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Un bluff dietro l’altro
per galleggiare ancora

La procura di Maurizio De Lucia alza il sipario sul regno malefico dell’innominabile Viceré e Renato Schifani, il Re in persona, annuncia che presenterà all’Ars un disegno di legge contro la corruzione. Qualche giorno dopo la Guardia di Finanza, su disposizione della Corte dei Conti, ritorna a Palazzo d’Orleans per acquisire gli atti relativi agli incarichi affidati all’avido Viceré e ai pagnottisti del cerchio magico. E Renato Schifani, il Re in persona, riconvoca i giornali e annuncia un secondo disegno di legge – anche questo destinato, va da sé, al binario morto – che dovrebbe rafforzare i poteri della Corte dei Conti e a stringere i controlli su enti e società partecipate. Gli scandali lo assediano, il governo annaspa e il Presidente della Regione crede che basta gettare un po’..

Il teatro del moralismo
E’ l’Antimafia, bellezza!

I deputati della sbrindellata Commissione antimafia hanno atteso che la procura chiedesse un mandato di arresto all’Ucciardone per il viceré di Palazzo d’Orleans e quando hanno verificato che anche il re era in braghe di tela, hanno montato il teatrino del rigore e dell’intransigenza, trasformando il luogo dove si sono trastullati per quattro anni in un sinedrio di cartapesta. Quindi, dopo avere ascoltato per tre ore Renato Schifani, hanno adottato una misura capace di stupire il popolo bue: hanno secretato il verbale della seduta; hanno chiuso, cioè, in cassaforte il brodino che il presidente della Regione ha sparso a piene mani davanti alle domande – ah quanto pungenti – formulate da commissari che, fino alla settimana scorsa, erano seduti con lui allo stesso tavolo per completare la spartenza di mance,..

L’Innominato porta
la spocchia in tribunale

Ha infinocchiato Silvio Berlusconi, ha turlupinato Gianfranco Micciché, ha illuso Raffaele Lombardo, ha incantato Nello Musumeci, ha stregato Renato Schifani. Per trent’anni l’Innominato ha macinato piccioli e privilegi con la convinzione di essere il più furbo di tutti; di essere lui il marchese del Grillo mentre gli altri erano solo portatori d’acqua, contorni necessari per la sua vanità e il suo potere. Ieri, quando è stato costretto a difendersi, davanti a un magistrato, dall’accusa di essere un tangentaro, ha recitato lo stesso copione. “Io son io e voi non siete un cazzo”. Ed ha esibito il suo volto arrogante, irridente, beffardo. La stessa faccia con la quale, fino a poco tempo fa, intimoriva chiunque osasse contrastare la sua spocchia: gli ricordava di avere la moglie ai piani alti della giustizia..

Pure l’Asp di Trapani
scivola sulle pagnotte

Poteva succedere solo in questa Sicilia di piccioli e pagnotte. Giusto un anno fa moriva Maria Cristina Gallo. Aveva atteso per otto mesi l’esame istologico del tumore che l’ha portata alla tomba e, grazie a Giorgio Mulè, la denuncia ha consentito di scoperchiare lo scandalo di altri 3000 referti rimasti nei cassetti. Non c’è dubbio che l’Asp di Trapani, dopo quella tragedia, abbia fatto di tutto per tamponare il disastro. Ma, per rilanciare l’immagine dell’azienda, la manager ha voluto coinvolgere la comunicazione. E così un’altra fetta di sanità è volata nelle tasche di Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans che rastrella incarichi in ogni angolo della Regione. L’Asp che, nel nome di Maria Cristina, avrebbe dovuto attivare la strada grande e lucente della trasparenza, è finita in un..

Il potere di santificarsi
e all’un tempo rubare

Con una mano si santificano e con l’altra fanno strame di denaro pubblico. Di sera inseguono l’alta società e di giorno tangenti e privilegi. Prendete l’Innominato: con una mano scriveva un libro sul beato Rosario Livatino, magistrato e martire di mafia a 37 anni, mentre con l’altra rovistava avidamente nell’orologio a pendolo per agguantare le mazzette di piccioli lasciate lì dal suo complice. La sera andava a cena col ministro di Giustizia, Carlo Nordio, o con il governatore di Sicilia, Renato Schifani – tutti accompagnati dalle gentili signore, va da sé – e il giorno dopo lui tornava ad aggranfare la moneta contante sistemata, sempre dallo stesso complice, nei nascondigli stabiliti, mentre l’augusta moglie accompagnava il sottosegretario Delmastro alla bisteccheria di un affiliato al clan camorrista di Senese. Così va..

