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La razza padrona
non pega mai pegno

Alla razza padrona non appartengono solo i pezzi da novanta come Daniela Faraoni, l’ex assessora alla Sanità che, sull’elezione “contra legem” del figlio a sindaco di Serradifalco, paralizza tutti coloro che dovrebbero commissariare il Comune. Della stessa casta di intoccabili fa parte il Consorzio per le autostrade siciliane. E’ un baraccone scandaloso che accumula debiti e perdite, che oscilla tra appalti inquinati e spudorati pagnottismi e che ora – stando alle accuse della Procura di Messina – comincia anche a odorare di mafia. Eppure, nonostante i pesanti sospetti, nessuno alla Regione apre bocca. Tace il governo Schifani; tacciono moralisti e moralizzatori; si girano dall’altro lato eroi dell’antimafia e partiti di opposizione. Vale per il Cas la stessa domanda già fatta a Daniela Faraoni: in quali opachi ingranaggi si nasconde un..

La democrazia?
Ma chi se ne frega

Scriviamo da una nicchia che è anche un confortevole rifugio contro le arroganze di un potere politico ormai gestito con logica feudale. E ieri, messi di fronte all’ultima rappresaglia di Palazzo d’Orleans contro i giornali d’opinione, abbiamo denunciato le stranezze, le clientele e i pagnottismi nascosti tra le pieghe della legge sull’editoria. Ordinaria amministrazione, verrebbe da dire. Ma considerando che l’informazione è pur sempre un problema della democrazia, era pressoché naturale aspettarsi quanto meno una curiosità da parte dei guardiani della legalità e delle istituzioni. Invece scopriamo che della democrazia non frega niente a nessuno. Meno che meno ai partiti d’opposizione, concentrati sulla prossima “spartenza” delle mance. O alla Commissione antimafia il cui presidente gira a vuoto e non vede l’ora di chiudere baracca per meglio godersi la vita.

Che cosa rischia il Pd
se civetta con De Luca

C’era una volta un Pd legalitario, intransigente, moralista, moralizzatore e, a tratti, anche forcaiolo. Il Partito democratico di oggi invece si lascia abbindolare dal cuffarismo di Cateno De Luca e alcuni dei suoi deputati più autorevoli, come Nello Dipasquale e Fabio Venezia, consentono addirittura al leader di Sud chiama Nord di indicarli come futuri assessori del suo fantomatico governo di liberazione della Sicilia: finirebbero per ritrovarsi – come pionieri, o avanguardisti – in compagnia di Mauro Pantò, l’indecente campione del clientelismo più spregiudicato che lo stesso Totò Vasa Vasa aveva ritenuto di buttare nella pattumiera e che Cateno ha puntualmente ripescato, restituendogli di fatto agibilità politica. Peccato. Il Pd degli inciuci e delle mance ha perso già buona parte della sua storia. Civettando con De Luca rischia di perdere pure..

Cordate e “cordari”
della politica siciliana

Pietrangelo Buttafuoco sostiene che Giorgio Mulè e Carolina Varchi potranno essere “le lame di una unica tenaglia capace di scardinare quell’inutile chiodo del centrodestra” che, nella versione isolana, appare “ancora più arrugginito”. E lancia l’idea di una “corda pazza” non solo contro “tutte le cordate” della vecchia politica siciliana, ma anche contro i misteriosi “cordari in perenne trasferta a Roma”. Il riferimento, va da sé, rimanda a Ignazio La Russa, il presidente del Senato che nel 2022 fu regista della candidatura di Renato Schifani a Palazzo d’Orleans e ora torna a insistere per pilotare gli stessi giochi, con gli stessi uomini, in vista delle prossime elezioni. Glielo consentono i commissari di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Due portatori sani di inconcludenza, attentissimi a non scegliere mai una linea: l’acqua..

Giorgio e Carolina
Evviva la chiarezza

Carolina Varchi, che pure è stata vice sindaco con Roberto Lagalla, si fa avanti e lancia “Palermo Capitale” un progetto “per rigenerare la città”. Ovviamente si candida. Ma ha il coraggio e l’orgoglio di metterci la faccia. Lo stesso coraggio e lo stesso orgoglio che mostra Giorgio Mulè quando propone se stesso per guidare il “rinnovamento” di una Regione che negli ultimi anni – diciamolo – è stata trasformata in un feudo con diritto dinastico riservato agli ottantenni. Carolina Varchi e Giorgio Mulè hanno invece una nuova concezione della politica: quella della chiarezza. Restano fedeli ai rispettivi partiti e, per raggiungere i loro traguardi, non si mascherano e non si nascondono, non intrecciano alleanze oblique né manovre sotterranee. Credono nei valori del centrodestra e non si lasciano trascinare dalla corda..

