Sezioni Tematiche

La Dc di Cuffaro?
Tutti sparpagliati

Era il partito che, con Totò Cuffaro, conquistava posti di governo e di sottogoverno. Perché era il pilastro sul quale si reggeva il regno di Renato Schifani. Ma da quando il capo è stato nuovamente intrappolato in una storiaccia giudiziaria, la DC è diventato il partito degli sparpagliati. Chi ancora dispone di una base elettorale trova rifugio altrove. Mauro Pantò, il campione olimpionico del clientelismo, è stato arruolato da Cateno De Luca che, manco a dirlo, ha sorvolato sugli azzardi adottati dall’ex presidente della Sas per rastrellare consensi. Mentre Carlo Auteri, con le bisacce colme di voti raccolti nel Siracusano, s’è lasciato arpionare da Luca Sammartino, il potente cacicco salviniano di Sicilia. Gli altri cuffariani sono su piazza. Bussano alla porta del retrobottega, aspettano una chiamata. Per salvarsi non hanno..

Chi trova un sindaco
trova un tesoro (di voti)

Nino Minardo riunisce i sindaci di Forza Italia e dice che il consenso del partito nasce soprattutto nelle realtà territoriali. Poi c’è Ismaele La Vardera orgoglioso di essere stato un protagonista – con Alessandro Onorato – degli stati generali di Progetto Civico: alla manifestazione di Roma c’erano oltre novecento amministratori, tra sindaci e consiglieri comunali. E ai sindaci d’Italia si appella anche Cateno De Luca che, da sindaco di Taormina, tenta di conquistare Palazzo d’Orleans e diventare il Sindaco di Sicilia: ha promosso una convention di Sud chiama Nord che sarà aperta oggi da Ignazio La Russa e si chiuderà venerdì con l’intervento di Giorgia Meloni. Tutti a caccia dei sindaci. Il potere vero non appartiene più alla politica che parla alla gente tramite i social. Appartiene ai municipi. Dove..

Senza la spartenza
non c’è sopravvivenza

La foto li ritrae attorno a un tavolo, felici e contenti. Reduci da una impresa eroica e straordinaria conclusa felicemente. Anzi, trionfalmente. Sono i leader del centrodestra. C’è Nino Minardo, intrepido commissario di Forza Italia; e in rappresentanza di Cateno De Luca, c’è pure Luca Sbardella, plenipotenziario in Sicilia di Fratelli d’Italia. Ci sono i rappresentanti della Dc cuffariana e della Lega salviniana, più tre comparse non meglio identificate. Lo scopo della riunione non era la questione morale, così impellente soprattutto alla luce dell’ultimo tentennio di manette. E nemmeno la crisi della sanità o delle autostrade che cadono a pezzi. Il vertice è stato convocato per dire ai siciliani che il centrodestra, con le mance, ha ritrovato la sua compattezza. E per ricordare a Renato Schifani che senza spartenza non..

L’ultimo assalto
dei predatori

Doveva essere la legislatura guidata non da un parlamentare qualunque ma da uno statista reduce dalla presidenza del Senato. Doveva essere la legislatura della volta buona, senza il marciume degli intrighi e del malaffare. Sono stati invece quattro anni vissuti pericolosamente. Anzi, maledettamente. Sputtanati dagli scandali, dalla corruzione, dagli sprechi, dal pagnottismo, dalle ruberie. E, per finire, da uno scempio malandrino del denaro pubblico. Con un governatore che brucia 174 milioni di euro per comprarsi il consenso dei deputati della maggioranza che a loro volta utilizzeranno circa due milioni a testa per accaparrarsi il consenso dei sindaci dei loro collegi elettorali i quali, tanto per chiudere il cerchio, li spenderanno per comprarsi la benevolenza degli utilizzatori finali, parroci e sacrestani. No, questi non sono partiti politici. Sono predatori.

I pilastri di Schifani?
Due paste frolle

Da un lato c’era l’Innominato, avido e spocchioso. Dall’altro lato c’era Simona Vicari, meglio conosciuta come la senatrice della porta accanto. Sono stati per quattro anni i pilastri sui quali Renato Schifani ha costruito il suo regno. Due pilastri di pasta frolla, a giudicare dai risultati. L’Innominato, affamato di piccioli, è rimasto intrappolato in un’inchiesta per corruzione e rischia di finire all’Ucciardone. Mentre Simona Vicari ha combinato un guaio con l’ospedale Giglio di Cefalù, creando un ulteriore imbarazzo al governatore. La senatrice si era dimessa dal consiglio di amministrazione con la certezza di conquistare subito dopo la presidenza e restare in sella per altri tre anni. Ma al Giglio ha già fatto due stagioni e la legge non prevede il terzo mandato. L’ingordigia da sottogoverno le ha giocato un brutto..

