Due magistrati in lotta
sguaiati e privi di stile

Un po’ tromboni e un po’ bulli, comunque sempre sopra le righe. Da un lato Carlo Nordio, ex magistrato e attuale ministro di Giustizia. Dall’altro lato Nicola Gratteri, procuratore di Napoli ed ex aspirante ministro: doveva entrare nel governo Renzi ma fu bloccato sulla soglia di via Arenula dal Capo dello Stato, Giorgio Napoletano. Li divide il referendum sulla legge costituzionale che separa le carriere di giudice e pubblico ministero. Nordio guida l’esercito del Sì, che comprende Giorgia Meloni e i partiti di centrodestra; mentre Gratteri, capofila dell’Associazione magistrati, si sbatte per affermare le ragioni del No. L’uno e l’altro hanno condotto una campagna elettorale impasticciata, confusa, sguaiata. Si sono improvvisati leader politici ma non hanno mostrato quello stile di equilibrio e serenità che i cittadini pretendono da chi amministra..

Ma questa Regione
cos’ha da festeggiare?

Il prossimo 15 maggio la Regione siciliana compirà 80 anni e i due Palazzi già preparano una festa coi fiocchi a Castello Utveggio. Non si baderà a spese. Sarà l’omaggio a uno Statuto che ha concesso alla Sicilia un’autonomia speciale con la quale – secondo le intenzioni del Costituenti – sarebbe stata sconfitta ogni tentazione separatista e sarebbero state sanate le disuguaglianze con il Nord. Per quel giorno gli uffici saranno tirati a lucido ma non sarà un compleanno felice. Per il semplice fatto che non ci saranno grandi risultati da mostrare. Solo macerie. La corruzione divora buona parte della politica e il retrobottega risucchia, in un vortice di scandali, uomini di partito e vertici della burocrazia. Mentre i pagnottisti continuano a girare impuniti per i corridoi di Palazzo dei..

Requiem per Contrada
vittima di malagiustizia

Quando vi parlano di giustizia, pensate a Bruno Contrada, l’ex capo della Squadra Mobile di Palermo stritolato da un ingranaggio che lo ha tenuto in croce per quarant’anni senza che le sue colpe fossero state mai accertate oltre ogni ragionevole dubbio. E se vi parlano di processo giusto o di equilibrio tra accusa e difesa, pensate a un uomo che, con tutta la sua storia, i suoi meriti e le tante medaglie appese al petto, è stato costretto per quarant’anni a salire e scendere le scale dei Tribunali e delle Corti di Appello, a inseguire la Cassazione e pure la Corte di Giustizia Europea ma è riuscito a ottenere solo un risarcimento che non gli ha restituito l’onore e non ha sancito la sua innocenza. Non gli è bastata una..

Ricreazione finita
per governo e Ars

Non basta un dibattito e non basta neanche la riscrittura dei regolamenti parlamentari. Solo i settanta deputati dell’Ars sono convinti che in Sicilia ci sia ancora spazio per la politica. Non si accorgono che la Regione è sprofondata in una palude di cenere e fango, per dirla con Giobbe, e che le sabbie mobili della corruzione hanno inghiottito le ultime briciole di credibilità. Non capiscono che non c’è più spazio per i travestimenti e per le ipocrisie, per le mance e gli inciuci, per i giochi sottobanco e le imboscate dei franchi tiratori. Credono ancora che basta recitare due paroline magiche come legalità e trasparenza per ridare vitalità a un sistema ormai al collasso; per cancellare colpe e complicità. Poveri deputati. Non si accorgono che, al punto in cui siamo..

A mali estremi
estremi rimedi

A questo punto non basterebbe nemmeno l’invocato dibattito sulla questione morale. Nel luglio scorso l’Ars ne ha messo in piedi uno ma non ha sortito alcun effetto. E’ servito solo a Gaetano Galvagno, già sputtanato da una inchiesta giudiziaria, per recitare il suo atto di dolore e rimanere tra gli ori di Palazzo dei Normanni. Non è più tempo di teatri né di ipocrisie. La corruzione ammorba la Regione. Il fango soffoca gli assessorati di maggiore spesa, dal Turismo alla Sanità. Il retrobottega divora i vertici della politica e della burocrazia. Pagnottisti e faccendieri affollano i corridoi di Palazzo d’Orleans. E Schifani, se vuole restituire dignità alla politica, non ha scelta: per staccarsi dalla palude gli serve un colpo d’ala. Anche un clamoroso passo indietro con ricorso a elezioni anticipate...

