Sezioni Tematiche

Il Cas degli scandali
vanta solidi protettori

Squarciare il velo che appanna le nefandezze del Consorzio delle Autostrade, il famigerato Cas, poteva essere la madre di tutte inchieste. Ma l’inutile Antimafia regionale ha bucato pure questa occasione. Di conseguenza restano sepolti dall’omertà appalti e affidamenti diretti, consulenze e incarichi scandalosi, pagnottismi e contiguità mafiose. Mentre salta agli occhi la condizione disastrosa di viadotti e gallerie, la pericolosità del fondo stradale, la lunga sfilza di deviazioni e interruzioni, le sbarre che non si aprono ai caselli. Un incubo che dura da venticinque anni e che è diventato insopportabile persino allo sguardo di Matteo Salvini, ministro dei Trasporti, per il quale o le autostrade siciliane riacquistano uno standard di decenza o sarà necessario chiuderle. Ma prima della Palermo-Messina o della Catania–Messina bisognerebbe forse chiudere il Cas.

E la Commissione
s’è salvata la faccia

Meno male che c’è Mauro Pantò, il presidente cuffariano della Sas che occupa un posto di tutto riguardo tra gli amministratori più sputtanati d’Italia. Quando Pantò devastava il carrozzone di sottogoverno che gli era stato assegnato, nessuno dei mille ispettori che piritolleggiano nei piani alti della Regione aveva avuto il coraggio di disarcionarlo. Ma nel momento in cui ha deciso di tagliare la corda per sottrarsi all’indignazione dell’opinione pubblica, il campione di tutti i clientelismi è stato arruolato come portatore di voti da Cateno De Luca ed è stato scelto dalla Commissione Antimafia come il simbolo di tutte le nefandezze. Di fatto ha consentito all’Antimafia di Antonello Cracolici – che non ha mai sfiorato pagnottisti, faccendieri, mediatori, consulenti e tutta la piragneria che rastrella piccioli negli assessorati – di salvare..

Su Forza Italia
i poteri a Vinella

Guardiamo i lilliput recitare la loro parte sul teatrino della politica siciliana e ci consoliamo pensando che a Roma ci sarà un leader di più alta statura. Guardi la scioltezza con la quale si gestiscono nel centrodestra le spartenze tra i quattro zii di Sicilia e pensi che, vivaddio, deve pur esserci un sistema che consenta a questa Regione di respirare una folata di aria nuova con un progetto di rinascimento e non più di conservazione. Poi però ti imbatti nello statista Antonio Tajani, il segretario di Forza Italia che è pure ministro degli Esteri, e ti cadono le braccia. Il tempo stringe, ma cotanto leader non riesce a decidere su quale nome puntare per Palazzo d’Orleans. Somiglia al professore Max Vinella, il personaggio creato da Arbore e Boncompagni per..

Il leader che porta
le scartine al governo

Ne abbiamo viste di tutti i colori: sceneggiate, tradimenti, abbracci, cambi di casacca. La politica – annotava il vecchio Rino Formica – “è fatta di sangue e merda”. Come stupirsi, dunque, se Raffaele Lombardo che per quattro anni ha preso di petto Renato Schifani, contestandogli ritardi e inefficienze, ora spinge il governatore sull’altare del bis? Il leader del MpA non è mai stato un soggetto facile da decifrare. Da qualche tempo però le sue scelte sono diventate bizzarre e incomprensibili. Ricordate la nomina dei due assessori assegnati al suo Movimento? Quando tutti si aspettavano che designasse due luminari, Lombardo ha deciso di portare al governo della Regione due scartine politicamente insignificanti. Talmente inesperti che uno dei due, Francesco Colianni, gira per convegni con l’assistenza del faccendiere Maurizio Scaglione, suo pagnottista..

Il Gran Trombettiere
distratto sul prezzo

Credevamo di avere toccato il fondo col super pagnottista: quello delle interviste a comando e delle notizie a gettone. Non c’eravamo accorti – a proposito del cosiddetto giornalismo siciliano – del trombettiere, travestito da direttore di un quotidiano, che ha pubblicato la nota di Palazzo d’Orleans sugli accordi con la Rai. Pensate: ha descritto filo per segno i programmi dove la tv di Stato tesserà le lodi della Sicilia; ci ha informato su come il Capodanno si incastrerà col reportage di Alberto Angela sulla notte di Palermo e, in un trippo di felicità, ha pure messo la propria firma sotto il comunicato della Presidenza. Ma alla fine della giostra, manco a dirlo, ha dimenticato di dare la notizia più importante: quanto è costato questo scintillio di luci e vanità? Povero..

