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Toh, il Balilla bussa
alla porta di La Russa

Fino all’altro ieri eravamo convinti – e lo abbiamo scritto – che le benedizioni di Ragalna, impartite da Ignazio La Russa, avessero come obiettivo la mummificazione di Renato Schifani alla presidenza della Regione. Poi all’EtnaForum è comparso Manlio Messina, il vice capogruppo della Camera defenestrato dai vertici di via della Scrofa, e le sue dichiarazioni, ovviamente clamorose, non possono passare sotto silenzio. Invitano subito a pensare che oltre a Schifani, la mano santa del presidente del Senato abbia benedetto pure lui, il Balilla. “Fratelli d’Italia è casa mia”, ha esordito Messina. “Io non posso fare politica da altre parti. O smetto o torno a casa mia”. Probabilmente il Figliol Prodigo ha intravisto in La Russa, e nel principato extraterritoriale di Ragalna, la possibilità di riconquistare l’agibilità politica che Giorgia Meloni..

Il ministro, la purezza
e le paludi di Sicilia

Carolina Varchi ha deciso di volare alto e c’è riuscita: ha scritto un manifesto politico con il quale i vertici di Fratelli d’Italia dovranno prima o poi fare i conti. Nello Musumeci invece ha provato a solcare i cieli alti del rigore morale e, ricordando la sua esperienza di presidente della Regione, ha rivendicato il merito di avere “attraversato la palude senza prendere la malaria”. Al ministro del Mare, ospite sul palco di Ragalna, è sfuggito però un dettaglio: mentre disquisiva di purezza c’era accanto a lui, nella veste di intervistatore, proprio un rappresentante della palude. C’era cioè Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans. Un faccendiere. Anzi, un finto editore che utilizza l’informazione per rastrellare incarichi e affidamenti diretti. Le paludi di Sicilia sono tentacolari: ti si attorcigliano..

La Varchi come Mulè
è per il rinascimento

Sarà stata una coincidenza o forse no. Ieri, mentre Ignazio La Russa, principe di Ragalna, proponeva di mummificare Renato Schifani alla presidenza della Regione, l’onorevole Carolina Varchi, la patriota di Sicilia più vicina a Giorgia Meloni, lanciava un programma che, di fatto, si affianca al rinascimento tratteggiato poche settimane fa – sempre su LiveSicilia – dal vice presidente della Camera, Giorgio Mulè. Servono riforme e infrastrutture in grado di garantire servizi essenziali come l’acqua, i trasporti e la sanità; e serve soprattutto un futuro da costruire con i giovani e per i giovani. Ciò che non serve è una politica ancorata ai favori, alle mance, al consenso, alle miserie del giorno per giorno. Altro che un bis di Schifani e di una allegra compagnia logorata dagli scandali, dalle risse, dai..

Musumeci e Schifani
fraternissimi amici

Questo articolo vuole essere una timida preghiera ai giornali di destra e di sinistra. E vuole pure essere un rispettoso richiamo ai seminatori di zizania: vi prego, non scrivete più che esiste un contrasto o, peggio, una strisciante rivalità tra Nello Musumeci e Renato Schifani. I due vanno d’amore e d’accordo, talmente d’accordo che sembrano appartenere allo stesso partito. La prova regina sta nel fatto che ieri a Ragalna, dove splende il sole di Ignazio La Russa, il Governatore della Sicilia ha ceduto al Ministro del Mare il proprio intervistatore di servizio: quel Maurizio Scaglione meglio conosciuto come il super pagnottista di Palazzo d’Orleans. Musumeci ha molto gradito il devoto omaggio e, per sottolineare la ritrovata amicizia, si è sottoposto alle domande – tutte pungenti, impietose, stringenti, con la schiena..

S’avanza alla Regione
il pagnottista ignoto

Il pagnottismo ha superato i confini della decenza. Non c’è solo la complicità di Palazzo d’Orleans che in un solo anno ha concesso al faccendiere Maurizio Scaglione affidamenti diretti per oltre mezzo milione di euro. Ormai anche i singoli assessori arruolano – e pagano a peso d’oro – comunicatori improvvisati, fotografi e falsi editori. L’ultima pagnotta d’oro – 44 mila euro più Iva – l’ha sfornata ieri Salvatore Lizzio, dirigente generale delle Infrastrutture, per una società – la Leader Color di Daniele Giacone – alla quale è stato affidato l’incarico di un “servizio di comunicazione e divulgazione di contenuti mediante produzioni video e foto della fase di realizzazione e varo della nave Costanza I di Sicilia”. Incredibile ma vero: nel rapporto tra lavoro (minimo) e guadagno (massimo) il pagnottista ignoto..

