro futuro parlamentare con il voto. Sciolgo questa sera l'Assemblée Nationale", ha annunciato. Subito dopo una raggiante Marine Le Pen ha preso la parola: "Siamo pronti a governare". La Francia entra in una fase istituzionale finora sconosciuta e densa di incognite, tutto sembra possibile in un Paese che si trova impegnato con tutte le sue forze nella preparazione delle imminenti Olimpiadi. Macron, che ha chiesto invano una "tregua olimpica" ai protagonisti dei conflitti internazionali, si ritrova in trincea all'Eliseo, senza..

Lega. La “maledetta primavera” di Salvini e Vannacci

O prende un milione di voti o prende un milione di pernacchie. Non lo vota Roberto Calderoli, non lo votano i ministri della Lega, non lo votano i governatori della Lega. Chi vota Vannacci? A piazza Sant’Apostoli, a Roma, per la chiusura della campagna elettorale della Lega, neppure Claudio Durigon riesce a dire: “Voto Vannacci. Ragazzi, lo sapete, il voto è segreto”. Ci sono più giornalisti che bandiere, più deputati che leghisti. Per fortuna è presente la showgirl Sylvie Lubamba, almeno lei, lo vota: “Voto il generale perché sa usare la grammatica, ha un buon lessico”. Quando il generale Vannacci, lo stivalone, comincia a parlare, a rivolgersi ai “giovani coraggiosi come voi”, sul maxischermo appare, inquadrata, una nonnina a cui sarebbe opera pia portare un ghiacciolo. Per il meteo ci..

Gerenza

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