Madamine di cultura
libri e letteratura

Non ci sono sole le madamine delle feste che svolazzano ai piani alti del potere. Ci sono anche le madamine della cultura: quelle che farfalleggiano con sufficienza e sapienza. Sono le stelle polari del nostro diletto e della nostra letteratura: scrivono libri, recensiscono libri, consigliano libri, presentano libri. Vagano dal Salone del Libro a Una Marina di libri. E per dire che non sono mai sazie di leggere e scrivere, si inventano un festival ritagliato sul loro editore, sui loro amici, sulla loro parrocchietta. Ma non lo fanno per apparire. No. Lo fanno per convertire gli ignoranti alla fede della lettura. “Che i libri siano percepiti come materia viva”, dichiarano con postura sacerdotale. “Che i librai siano felici e presenti e i lettori tornino a casa con pacchi di libri...

Liberare la Sicilia
Certo, ma da chi?

Lo abbiamo chiamato “guitto” e in quella parola c’era certamente una buona dose di simpatia per un personaggio che riusciva a dare alla politica una salvifica pennellata di leggerezza. Gli abbiamo pure riconosciuto una giullaresca capacità di dire pane al pane e vino al vino, e quando è arrivata la conta dei voti abbiamo preso atto che Cateno De Luca aveva conquistato un enorme consenso e una innegabile leadership. Oggi però sullo stupore e sull’ammirazione s’impone un dubbio: come può un leader annunciare una campagna di liberazione della Sicilia e all’un tempo rimestare nella pattumiera della politica e reclutare Mauro Pantò, il cuffariano che aveva spinto la Sas ai confini dell’indecenza? De Luca vuole – giustamente, per carità – liberare la Sicilia dal malgoverno di Schifani & C. Ma prima..

Mattarella, Galvagno
e la Sicilia delle feste

Che peccato non essere iscritti alla prestigiosa Stampa parlamentare e non appartenere al ristretto club dei giornalisti che sussurrano, all’orecchio dei deputati, articoli di legge ed emendamenti. E che peccato non avere preso parte l’altro ieri, alla solenne cerimonia del Ventaglio durante la quale l’élite dell’informazione politica, alloggiata ai piani alti di Palazzo dei Normanni, ha augurato buone vacanze a un presidente dell’Ars che ha tribolato tanto in quest’ultimo anno: ha dovuto fronteggiare le imboscate dei franchi tiratori e pure i contraccolpi di una inchiesta giudiziaria che lo chiama in causa per corruzione e peculato. Ma non parliamo di cose tristi. Siamo nella stagione delle feste e, come ci insegnano le madamine, un giorno si apparecchia la festa per Sergio Mattarella e il giorno dopo quella per Gaetano Galvagno. L’importante..

Abbassate il sipario
sul teatro della fuffa

Inutile l’Ars, governata da un inquisito, e ancora più inutile la Commissione antimafia espressa da un parlamento abbastanza screditato. Il presidente Antonello Cracolici ha illustrato la relazione annuale, ma a parte la terribile banalità – “c’è una corruzione che cresce a macchia d’olio” – il documento non dice nulla di sconvolgente. E’ pieno di onestissima fuffa. E non poteva essere diversamente. Nello stesso giorno, manco a dirlo, ha parlato con maggiore autorevolezza e competenza il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, rivelando retroscena sulle attività delle cosche che fanno tremare i polsi. Cracolici invece ha pestato un po’ d’acqua nel mortaio e ad ascoltarlo non c’era in aula nemmeno il presidente della Regione, Renato Schifani. Forse è arrivato il momento di ammettere che l’Antimafia è un teatrino che gira a..

Ma riuscirà l’Utveggio
a pareggiare i conti?

Il Castello Utveggio ha avuto due superbe inaugurazioni. Con la prima, Palazzo d’Orleans ha colto l’occasione per offrire un boccone prelibato al suo pagnottista di fiducia; mentre con la seconda ha incamerato il prestigio di una solenne benedizione officiata dal Capo dello Stato. Finita la festa, resta una domanda: che ne sarà di questa colossale struttura rimessa a nuovo senza badare a spese? Il restauro è stato curato dal Cerimoniale della Presidenza e il dettaglio non è privo di significato. Ma basteranno le visite dei turisti e una trentina di congressi appaltati a un tour operator palermitano per pareggiare i conti ed evitare che l’Utveggio diventi un capriccio spagnolesco del potere politico o, peggio, un altro carrozzone di sottogoverno? Il dubbio non allarma nessuno. Meno che meno il governatore Schifani..

Gerenza

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