Gli effetti perversi
di abbracci rischiosi

Vito Riggio era un amministratore esperto, colto e soprattutto per bene. Era perciò incompatibile con un governo che aveva eletto l’Innominato a guida spirituale per districarsi tra gli scogli perigliosi della legge e della legalità. Difatti il presidente Schifani - con la sudditanza del sindaco Lagalla - lo ha fatto subito fuori e al vertice dell’Aeroporto di Palermo ha piazzato un suo fedelissimo. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Se un passeggero ha la fortuna di finire per l’imbarco al piano superiore ha ancora la possibilità di sopravvivere. Ma se è così sfortunato da affidarsi a una compagnia di sventura come Ryanair, viene gettato nell’inferno del piano terra per essere travolto da un carnaio soffocante, immorale, indecente. Mentre Schifani, va da sé, arma una tortilla in sala vip..

Il trombettiere
della legge-fuffa

No. In questa infelice Sicilia non ci sono solo i codardi che scappano come topi da una nave ormai alla deriva. Ci sono uomini valenti che, anche nella sventura, restano nei secoli fedeli. Il pensiero vola al capo dei trombettieri, arruolato nel cerchio magico di Schifani e acquartierato presso la direzione di un giornale. Lui sì che è un eroe. Ha appena superato il lutto per la tempesta giudiziaria che rischia di mandare all’Ucciardone l’Innominato, suo fraternissimo amico; e col fiato ancora impastato di pianto, ha intonato un inno alla “riforma” – la chiama così – contro la corruzione. Ha suonato, cioè, una marcetta trionfale all’indirizzo di una legge-fuffa inventata su due piedi dal presidente della Regione per confondere l’opinione pubblica e parare i contraccolpi di uno scandalo che, manco..

Crisi e corruzione
ultimi teatrini

Per quattro anni ha evitato – accuratamente, caparbiamente – di affrontare la questione morale. Ha ignorato le malefatte del Balilla; si è impappinato, fino a diventare giustizialista, sulle colpe della Dc cuffariana; è ridiventato garantista nei confronti dell’inchiesta per corruzione su Elvira Amata, ancora seduta, malgré tout, al vertice del Turismo. Lunedì sera, invece, il colpo di scena. Per appannare gli effetti devastanti della tempesta giudiziaria che ha travolto l’innominato suo braccio destro, Renato Schifani ha convocato la giunta regionale non per dimettersi ma per lanciare un’improbabile legge contro la corruzione; legge ovviamente destinata al binario morto. Il governatore, va da sé, ha voluto solo fare la mossa. E gettare un po’ di fumo moraleggiante negli occhi dei siciliani che lui forse considera ciechi, sordi e boccaloni. Puro avanspettacolo.

L’altra innominabile:
la gentildonna di potere

La politica ha logiche che noi umani non comprenderemo mai. Nei piani alti del potere romano ha spadroneggiato per anni una gentildonna – altra innominabile – che è riuscita ad ammaliare prima Silvio Berlusconi e poi Giorgia Meloni. Maneggiava leggi, amministrava segreti ed era così certa della sua impunità da intimidire, via whatsapp, chiunque le facesse ombra. Un giorno, nel pieno di una battaglia decisiva per le sorti del governo, è andata oltre la spocchia e, con una orripilante sparata in tv, ha fatto perdere alla nobile causa della Meloni qualche milione di voti. Ma il partito della premier, anziché prenderla a calci, l’ha premiata offrendole un rifugio sicuro sotto l’ala protettiva di un ministro. Morale della favola: che speranza ci resta in un’Italia dove nemmeno il capo del governo..

Sciascia, l’Innominato
e “il viceré sopra il re”

Per trent’anni e passa l’Innominato ha giocato d’azzardo nella terra di mezzo fra politica e affari. Ha fiancheggiato Totò Cuffaro, Raffaele Lombardo, Nello Musumeci. E quando sembrava che avesse sbagliato l’ultima mossa – la candidatura con Calenda è stata un fallimento – gli è andato subito incontro Renato Schifani che lo ha recuperato e collocato al piano più alto di Palazzo d’Orleans. Bene. Come mai il gotha della politica siciliana non ha avuto mai un sentore, un sospetto, una cautela? La procura, che oggi chiede al gip di rinchiuderlo all’Ucciardone, scrive che l’indagato “travalicava la consulenza tecnica per assumere un ruolo sostanzialmente sostitutivo del vertice politico”. Ricordate Leonardo Sciascia? Annotava che in Sicilia “al di sopra del re c’è il viceré”. Solo che stavolta il viceré, con le sue nefandezze,..

Gerenza

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