Sezioni Tematiche

S’avanza alla Regione
il pagnottista ignoto

Il pagnottismo ha superato i confini della decenza. Non c’è solo la complicità di Palazzo d’Orleans che in un solo anno ha concesso al faccendiere Maurizio Scaglione affidamenti diretti per oltre mezzo milione di euro. Ormai anche i singoli assessori arruolano – e pagano a peso d’oro – comunicatori improvvisati, fotografi e falsi editori. L’ultima pagnotta d’oro – 44 mila euro più Iva – l’ha sfornata ieri Salvatore Lizzio, dirigente generale delle Infrastrutture, per una società – la Leader Color di Daniele Giacone – alla quale è stato affidato l’incarico di un “servizio di comunicazione e divulgazione di contenuti mediante produzioni video e foto della fase di realizzazione e varo della nave Costanza I di Sicilia”. Incredibile ma vero: nel rapporto tra lavoro (minimo) e guadagno (massimo) il pagnottista ignoto..

Legame indissolubile
tra Ignazio e Renato

Renato Schifani appartiene ancora a Forza Italia o si è iscritto, senza farcelo sapere, a Fratelli d’Italia, corrente Ignazio La Russa? La domanda può sembrare assurda, ma sulla sua ricandidatura a Palazzo d’Orleans si assiste a schieramenti che lasciano molto spazio al dubbio. Ogni due per tre il presidente del Senato e Luca Sbardella, il commissario inviato in Sicilia da Giorgia Meloni, intonano un panegirico all’attuale governatore, reclamando automaticamente il bis. Dalle parti di Forza Italia però non c’è lo stesso zelo: il segretario Antonio Tajani si tiene sulle generali mentre il commissario per la Sicilia, Nino Minardo, stenta a trovare un equilibrio tra la vecchia guardia del partito, logorata anche dalla questione morale, e il nuovo che avanza. Il legame tra Gnazio e Renato non è più un’avventura sentimentale...

Nove scandali e mezzo
meritano un dibattito

Sul governo Schifani – che già è inciampato su almeno nove grandi scandali: dallo sporco affare di Cannes all’arresto di Cuffaro, dalla corruzione di Galvagno e Amata al Cefpas di Gallo Afflitto – si affaccia la brutta storia della nave Costanza realizzata dalla Fincantieri di Palermo con soldi della Regione e destinata alle isole minori. A giudicare dal costo – 143 milioni di euro – e dall’affidamento della gestione alla Caronte & Tourist, la stessa compagnia marittima che aveva eseguito e sbagliato la progettazione, le domande sono tante. Davide Faraone le ha elencate e subito sottoposte all’assessore per le Infrastrutture, Aricò. Aspettiamo le risposte che saranno certamente puntuali. Nell’attesa non sarebbe comunque opportuno che l’Ars accantonasse la spartenza delle mance e affrontasse finalmente la questione morale? Nove scandali e mezzo..

Antimafia e manettari
molto distratti sul Cas

Sigfrido Ranucci è, come si suole dire, in una botte di ferro. Tromba con le stagiste di Report e le femministe anziché fare un girotondo sotto la redazione continuano ad adorarlo. Frequenta il pluricondannato Lavitola e l’Ordine dei giornalisti non vede e non parla. In Sicilia – peccato – non abbiamo un santone dotato di tanta impunità. In cambio c’è il Consorzio per le autostrade di Sicilia. Il famigerato Cas si muove, da anni, tra scandali e inefficienze, tra spudorati pagnottismi e inquietanti rapporti con i boss ma né gli onorevoli della Commissione antimafia, per i quali la vita è bella perché varia, né la sinistra manettara, con la cultura del sospetto sempre a portata di mano, si sono preoccupati di porre, ai responsabili di questo gigantesco carrozzone, una sola..

I protettori sommersi
dell’onorevole Ranucci

Ranucci racconta in un libro le sue “trombate” con le stagiste di Report. Avete visto una sola femminista mobilitarsi per affermare la dignità delle donne? Non solo. Il taurino Sigfrido e altri insigni colleghi si spartivano il sonno con Lavitola, un delinquente pluricondannato. Ma l’Ordine professionale non ha mosso un dito. Ricordo quando una ventina di giornalisti siciliani – c’ero anch’io – fummo convocati dall’Ordine regionale per discolparci dall’infamia di avere frequentato Antonello Montante, il leader degli industriali che, prima di finire sott’inchiesta, era considerato un campione dell’antimafia pure da Giorgio Napolitano che lo nominò Cavaliere del Lavoro. L’idea di impiccarci all’albero della gogna era stata suggerita da un sicofante, ex amico e ruffiano di Montante. A capo del sinedrio c’era un trombone della Rai che ancora non riesce a..

