A mali estremi
estremi rimedi

A questo punto non basterebbe nemmeno l’invocato dibattito sulla questione morale. Nel luglio scorso l’Ars ne ha messo in piedi uno ma non ha sortito alcun effetto. E’ servito solo a Gaetano Galvagno, già sputtanato da una inchiesta giudiziaria, per recitare il suo atto di dolore e rimanere tra gli ori di Palazzo dei Normanni. Non è più tempo di teatri né di ipocrisie. La corruzione ammorba la Regione. Il fango soffoca gli assessorati di maggiore spesa, dal Turismo alla Sanità. Il retrobottega divora i vertici della politica e della burocrazia. Pagnottisti e faccendieri affollano i corridoi di Palazzo d’Orleans. E Schifani, se vuole restituire dignità alla politica, non ha scelta: per staccarsi dalla palude gli serve un colpo d’ala. Anche un clamoroso passo indietro con ricorso a elezioni anticipate...

Da Cuffaro a Iacolino:
la sanità miete vittime

Si fa presto a dire che la misura è colma. Quattro giorni fa Salvatore Iacolino, lasciava il potente dipartimento della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Sanità per insediarsi nel nuovo incarico di direttore generale del Policlinico di Messina. Era stato silurato dalla politica ma i funzionari di piazza Ottavio Ziino lo avevano salutato con una standing ovation. Oggi la batosta più devastante: un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la procura di Palermo avrebbe fiancheggiato l’ascesa del boss Carmelo Vetro e messo a disposizione della cosca di Favara potere e relazioni costruite in vent’anni di carriera tra i vertici della burocrazia regionale e l’europarlamento di Bruxelles dove è stato eletto nel 2009 dal Popolo della Libertà. Dopo Cuffaro, cade un’altra testa eccellente. La sanità continua a mietere..

L’altro cerchio magico
di Palazzo d’Orleans

Fiato alle trombe. La super burocrate Margherita Rizza arriva sulla più alta poltrona del Turismo. Si insedia dove sedeva Ignazio Tozzo che si è appena insediato alla Segreteria generale da dove era uscita Margherita Rizza che ora si appropria del Turismo. Sembra uno scioglilingua, ma è l’ultima tappa del Gran Tour che, nell’era della presidenza Schifani, attraversa gli uffici della Regione. Non succede per caso. Siamo alla cultura dell’accentramento. Il governatore riesce a fidarsi solo di una cerchia ristretta di funzionari. Ai quali concede anche la possibilità di ricoprire due o più cariche e di aggiungere allo stipendio altri sostanziosi gettoni di presenza. Margherita Rizza, per esempio, dopo la nomina a capo dipartimento del Turismo, continua a dirigere gli Affari Extraregionali e resta pure commissario dell’Orchestra Sinfonica. E’ la donna..

Eni, Rai, Tim giocano
a chi ci frega più soldi

Eni, Rai e Tim. Sono tre colossi industriali il cui azionista di maggioranza è lo Stato italiano. Teoricamente dovrebbero tutelare noi poveri cittadini dagli speculatori, dagli avventurieri, dai monopoli. Succede invece che spesso finiscono per rapinarci, ma sempre dentro una cornice di legalità: il potere politico li ha dotati di norme che li preservano da ogni rischio. Cominciamo dalla benzina: già ieri mattina è volata a due euro. Le compagnie petrolifere ci fanno pagare effetti che la guerra in Medio Oriente ancora non ha prodotto. Passiamo alla Rai: quest’anno ha imposto alle aziende un canone che è un oltraggio a chiunque si alza la mattina per guadagnarsi il pane: 407,35 euro. E poi c’è Tim, dove l’inganno è fatto di mille trucchi. Aprite bene gli occhi sulle bollette: vi caricano..

Il trenino degli incarichi
inventato da Schifani

"Brigitte Bardot, Bardot". Ricordate il motivetto delle nostre baldorie di Capodanno, quello che ci spinge a formare – con trombette e coriandoli – il magico trenino? Bene. Intonatelo subito perché un trenino molto più grande attraversa in queste ore i principali uffici della Regione. Tutto comincia il giorno il cui il presidente Schifani cede all’ultimatum di Fratelli d’Italia e decide di rimuovere Salvatore Iacolino dal vertice della Sanità. Intanto, per dare un nuovo incarico a Iacolino bisogna liberare il Policlinico di Messina e spostare il manager Santonocito al Policlinico di Catania. Detto, fatto. Quindi, al posto di Jacolino, viene reclutato Giovanni Bologna che, per assumere l’interim della Programmazione Strategica, lascia l’interim del dipartimento Turismo. Dove si insedia, ad interim, il segretario generale Ignazio Tozzo. "Brigitte Bardot, Bardot…"

