Una Sicilia di spine
per Giorgia Meloni

Mettetevi nei panni di Giorgia Meloni. Credeva di avere in Sicilia un partito vivo, sanguigno e incorruttibile. E si è ritrovata con gli sprechi milionari del Balilla, con Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, sputtanato dalle intercettazioni e con l’assessore Elvira Amata nei guai giudiziari per via dei suoi traccheggi con Marcella Cannariato, nota come Lady Dragotto. Credeva pure di avere trovato un appiglio sicuro in Nello Musumeci, nominato addirittura ministro della Protezione civile, ma davanti alla tragedia di Niscemi anche l’ex presidente della Regione si è rivelato inconsistente. Aveva poi puntato sull’autorevolezza di Renato Schifani e ha avuto una disarmante delusione anche da Palazzo d’Orleans: mai un colpo d’ala, solo politica politicante. Povera Meloni. Se l'altro ieri è arrivata in Sicilia senza un codazzo sapete perché. Meglio sola che male accompagnata.

I magnifici cinque
contro Schifani & C.

Di Ismaele La Vardera si sa già: dopo mille denunce e cento corse in procura, il leader di Controcorrente ha annunciato che intende candidarsi alla presidenza della Regione. Lo stesso dicasi di Cateno De Luca: dopo mille slanci e cento ambiguità resta in corsa pure lui. Ma anche il centrodestra ha le sue carte segrete. L’asso di moltissimi cuori risponde al nome di Giorgio Mulè; e tra le fila di Forza Italia si agita pure Nino Minardo che ha appena lasciato la Lega. Poi c’è un asso nascosto nella manica di Fratelli d’Italia, partito devastato dagli scandali. Si chiama Carolina Varchi: colta, agile e stimatissima da Giorgia Meloni, sarebbe l’unica candidata capace di scombinare i giochi di Ignazio La Russa e dell’impresentabile Galvagno. Cinque nomi, cinque giovani ai nastri di..

Regione al capolinea
Arridateci i prefetti!

Palazzo dei Normanni non riesce più a confezionare una legge e Palazzo d’Orleans non riesce più a varare un decreto pulito, senza gli asfissianti condizionamenti del retrobottega. Diciamolo: l’autonomia regionale è arrivata al capolinea, arridateci i prefetti. Miriam Di Peri su Repubblica ha documento la spesa di ogni seduta, ovviamente inutile, dell’Ars. Nei primi 43 giorni di quest’anno il parlamento siciliano è costato 12 mila euro al minuto. Meglio chiudere bottega: si risparmierebbe almeno sulla bolletta della luce. Nel palazzo del governo bisognerebbe invece chiudere le due stanze dove trovano udienza pagnottisti e faccendieri, dove traccheggiano campieri e sovrastanti. Ai tempi di Rosario Crocetta c’era il “senatore della porta accanto”. Una sorta di viceré che, secondo la famosa novella di Verga, comandava ‘ncapu a lu re. E cambiato qualcosa? Temo..

Il Parlamento serve
solo per le imboscate

Mentre Renato Schifani si affanna per trovare una casa agli sfollati di Niscemi, all’Assemblea regionale frana e cola a picco la maggioranza di governo. L’antico e glorioso parlamento siciliano non riesce più a partorire una legge. Sala d’Ercole è diventata una vandea dove si scontrano fazioni e lobby del centrodestra e dove ogni emendamento, grazie al voto segreto, diventa un’occasione per vendette, imboscate e regolamenti di conti. La scena è dominata dai franchi tiratori. Tra i banchi dell’Ars serpeggiano rancori, risentimenti, frustrazioni. I partiti, ciascuno col proprio malumore, bussano alle porte di Palazzo d’Orleans ma Schifani non risponde. Certo, il presidente è alle prese con enormi disastri: oltre Niscemi, deve anche rimediare alle devastazioni del maltempo. Ma non può in eterno nascondere i problemi della coalizione sotto il tappeto dell’emergenza.

Giochi strani attorno
alle legge sull’editoria

Buttanissima ha il privilegio di non essere intruppato con i cortigiani del potere. E’ un giornaluzzo piccolo ma libero e indipendente. Lo scriviamo non a caso. I soliti padroni del vapore stanno traccheggiando per dividere i giornali in figli e figliastri; e favorire, ancora una volta, amici e pagnottisti. La commissione dell’Ars dovrà esprimersi oggi sulla legge per l’editoria. E valutare soprattutto una norma (comma 4, articolo 3 del decreto assessoriale) che dirotta la parte più consistente dei contributi verso le testate che siano diffuse in tutta la Sicilia e che abbiano almeno dieci “settori di informazione strutturalmente coperti”. Bene, per evitare scellerate discriminazioni, mettiamo subito le cose in chiaro: Buttanissima si occupa di cronaca, politica, economia, cultura, spettacoli, sport, infrastrutture, esteri, interni, società, analisi e commenti.

