Ma il governatore
striglierà se stesso?

Il presidente Schifani – scrivono i suoi trombettieri – striglia i manager e chiede conto e ragione della folla che si accalca nei pronto soccorso e di un’emergenza che nessuno riesce a riportare a un livello di normalità. Ma quando deciderà di strigliare se stesso? Se la sanità in Sicilia è quella che è, la colpa è anche sua. Per due anni ha tenuto come assessore al ramo un cartonato che rispondeva al nome di Giovanna Volo. E quando il disastro è diventato ingestibile ha sostituito il cartonato con una super burocrate, Daniela Faraoni, prelevata in fretta e furia dall’Asp di Palermo pur di mantenere l’assessorato sotto il suo diretto controllo. La sanità è una palude d’inefficienza, di clientele e corruzione. Da rivoltare come un calzino e da bonificare con..

Bottega e retrobottega
allo scambio dei regali

Un presidente della Regione come Renato Schifani non si concede facilmente. Ma davanti a Maurizio Scaglione, il super pagnottista di Palazzo d’Orleans, si scioglie come neve al sole. Convinto che il faccendiere, col suo giornaletto, sia un mago della comunicazione, gli accorda incarichi e affidamenti diretti che, solo nel 2024, hanno superato il mezzo milione di euro. E, come se non bastasse, l’altro ieri è entrato pure nel cosiddetto “bar dei pagnottisti” per una lunga e salivosa intervista. Nessuno scandalo, per carità. Però, quale autorevolezza potrà mai vantare un governatore che affida le sue declamazioni politiche a un baratto così poco istituzionale: io ti riempio le tasche di denaro pubblico e tu mi restituisci la cortesia dandomi la possibilità di improvvisare un comizietto sotto l’occhio della telecamera. Uno scambio di..

Ma la corrente turistica
sfugge al moralizzatore

Renato Schifani è convinto che per risolvere la questione morale basta rinchiudere in un lazzaretto gli appestati della Dc. E all’un tempo dimentica – o fa finta di dimenticare – il peso nefasto che negli ultimi cinque anni ha avuto la corrente turistica di Fratelli d’Italia: quella degli azzardi milionari di Cannes e di SeeSicily; quella che pagava a peso d’oro la comunicazione del Bellini Festival o che spendeva somme astronomiche per una consulenza di Gianna Fratta. Di questa famelica compagnia degli scandali non si parla più: il capo supremo, cioè il Balilla, si è defilato in tempo e l’assessora Elvira Amata è sul punto di essere rinviata a giudizio per corruzione. Le opposizioni continuano a chiedere, per il Turismo, un cambio di passo e di partito. Ma Schifani non..

Glii omissis di Cuffaro
inquietano la politica

Dimenticata la Caporetto della manovra quater e cancellata la Waterloo dell’ultima Finanziaria, il governatore Renato Schifani ha tracciato ieri, tra un brindisi e l’altro, orizzonti di serenità per sé, per la sua giunta, per la comunità. Ora che il male oscuro della politica siciliana è stato estirpato; ora che il reprobo Totò Cuffaro è stato segregato ai domiciliari; ora che gli appestati della DC sono stati spogliati e rinchiusi in un lazzaretto; ora Schifani potrà avviare la sua lenta marcia verso il rimpasto e soprattutto verso la riconferma a Palazzo d’Orleans. Non ci sono più ostacoli. C’è solo un’incognita. Gli investigatori hanno intercettato per due anni ogni parola pronunciata da Cuffaro. Le frasi più compromettenti sono state rivelate, molte altre sono state segretate. Quali complicità, quali peccati, quali partiti e..

Numeri e propaganda
Il monito di Sciascia

Lo ricordiamo a chi, con un salmodiare spesso ossessivo e invadente, racconta ogni giorno che la Sicilia cresce e guida – addirittura – il nuovo miracolo economico dell’Italia. Lo ricordiamo a chi, per dovere istituzionale o per fede politica, vuole crederci; e anche ai tanti che non accettano le giaculatorie della propaganda e guardano, con sospetto e diffidenza, i numeri diffusi dai palazzi del potere. Ai siciliani che amano la propria terra e la propria storia, ricordiamo il monito di Leonardo Sciascia, lo scrittore che ha lasciato in ogni sua pagina un’impronta di lucida razionalità: “All’uomo rimane solo la letteratura per riconoscere e conoscere la verità”, annotava ne La palma va a Nord. “Il resto è soltanto macchine, statistiche, totalitarismo. E’ il sistema della menzogna”. Certo, bisogna sempre distinguere il..