Come Palermo coltiva
la nostalgia per i muli

Se avete nostalgia dei muli e, più in generale, degli animali da soma; se rimpiangete i vecchi calesse e trotterellare tra due fitte ali di siepe; se preferite avventurarvi su un terreno brullo e sdrucciolevole, allora trasferitevi in via Sampolo. Perché quella non è una strada asfaltata, come crediamo tutti. E non è nemmeno un’arteria sulla quale si affacciano palazzi a nove piani, negozi e supermercati. E’ rimasta, strano ma vero, una reggia trazzera. Le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai pensato di sottrarla al demanio e di inserirla nel piano regolatore della città. Con conseguenze paradossali. Vendere o comprare una casa in via Sampolo è diventato un problema, soprattutto per i notai. Perché in quella strada, come in tutte le trazzere, possono insorgere diritti e salvaguardie diverse..

Risvegli: ora i tartufi
diventano duri e puri

Ora che gli scandali accerchiano Palazzo d’Orleans; ora che la caduta rovinosa dell’innominabile Viceré fa tremare il trono di Renato Schifani; ora che indagini e perquisizioni si estendono a macchia d’olio ed è diventato difficile contrattare favori e privilegi; ora che persino la senatrice della porta accanto cerca altrove un rifugio più sicuro e duraturo; ora si succedono i risvegli. Si è svegliata l’Antimafia e si sono svegliati i partiti d’opposizione. Chiedono a Schifani un rapporto sulle spese destinate a stampa e propaganda. Per quattro anni Buttanissima ha denunciato sprechi e scempiaggini della comunicazione. Ma Pd, Cinque Stelle e altri compagnucci non hanno mai voluto vedere il verminaio che assediava i retrobottega della Regione. Anzi, hanno civettato col più ingordo e spregiudicato dei pagnottisti. Oggi si trasvestono da puri e..

Un bluff dietro l’altro
per galleggiare ancora

La procura di Maurizio De Lucia alza il sipario sul regno malefico dell’innominabile Viceré e Renato Schifani, il Re in persona, annuncia che presenterà all’Ars un disegno di legge contro la corruzione. Qualche giorno dopo la Guardia di Finanza, su disposizione della Corte dei Conti, ritorna a Palazzo d’Orleans per acquisire gli atti relativi agli incarichi affidati all’avido Viceré e ai pagnottisti del cerchio magico. E Renato Schifani, il Re in persona, riconvoca i giornali e annuncia un secondo disegno di legge – anche questo destinato, va da sé, al binario morto – che dovrebbe rafforzare i poteri della Corte dei Conti e stringere i controlli su enti e società partecipate. Gli scandali lo assediano, il governo annaspa e il Presidente della Regione crede che basta gettare un po’ di..

Il teatro del moralismo
E’ l’Antimafia, bellezza!

I deputati della sbrindellata Commissione antimafia hanno atteso che la procura chiedesse un mandato di arresto all’Ucciardone per il viceré di Palazzo d’Orleans e quando hanno verificato che anche il re era in braghe di tela, hanno montato il teatrino del rigore e dell’intransigenza, trasformando il luogo dove si sono trastullati per quattro anni in un sinedrio di cartapesta. Quindi, dopo avere ascoltato per tre ore Renato Schifani, hanno adottato una misura capace di stupire il popolo bue: hanno secretato il verbale della seduta; hanno chiuso, cioè, in cassaforte il brodino che il presidente della Regione ha sparso a piene mani davanti alle domande – ah quanto pungenti – formulate da commissari che, fino alla settimana scorsa, erano seduti con lui allo stesso tavolo per completare la spartenza di mance,..

L’Innominato porta
la spocchia in tribunale

Ha infinocchiato Silvio Berlusconi, ha turlupinato Gianfranco Micciché, ha illuso Raffaele Lombardo, ha incantato Nello Musumeci, ha stregato Renato Schifani. Per trent’anni l’Innominato ha macinato piccioli e privilegi con la convinzione di essere il più furbo di tutti; di essere lui il marchese del Grillo mentre gli altri erano solo portatori d’acqua, contorni necessari per la sua vanità e il suo potere. Ieri, quando è stato costretto a difendersi, davanti a un magistrato, dall’accusa di essere un tangentaro, ha recitato lo stesso copione. “Io son io e voi non siete un cazzo”. Ed ha esibito il suo volto arrogante, irridente, beffardo. La stessa faccia con la quale, fino a poco tempo fa, intimoriva chiunque osasse contrastare la sua spocchia: gli ricordava di avere la moglie ai piani alti della giustizia..

Gerenza

Buttanissima Sicilia quotidiano online è una testata regolarmente registrata. Registro generale n. 223.
Registro della Stampa n.5 del 24/01/2018 presso il Tribunale di Palermo

Editore: Salt & Pepper S.r.l. Tel +39 091 7302626 P.IVA: 05126120822

Direttore responsabile Giuseppe Sottile

Change privacy settings

Cookie Policy

Contatti

+39 091 7302626
www.buttanissima.it
Via Francesco Scaduto, 2/D – Palermo
Questo sito è associato alla
badge_FED