Sezioni Tematiche

Ci manca la parola
del leghista Germanà

Non mi interessa sapere se, di fronte all’ultima Waterloo del centrodestra, il commissario di Forza Italia, Nino Minardo, chiederà un vertice o una verifica. Non mi interessa sapere se il commissario di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, preferirà il conclave invocato dal suo capogruppo o un faccia a faccia tra segretari dei partiti e deputati dell’Ars. E non mi intriga scoprire se Gianfranco Miccichè e Raffaele Lombardo si accorderanno sul rito del caminetto al quale invitare Cateno De Luca. Io non vedo l’ora che quel genio di Nino Germanà, segretario della Lega, dica che questa coalizione è la più salda, la più leale e la più affiatata che la Sicilia abbia mai avuto. Ha dichiarato l’altro ieri che il governo Schifani è il migliore degli ultimi cinquant’anni, che gli costa dire..

Tracollano i partiti
Avanzano gli eretici

Il centrodestra si è sfracellato e il centrosinistra non si sente nemmeno tanto bene. Hanno perso i partiti tradizionali e hanno vinto i guitti, i fantasiosi, gli irregolari, gli eretici: comunque tutti quelli che sanno confrontarsi con i propri cittadini e sono in grado anche di formulare un discorso con linguaggio comprensibile e mai imbalsamato. Ha stravinto Cateno De Luca, ormai padrone – politicamente parlando – di tutta i paesi del Messinese: qualcosa come 750 mila abitanti, un quinto della Sicilia. E ha trionfato il vecchio Mirello Crisafulli, eletto sugli scudi sindaco di Enna. Il Pd – un partito ingessato, litigioso e moralista – al momento della candidatura gli aveva negato il simbolo. E lui ieri ha macinato tutte le Schlein e tutti i Barbagallo: “Hanno fatto bene a negarmelo”,..

Il monito di De Lucia
nel giorno di Falcone

Nel trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci, il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, afferma che “la politica deve espellere in modo deciso le mele marce dai partiti”. Lo dice nel nome di Giovanni Falcone. “Il rischio della normalizzazione nella lotta alla mafia – precisa – attraversa trasversalmente la società, le istituzioni e anche la politica. Che deve sapere alzare in maniera sempre più decisa una barriera etica nei confronti di personaggi discussi, di gente in grado di spostare voti in maniera opaca o di fare promesse che hanno un’aria di ricatto verso chi le accetta”. Sono parole forti. Anche perché provengono da un magistrato di indiscusso equilibrio e di altissima sensibilità giuridica. Ma la politica, in Sicilia, non allontana – purtroppo – nessuna mela marcia. Inquisiti e rinviati a..

Chi mette una pezza
ai disastri della politica

Le devianze mafiose della Società Italo-Belga, che da oltre cent’anni gestisce la spiaggia di Mondello, erano già finite sotto il controllo del prefetto di Palermo. Ma Giusi Savarino, assessore al Territorio, ha voluto scavalcare il rappresentante dello Stato e per contrastare le smanie giustizialiste di Ismaele La Vardera ha revocato in quattro e quattr’otto la concessione alla Italo-Belga, affidando il futuro della spiaggia a una procedura che avrebbe gettato i bagnanti nel caos e nella sporcizia. Il Consiglio di giustizia amministrativa, al quale la società ha fatto ricorso, non si è lasciato intimorire dai sit-in di La Vardera né dagli avvocati di Palazzo d’Orleans. E ha stilato una sentenza di buon senso. Dove si dimostra che non sempre la magistratura invade lo spazio della politica. Spesso va a risolvere i..

Ma quali giovani
il futuro è dei vecchi

Stanno tutti lì a parlare dei giovani e coi giovani, a sostenere che solo i le nuove generazioni potranno garantire un futuro a questa sventurata Sicilia. Poi guardi in faccia i candidati che si propongono per il governo del territorio e ti accorgi che la politica è diventata forse una faccenda talmente impudica da essere vietata ai minori di settant’anni. Per il Comune di Palermo non si offre un giovanotto di belle speranze, ma – addirittura – Leoluca Orlando che ha amministrato la città per venticinque anni. Riappare anche un altro professionista dell’antimafia: quel Giuseppe Lumia che fu il senatore della porta accanto con Rosario Crocetta e ora tenta di “costruire” un candidato per Palazzo di Orleans che gli consenta di riprendersi la stanza occupata da Simona Vicari, la senatrice..