Contro il maxi inciucio
un appello ai Beati Loro

Brindiamo con allegria all’anno che verrà ma senza dimenticare una preghierina a tutte quelle brave persone - Giorgia Meloni, Pier Silvio e Marina Berlusconi più altri esponenti del supremo potere romano - che cumulativamente chiameremo i Beati Loro. Il 2026 sarà l’anno delle grandi scelte. In Sicilia bisognerà preparare le elezioni comunali di Palermo, compilare le liste per Camera e Senato, designare il presidente della Regione. La pentola del consenso e dei posizionamenti è già in ebollizione. Nel ‘26 diventerà rovente. Renato Schifani, il cui orizzonte sarà il bis a Palazzo d’Orleans, avrà in mano due miliardi di euro. Con i quali potrà macinare ogni concorrente. La classe politica siciliana è in massima parte inciucista e perciò inaffidabile. Riusciranno i Beati Loro a evitare che la spesa diventi una fiera..

Un buon Natale anche
agli inquisiti eccellenti

Ma sì brindiamo pure al Santo Natale con gli affetti più cari. Però senza dimenticare i i più deboli e più fragili. Politicamente, s’intende. Sono tanti i potenti che in quest’ultimo anno sono caduti in disgrazia e che avranno bisogno di conforto e solidarietà. Il più debole di tutti è Gaetano Galvagno. Col suo cerchio magico, fatto in buona parte di imbroglioni e quattrinari, aveva creduto di toccare il cielo con un dito. E’ stramazzato sul terreno minato di una inchiesta giudiziaria per corruzione. Come Elvira Amata, ancora assessora al Turismo. Come Lady Dragotto, che rastrellava contributi a palate con la banalissima scusa di fare beneficenza, innanzitutto a se stessa. E non dimentichiamo Totò Cuffaro, il recidivo, che pure era risorto e ha trascinato in un nuovo abisso il suo..

Scurdamoce ‘o passato
Così galleggia la casta

E poi dicono che la casta non esiste. Per cinque giorni hanno trasformato l’Assemblea regionale in una macelleria messicana. Si sono scambiati rancori, odi, pugnalate. Hanno montato e smontato trappole, agguati, imposture. E ora – dopo avere fatto, rifatto e disfatto la Finanziaria – salgono sul teatrino della politica per dire che tutto va bene, madama marchesa. Da Schifani a Galvagno, da Sammartino a Dagnino, dai democristiani di Cuffaro agli autonomisti di Lombardo sono tutti lì a rivendicare successi e trionfi di una maggioranza unita e compatta e di un governo il cui orizzonte, manco a dirlo, è il bene della Sicilia. Ma a che vale contestarli o elencare la sfilza di bugie con le quali tentano di coprire l’ennesima Caporetto parlamentare? Quelli della casta sono fatti così. L’importante è..

In che mani è finito
il partito di Meloni

Come mai Giorgia Meloni, che trionfa al Centro e al Nord, non riesce a sfondare al Sud? Se l’è chiesto, sul Corriere, Enzo D’Errico. Ce lo chiediamo noi che, in Sicilia, assistiamo al naufragio di Fratelli d’Italia nelle acque limacciose degli scandali e delle faide. Un uomo simbolo della decadenza è Gaetano Galvagno. Il presidente dell’Ars, impigliato in un’inchiesta giudiziaria per corruzione, ha mostrato nelle notti tumultuose della Finanziaria tutti i limiti e le miserie della classe dirigente meloniana. Ha traccheggiato con una maggioranza alternativa e strizzato l’occhio ai franchi tiratori; ha denunciato un clima di odio ma ha avallato la politica dell’inciucio. A destra c’era una volta il Msi: un partito solido, strutturato, autorevole. I patrioti di oggi non hanno invece alcun legame né con la storia né col..

Requiem di Galvagno
per il centrodestra

E’ difficile stabilire se il presidente dell’Ars abbia scritto il suo devastante messaggio in un momento di rabbia. E’ certo però che il whatsapp inviato nottetempo ai colleghi da Gaetano Galvagno equivale a un certificato di morte. Mette la croce su una Finanziaria squinternata e rimasta a mezz’aria: “C’è gente che ha incassato e gente che è rimasta a bocca asciutta”. Ne mette un’altra su “una maggioranza in guerra tra bande politiche, correnti, singoli deputati”. E recita un requiem per la giunta Schifani della quale Fratelli d’Italia fa parte fin dall’inizio. Le poche norme approvate a Sala d’Ercole nelle ultime ore sono il frutto di una maggioranza alternativa che si è formata in aula sulla base di un inciucio tra franchi tiratori e gruppi di opposizione. Il centrodestra non c’è..

Gerenza

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