L’assessore che imita
la regina di Francia

Alzi una pietra e sotto ci trovi i vermi. Giorgio Mulè, tenace vice presidente della Camera, ha alzato la vecchia e logora pietra della sanità e ci ha trovato sotto non solo malgoverno e corruzione. Ci ha trovato pure il verme dell’omertà. Il dossier del 2024 sui pronto soccorso di Sicilia – una mappa raccapricciante dell’inefficienza e dell’abbandono – viene tenuto nascosto. L’assessore Daniela Faraoni dice che nel frattempo “sono state superate numerose criticità” e quando le viene chiesto perché il governo non affronta un dibattito apertis verbis, elencando anche i rimedi che sono stati adottati, la Faraoni risponde: “Non ci metterei la faccia se quello che sto affermando non corrispondesse al vero”. “Chiedono pane? dategli le briosches”: così rispondeva la regina di Francia. “Chiedono verità? Dategli la mia faccia”:..

Ancora due serate
su Sanremo: aiuto!

Siamo stati deliziati per oltre una settimana dal festival di Sanremo e siamo stati felici e contenti, invasi addirittura da una irresistibile gaiezza. Abbiamo persino reso merito a Carlo Conti, che forse qualche errore, l’ha commesso e abbiamo accettato pure la conduzione di Laura Pausini, cantante molto brava ma presentatrice un po’ legnosa. Abbiamo sopportato le sfrontate marchette dei programmi di sostegno al festival e anche le domande graffianti dei cosiddetti giornalisti coccodè, quelli intruppati nella sala stampa ma seriamente convinti di difendere la libertà di stampa. Però ora basta. La Rai ha deciso che, dopo la maratona di Domenica In, ci proporrà – sempre su Sanremo – altre due prime serate. Vuole rilanciare altre mille volte la canzone del melodico Sal Da Vinci e trasformare il festival in una..

Da Fico a Sal Da Vinci
il populismo dei valori

"Roberto Fico, governatore della Campania, ha mantenuto uffici e staff a Roma. Un piede a Napoli e l’altro nella Capitale: infatti, ai presidenti della Camera dei deputati è consentito conservare l’ufficio e le relative strutture anche dopo la cessazione del mandato", lo scrive Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Che così continua: ”Ci saremmo aspettati che Fico, nel ricordo delle battaglie che i Cinque Stelle hanno combattuto contro i privilegi parlamentari, rinunciasse ai ‘benefit’. Lontani i tempi in cui ostentava l’autobus per raggiungere Montecitorio”. Sulla stessa prima pagina, il giornale riconosce il successo di Sal da Vinci che ha riproposto al festival di Sanremo la tradizione melodica di Napoli. Ha cantato un inno alla fedeltà coniugale, esaltata come un “valore irrinunciabile”. Anche Fico riteneva la rinuncia ai privilegi un “valore..

Da Sanremo alla Sicilia
Giorgia è in affanno

Dov’è finita la sicumera di Giorgia Meloni e della sua rutilante destra di legge e ordine? Cominciamo dalle frivolezze. Il festival di Sanremo non trasmette più la forza e lo smalto degli anni passati: se questa è la Rai cara a Palazzo Chigi verrebbe da dire che il clima attorno a padrini e trombettieri del Baraccone Italia tende forse al cambiamento. Poi ci sono le cose un po’ più serie. C’è il referendum sulla giustizia che nessuno dei ministri – da Salvini a Nordio – sa come gestire. E c’è la legge elettorale: una proposta raffazzonata che non piace a Lega e Forza Italia ed è finita già nelle spire di un dibattito noiosissimo. Ma soprattutto c’è la Sicilia dove il commissario Luca Sbardella ignora gli scandali che sputtanano Fratelli..

La purificazione a metà
di Schifani su Cuffaro

Nella settimana del Dies irae sembrava un Savonarola che impugnava la spada di fuoco contro i demoni del malaffare, un Torquemada pronto a ripristinare codici e riti della Santa Inquisizione. Nel volgere di poche ore scomunicò Totò Cuffaro e i reprobi accusati con lui di corruzione, defenestrò i due assessori democristiani e criminalizzò il partito che per tre anni era stato il suo alleato più leale. Disse al mondo che doveva farlo per garantire alla Sicilia rigore e trasparenza. Oggi, leggendo Repubblica, ci si accorge che la vampata moralista di Renato Schifani altro non era che una purificazione con svista. Il governatore aveva lasciato nelle mani di Mauro Pantò – il genio cuffariano del sottogoverno – la più grande e spregiudicata macchina del clientelismo regionale: la Sas. Dove trovano assunzione..

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