La grassa casta
del retrobottega

Cosa spinge Renato Schifani o Simona Vicari a pagare novemila euro un lavoro che vale al massimo novecento o mille euro? Cosa spinge la casta della politica a sganciare dieci, venti, cento pagnotte e altrettanti affidamenti diretti a Maurizio Scaglione, il faccendiere noto come il “super pagnottista di Palazzo d’Orleans”? Quanti sono i miracolati foraggiati da una Regione che non teme né le critiche né le denunce e che, pur di mantenere il limaccioso sistema del pagnottismo, non esita a sfidare l’opinione pubblica e, se il caso, pure i rilievi della magistratura? Diciamolo: i miracolati costituiscono ormai una casta di intoccabili; una casta bramina che, saldata a quella della politica, forma un blocco di potere che alimenta e perpetua se stesso. Metà della popolazione non vota, gli onesti tacciono, non..

L’ultima umiliazione
per i reduci della DC

Sono stati turlupinati, depredati, criminalizzati e chiusi in un lazzaretto come appestati. Eppure i reduci della Dc cuffariana sono ancora dietro la porta di Palazzo d’Orleans a chiedere, col cappello in mano, l’elemosina di un posticino nella magica casa del potere regionale. Ma il governatore Renato Schifani, da neofita del moralismo, si ostina a non aprire i battenti; e, come il Minosse dantesco, giudica e manda tutti all’inferno. Si è scordato che, per tre anni, il reprobo Totò Cuffaro è stato il suo più leale e fedele alleato: si spartivano il sonno. E si è scordato pure delle promesse fatte quando – in un’Assemblea avvelenata dai franchi tiratori – ha chiesto ai sei deputati del gruppo malfamato di votare a favore della traballante Finanziaria. S’è incassato i voti e buonanotte..

Distribuire moneta:
la politica non fa altro

Dopo Giorgia Meloni, dopo Elly Schlein e dopo Matteo Salvini è arrivato in Sicilia anche Antonio Tajani, vice premier e segretario di Forza Italia. La sua è stata una visita cardinalizia: per evitare di sporcarsi i piedi ai bordi della frana di Niscemi o sulle spiagge devastate dal ciclone, ha preferito le stanze di Palazzo d’Orleans dove ha incontrato gli imprenditori che hanno prodotti da esportare e ai quali il responsabile della Farnesina ha promesso ampi sostegni. Soprattutto soldi. Che si aggiungono, va da sé, ai milioni di euro che Schifani e Tamajo da tre anni distribuiscono a ogni tipo di impresa. Certo, i danni ci sono stati e i ristori aiutano, in alcuni casi, a sopravvivere. Ma è possibile che questo governo sappia solo distribuire moneta e non pensi..

E a Giusy toccherà
premiare se stessa

La lista dei “Custodi dell’ambiente” – il premio istituito dall’assessore al Territorio Giusy Savarino – si allunga a vista d’occhio. Oltre a Schifani, che ha ricevuto il trofeo del 2025, e oltre a Musumeci, che riceverà quello del 2026, un riconoscimento altrettanto prestigioso spetterà al vice premier Salvini: è arrivato nella Sicilia delle catastrofi con una settimana di ritardo e il messaggio che ha consegnato alle vittime è stato uno solo: i miliardi del Ponte sullo Stretto non si toccano. Nell’elenco della Savarino avranno un posto di riguardo i presidenti della Regione che dal 1997 in poi si sono scordati di salvare Niscemi, costruita sulla sabbia. Nella lista dei governatori potrebbe rientrare pure Schifani ma la legge vieta il “bis in idem”. Per non lasciare a bocca asciutta l’attuale governo..

A chi andrà quest’anno
il premio della Savarino?

Giusy Savarino, assessore al Territorio e all’Ambiente, ama al tal punto il suo ruolo che, per dirla col poeta, “cammina a piedi nudi per meglio sentire la santità della sua terra”. Capirete dunque con quanto zelo si appresta a individuare i “Custodi dell’Ambiente” da premiare nella cerimonia che si terrà anche nel 2026 ad Agrigento. L’anno scorso il trofeo più prestigioso Giusy l’ha voluto assegnare al suo presidente, Renato Schifani. Per la prossima edizione però i candidati saranno tantissimi. I disastri di questi giorni dimostrano che la tutela del territorio è stata da sempre una priorità della classe politica siciliana. Ma lei, ne siamo certi, punterà su Nello Musumeci. Il quale, pur conoscendo i rischi di Niscemi, non ha mosso un dito per prevenire la frana. Né da presidente della..

Gerenza

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