Gli errori del Cardinale
che santifica Schifani

Nei processi di beatificazione il postulatore elencava i miracoli compiuti dal figlio di Dio che il Papa avrebbe elevato agli altari. Per la santificazione – col bis – di Renato Schifani il postulatore Totò Cardinale ricorda tra i prodigi del governatore anche “l’ottimo lavoro che Marcello Caruso sta portando avanti nella sanità, a dimostrazione del valore degli assessori politici rispetto ai tecnici”. Ma qui l’ex ministro inciampa due volte. Caruso non è stato scelto in quanto politico ma in quanto segretario particolare di Schifani: il candidato era il deputato Nicola D’Agostino, silurato pur appartenendo alla devota corrente di Cardinale. Secondo inciampo: i tecnici che per quattro anni hanno devastato la Sanità non sono stati insediati da Giorgio Mulé, che il postulatore vede come il fumo negli occhi. Ma da Schifani,..

Antonello e l’arte
dello scaricabarile

Acqua e arte sono distanti ma in realtà unite dalla stessa politica: quella dell’abbandono. “Qui si vive in pieno seicento, col barocchismo, le raffinatezze e l’ignoranza di allora”, scriveva il 24 giugno del 1860 Ippolito Nievo alla madre dopo un viaggio in Sicilia. Oggi non c’è più l’ignoranza. C’è però una eterna emergenza e con l’emergenza la raffinata furbizia di scaricare le responsabilità sempre sugli altri. L’arte, essendo un bene comune, ha bisogno di prevenzione. Che sulle tele di Antonello non c’è stata. Come non c’è stata per l’acqua di Agrigento, una città alla quale – lo ha detto in tv Giorgio Mulè – viene da anni negato un diritto primario. A Palazzo d’Orleans dev’esserci un misterioso Dipartimento dello Scaricabarile. Non si spiegherebbe altrimenti la velocità con la quale, di..

Un progetto per rompere
la cappa che ci opprime

L’uovo o si rompe dall’esterno o si rompe dall’interno: non resta mai integro. Il blocco di potere creato dentro il centrodestra da La Russa, Schifani e Cardinale più che uovo è una cappa – una cupola, stavo per dire – che opprime la Sicilia, che soffoca la questione morale e che ha trasformato la Regione in un regime feudale. Chi potrà spezzarla? La sinistra non c’è: il Pd è lacerato dalle risse interne e il M5s si è aggrovigliato alla propria inconcludenza. Dai guerriglieri solitari non c’è da aspettarsi molto: Cateno è ormai una sorta di Cuffaro 2.0 e La Vardera sembra replicare il modello Leoluca Orlando, tutto scorta e cultura del sospetto. La cappa, dunque, non può che essere spezzata dall’interno. Da una Forza Italia che abbia il coraggio..

Nessuno paga pegno
per lo sfregio a Gibellina

Le pale eoliche che opprimono l’orizzonte di Gibellina e sfregiano il Cretto di Burri non le ha create Dio. Le ha installate un imprenditore dopo avere ottenuto il via libera della Commissione Tecnico Scientifica, l’organo della Regione che valuta la compatibilità tra l’impresa che intende operare in Sicilia e l’ambiente circostante. L’orrore di Gibellina – denunciato da Davide Faraone qui, su Buttanissima – è il frutto di una formale autorizzazione. E le autorizzazioni, come si sa, possono essere semplici o tormentate. Su Gibellina la decisione è scivolata liscia come l’olio. Non ha tenuto conto dell’orizzonte né dell’arte ed è arrivata a calpestare la memoria di un terremoto che ha inghiottito la vecchia Gibellina, ora sepolta sotto la monumentale opera di Burri. Ovviamente nessuno paga pegno. Nella Sicilia feudale di Schifani..

La razza padrona
non paga mai pegno

Alla razza padrona non appartengono solo i pezzi da novanta come Daniela Faraoni, l’ex assessora alla Sanità che, sull’elezione “contra legem” del figlio a sindaco di Serradifalco, paralizza tutti coloro che dovrebbero commissariare il Comune. Della stessa casta di intoccabili fa parte il Consorzio per le autostrade siciliane. E’ un baraccone scandaloso che accumula debiti e perdite, che oscilla tra appalti inquinati e spudorati pagnottismi e che ora – stando alle accuse della Procura di Messina – comincia anche a odorare di mafia. Eppure, nonostante i pesanti sospetti, nessuno alla Regione apre bocca. Tace il governo Schifani; tacciono moralisti e moralizzatori; si girano dall’altro lato eroi dell’antimafia e partiti di opposizione. Vale per il Cas la stessa domanda già fatta a Daniela Faraoni: in quali opachi ingranaggi si nasconde un..

Gerenza

Buttanissima Sicilia quotidiano online è una testata regolarmente registrata. Registro generale n. 223.
Registro della Stampa n.5 del 24/01/2018 presso il Tribunale di Palermo

Editore: Salt & Pepper S.r.l. Tel +39 091 7302626 P.IVA: 05126120822

Direttore responsabile Giuseppe Sottile

Change privacy settings

Cookie Policy

Contatti

+39 091 7302626
www.buttanissima.it
Via Francesco Scaduto, 2/D – Palermo
Questo sito è associato alla
badge_FED