Fenomenologia
del pagnottismo

Parli di pagnotte e il pensiero va subito al faccendiere principe degli affidamenti diretti, cioè a quel Maurizio Scaglione il cui feudo si estende da piazza Sant’Oliva fino a Palazzo d’Orleans. Un feudo che in un anno gli frutta oltre il mezzo milione di euro. Ma se allarghi lo sguardo, ti accorgi che altri pagnottisti crescono con la velocità del vento e in ogni angolo della Sicilia: ora arrivano addirittura dalle periferie – da San Giovanni La Punta o da Partanna Mondello – e piantano le tende a Caltanissetta, in un Cefpas che doveva essere il fiore all’occhiello per la formazione del personale sanitario ed è diventato un centro di assunzioni clientelari. Chiudono, ovviamente, contratti sostanziosi e il trucco è sempre quello: l’affidamento diretto. Scaglione è accerchiato dalla concorrenza ma..

Lombardo, specialista
nel bruciare i successi

Mentre la Dc di Totò Cuffaro si avviava al disfacimento; mentre il corpaccione di Fratelli d’Italia si intrappolava in un labirinto di scandali e sprechi; e mentre i “murati vivi” di Forza Italia macinavano i loro risentimenti contro la tirannia di Renato Schifani, il prode Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia, conquistava il secondo assessorato. Il primo istinto sarebbe quello di tributargli un applauso se Lombardo non avesse la straordinaria abilità di bruciare il successo con la nomina di personaggi privi di spessore politico. Gentuzza. L’esempio più disarmante è quello di Francesco Colianni, assessore all’Energia. E’ al governo da un anno. Non ha risolto un solo problema della Sicilia ma in cambio si è concesso due volte all’allegro bar dei pagnottisti per interviste ovviamente sul nulla. Con una lettura..

Il conclave di Assenza?
Uno scherzo da prete

Accursio Sabella su La Sicilia ha elencato la lunga sfilza di vertici convocati nel tentativo di raddrizzare le gambe al cane. Ma ogni incontro si è rivelato un flop. E la crisi del centrodestra si è attorcigliata di conseguenza sempre di più. Alla parola “verifica” ormai non crede nessuno e sarà per questo che il presidente della Regione, Renato Schifani, invoca un buen retiro, come si conviene alle squadre di calcio che non segnano gol. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, auspica invece un cardinalizio conclave, magari con una discesa dello Spirito Santo nella mente di quei franchi tiratori che stravolgono ogni progetto di Palazzo d’Orleans. Ma al punto in cui siamo il “Veni Creator Spiritus” forse non basta più. I dodici deputati di Forza Italia, murati vivi da..

E’ festa, ecco le parole
che è meglio non dire

Il governatore Schifani incontrerà oggi, nei giardini di Palazzo d’Orleans, circa quattrocento ragazzi in rappresentanza di tutte le scuole della Sicilia: è l’unica “festa di popolo” che questa Regione – mascariata da un numero eccessivo di scandali, disastri e inchieste giudiziarie – può consentirsi per ricordare gli ottant’anni dello Statuto speciale; qualunque altra manifestazione di giubilo sarebbe, a dir poco, fuori luogo. Prevedibilmente il presidente elencherà agli studenti i successi, chiamiamoli così, del suo governo: conti in ordine e una disponibilità di spesa che da qui all’autunno del 2027, quando si tornerà alle urne, potrebbe sfiorare la mastodontica cifra di cinque miliardi di euro. Le scolaresche applaudiranno e tutti a Palazzo d’Orleans saranno felici e contenti. Di corruzione, pagnotte e spartenze oggi non si parla. La festa è festa, allegria.

I figli prediletti
di questa Regione

Per scelta o per coincidenza non si sa. L’unica cosa certa è che Sergio Mattarella domani non sarà in Sicilia per celebrare gli ottant’anni dello Statuto. Del resto – lo ripetiamo da giorni – cosa c’è da festeggiare? La Regione è invecchiata male e non è certamente un caso che ieri, mentre a Sala d’Ercole sono tornati i franchi tiratori, la sola commemorazione ufficiale della speciale autonomia assegnata alla Sicilia è stata quella del presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno, inquisito per corruzione e peculato. Per un capriccio del destino gli ha fatto eco, dalla Sala Pio La Torre, un reduce del vecchio Pci: quell’Elio Sanfilippo, divenuto una colonna portante del meraviglioso mondo del pagnottismo governato da Maurizio Scaglione, il faccendiere tanto caro a Palazzo d’Orleans. Per questi signori la Regione, più..

Gerenza

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