Le commedie
della legalità

La legalità richiede rigore e, soprattutto, serietà. E’ finita invece sulle bandiere sgarrupate del populismo che la agita come antidoto alla mafia e alla corruzione. Provocando i cortocircuiti ben descritti ieri, su La Sicilia, da Accursio Sabella. Si parte da Leoluca Orlando e dalla sua “cultura del sospetto come anticamera della verità”; si sfiora il culmine con Rosario Crocetta, che silura un assessore della giunta per lo scandalo di una piscina dove però mancava la piscina; e si chiude con Agrigento dove è appena esploso, su una casa abusiva ereditata dall’assessore Crosta, un conflitto tra Ismaele La Vardera e il sindaco Michele Sodano, le due facce vincenti di Controcorrente. Ma si potrebbe anche chiudere col governatore Renato Schifani che pretende di far deliberare dalla giunta, dove c’è Elvira Amata, la..

Ryanair, compagnia
di pirati e accattoni

Ryanair è una pirateria dei cieli travestita da compagnia aerea. Prima o poi l’Ente dell’aviazione civile dovrà dare conto dei ritardi accumulati da questi avventurieri irlandesi che incassano in Italia milioni a palate. Arraffano prenotazioni, giocano a rialzo con le tariffe e minacciano le Regioni di interrompere i collegamenti per ottenere in cambio la riduzione delle tasse aeroportuali. In questa caccia sfrenata al profitto dimenticano i passeggeri, trattati come bestie da portare all’ammasso e non rispettano mai un orario. Il volo delle 19:05 dell'altro ieri in partenza da Malpensa per Palermo è decollato alle 22:29. Hanno tentato di alleviare il disagio dei “costumers” distribuendo a ciascuno un buono di 4 euro per il panino. Dimenticando però che una bottiglietta d’acqua a Malpensa costa 3 euro e 50. Oltre che avventurieri,..

In morte del dubbio
tra santoni e fanatici

Rassegnamoci. C’è un popolo che non conosce più il dubbio né il ragionamento; che non vuole più appartenere alla società civile ma a una tribù; che ha sostituito la libertà di pensiero con il fanatismo e con l’insulto. E’ il popolo di coloro che hanno solo certezze. E guai se gli fai notare che la fraternissima amicizia di Sigfrido Ranucci col pluripregiudicato Valter Lavitola è stata a dir poco azzardata. Perché ti rispondono con una domanda: “E allora Delmastro?”. Ecco, se tu metti in discussione la purezza del santone, gli adepti della setta ti srotolano subito l’elenco degli impuri che ammorbano il governo di Giorgia Meloni o i complotti di Trump e le nefandezze di Israele contro i palestinesi. L’esercito del Bene si è trasformato in una milizia morale di..

Pure la conduttrice
molla il Conducator

Sigfrido Ranucci aveva provato a mettere il cappello anche sulla nuova conduttrice di Report: “Mi è molto fedele”, aveva dichiarato. Ma Claudia Di Pasquale, intervistata dal Corriere, non ci sta: “Con Sigfrido ho sempre avuto un buon rapporto e ho lavorato 15 anni con la massima autonomia, ma io sono fedele a Report: alla sua squadra, a un’idea di giornalismo libero, indipendente e rigoroso”. Non arriva ad affermare – come ha fatto Daniele Piervincenzi, l’altro conduttore scelto dalla Rai – che El Conducator dovrebbe ora riconquistare “equilibrio mentale e serenità” ma sostiene che dopo la torbida vicenda della “bomba per amore” i giornalisti “non vogliono più essere la notizia, ma fare notizie”. Povero Ranucci, Report di fatto lo ha già mollato. In compenso – almeno finora – gli rimane vicino..

I santoni dei partiti
che ci rubano il futuro

Carolina Varchi vuole rilanciare Palermo ma il santone di Fratelli d’Italia, Ignazio La Russa, telefona al sindaco Roberto Lagalla per tranquillizzarlo: noi siamo con te. Ismaele La Vardera si dice pronto alla cavalcata verso Palazzo d’Orleans ma i santoni del campo largo, da Giuseppe Conte a Elly Schlein, fanno buon viso a cattivo gioco senza mettere un dito nell’acqua calda. E poi c’è Giorgio Mulè che s’è messo a disposizione della Sicilia per proiettarla in un nuovo rinascimento ma il santone Antonio Tajani adotta la strategia di non decidere: ordina al commissario Minardo di cuocere Mulé a fuoco lento e di tenere sulla corda Schifani per bis. Diciamolo: la Sicilia è un fastidio per Tajani, già alle prese con Marina Berlusconi che non lo regge più e con Vannacci che..

Gerenza

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