Legame indissolubile
tra Ignazio e Renato

Renato Schifani appartiene ancora a Forza Italia o si è iscritto, senza farcelo sapere, a Fratelli d’Italia, corrente Ignazio La Russa? La domanda può sembrare assurda, ma sulla sua ricandidatura a Palazzo d’Orleans si assiste a schieramenti che lasciano molto spazio al dubbio. Ogni due per tre il presidente del Senato e Luca Sbardella, il commissario inviato in Sicilia da Giorgia Meloni, intonano un panegirico all’attuale governatore, reclamando automaticamente il bis. Dalle parti di Forza Italia però non c’è lo stesso zelo: il segretario Antonio Tajani si tiene sulle generali mentre il commissario per la Sicilia, Nino Minardo, stenta a trovare un equilibrio tra la vecchia guardia del partito, logorata anche dalla questione morale, e il nuovo che avanza. Il legame tra Gnazio e Renato non è più un’avventura sentimentale...

Nove scandali e mezzo
meritano un dibattito

Sul governo Schifani – che già è inciampato su almeno nove grandi scandali: dallo sporco affare di Cannes all’arresto di Cuffaro, dalla corruzione di Galvagno e Amata al Cefpas di Gallo Afflitto – si affaccia la brutta storia della nave Costanza realizzata dalla Fincantieri di Palermo con soldi della Regione e destinata alle isole minori. A giudicare dal costo – 143 milioni di euro – e dall’affidamento della gestione alla Caronte & Tourist, la stessa compagnia marittima che aveva eseguito e sbagliato la progettazione, le domande sono tante. Davide Faraone le ha elencate e subito sottoposte all’assessore per le Infrastrutture, Aricò. Aspettiamo le risposte che saranno certamente puntuali. Nell’attesa non sarebbe comunque opportuno che l’Ars accantonasse la spartenza delle mance e affrontasse finalmente la questione morale? Nove scandali e mezzo..

Antimafia e manettari
molto distratti sul Cas

Sigfrido Ranucci è, come si suole dire, in una botte di ferro. Tromba con le stagiste di Report e le femministe anziché fare un girotondo sotto la redazione continuano ad adorarlo. Frequenta il pluricondannato Lavitola e l’Ordine dei giornalisti non vede e non parla. In Sicilia – peccato – non abbiamo un santone dotato di tanta impunità. In cambio c’è il Consorzio per le autostrade di Sicilia. Il famigerato Cas si muove, da anni, tra scandali e inefficienze, tra spudorati pagnottismi e inquietanti rapporti con i boss ma né gli onorevoli della Commissione antimafia, per i quali la vita è bella perché varia, né la sinistra manettara, con la cultura del sospetto sempre a portata di mano, si sono preoccupati di porre, ai responsabili di questo gigantesco carrozzone, una sola..

I protettori sommersi
dell’onorevole Ranucci

Ranucci racconta in un libro le sue “trombate” con le stagiste di Report. Avete visto una sola femminista mobilitarsi per affermare la dignità delle donne? Non solo. Il taurino Sigfrido e altri insigni colleghi si spartivano il sonno con Lavitola, un delinquente pluricondannato. Ma l’Ordine professionale non ha mosso un dito. Ricordo quando una ventina di giornalisti siciliani – c’ero anch’io – fummo convocati dall’Ordine regionale per discolparci dall’infamia di avere frequentato Antonello Montante, il leader degli industriali che, prima di finire sott’inchiesta, era considerato un campione dell’antimafia pure da Giorgio Napolitano che lo nominò Cavaliere del Lavoro. L’idea di impiccarci all’albero della gogna era stata suggerita da un sicofante, ex amico e ruffiano di Montante. A capo del sinedrio c’era un trombone della Rai che ancora non riesce a..

Gli errori del Cardinale
che santifica Schifani

Nei processi di beatificazione il postulatore elencava i miracoli compiuti dal figlio di Dio che il Papa avrebbe elevato agli altari. Per la santificazione – col bis – di Renato Schifani il postulatore Totò Cardinale ricorda tra i prodigi del governatore anche “l’ottimo lavoro che Marcello Caruso sta portando avanti nella sanità, a dimostrazione del valore degli assessori politici rispetto ai tecnici”. Ma qui l’ex ministro inciampa due volte. Caruso non è stato scelto in quanto politico ma in quanto segretario particolare di Schifani: il candidato era il deputato Nicola D’Agostino, silurato pur appartenendo alla devota corrente di Cardinale. Secondo inciampo: i tecnici che per quattro anni hanno devastato la Sanità non sono stati insediati da Giorgio Mulé, che il postulatore vede come il fumo negli occhi. Ma da Schifani,..

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