Da Cuffaro a Iacolino:
la sanità miete vittime

Si fa presto a dire che la misura è colma. Quattro giorni fa Salvatore Iacolino, lasciava il potente dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Sanità per insediarsi nel nuovo incarico di direttore generale del Policlinico di Messina. Era stato silurato dalla politica ma i funzionari di piazza Ottavio Ziino lo avevano salutato con una standing ovation. Oggi la batosta più devastante: un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la procura di Palermo avrebbe fiancheggiato l’ascesa del boss Carmelo Vetro e messo a disposizione della cosca di Favara potere e relazioni costruite in vent’anni di carriera tra i vertici della burocrazia regionale e l’europarlamento di Bruxelles dove è stato eletto nel 2009 dal Popolo della Libertà. Dopo Cuffaro, cade un’altra testa eccellente. La sanità continua a mietere..

L’altro cerchio magico
di Palazzo d’Orleans

Fiato alle trombe. La super burocrate Margherita Rizza arriva sulla più alta poltrona del Turismo. Si insedia dove sedeva Ignazio Tozzo che si è appena insediato alla Segreteria generale da dove era uscita Margherita Rizza che ora si appropria del Turismo. Sembra uno scioglilingua, ma è l’ultima tappa del Gran Tour che, nell’era della presidenza Schifani, attraversa gli uffici della Regione. Non succede per caso. Siamo alla cultura dell’accentramento. Il governatore riesce a fidarsi solo di una cerchia ristretta di funzionari. Ai quali concede anche la possibilità di ricoprire due o più cariche e di aggiungere allo stipendio altri sostanziosi gettoni di presenza. Margherita Rizza, per esempio, dopo la nomina a capo dipartimento del Turismo, continua a dirigere gli Affari Extraregionali e resta pure commissario dell’Orchestra Sinfonica. E’ la donna..

Eni, Rai, Tim giocano
a chi ci frega più soldi

Eni, Rai e Tim. Sono tre colossi industriali il cui azionista di maggioranza è lo Stato italiano. Teoricamente dovrebbero tutelare noi poveri cittadini dagli speculatori, dagli avventurieri, dai monopoli. Succede invece che spesso finiscono per rapinarci, ma sempre dentro una cornice di legalità: il potere politico li ha dotati di norme che li preservano da ogni rischio. Cominciamo dalla benzina: già ieri mattina è volata a due euro. Le compagnie petrolifere ci fanno pagare effetti che la guerra in Medio Oriente ancora non ha prodotto. Passiamo alla Rai: quest’anno ha imposto alle aziende un canone che è un oltraggio a chiunque si alza la mattina per guadagnarsi il pane: 407,35 euro. E poi c’è Tim, dove l’inganno è fatto di mille trucchi. Aprite bene gli occhi sulle bollette: vi caricano..

Il trenino degli incarichi
inventato da Schifani

"Brigitte Bardot, Bardot". Ricordate il motivetto delle nostre baldorie di Capodanno, quello che ci spinge a formare – con trombette e coriandoli – il magico trenino? Bene. Intonatelo subito perché un trenino molto più grande attraversa in queste ore i principali uffici della Regione. Tutto comincia il giorno il cui il presidente Schifani cede all’ultimatum di Fratelli d’Italia e decide di rimuovere Salvatore Iacolino dal vertice della Sanità. Intanto, per dare un nuovo incarico a Iacolino bisogna liberare il Policlinico di Messina e spostare il manager Santonocito al Policlinico di Catania. Detto, fatto. Quindi, al posto di Jacolino, viene reclutato Giovanni Bologna che, per assumere l’interim della Programmazione Strategica, lascia l’interim del dipartimento Turismo. Dove si insedia, ad interim, il segretario generale Ignazio Tozzo. "Brigitte Bardot, Bardot…"

L’assessore che imita
la regina di Francia

Alzi una pietra e sotto ci trovi i vermi. Giorgio Mulè, tenace vice presidente della Camera, ha alzato la vecchia e logora pietra della sanità e ci ha trovato sotto non solo malgoverno e corruzione. Ci ha trovato pure il verme dell’omertà. Il dossier del 2024 sui pronto soccorso di Sicilia – una mappa raccapricciante dell’inefficienza e dell’abbandono – viene tenuto nascosto. L’assessore Daniela Faraoni dice che nel frattempo “sono state superate numerose criticità” e quando le viene chiesto perché il governo non affronta un dibattito apertis verbis, elencando anche i rimedi che sono stati adottati, la Faraoni risponde: “Non ci metterei la faccia se quello che sto affermando non corrispondesse al vero”. “Chiedono pane? dategli le briosches”: così rispondeva la regina di Francia. “Chiedono verità? Dategli la mia faccia”:..

Gerenza

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