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Antimafia e manettari
molto distratti sul Cas

Sigfrido Ranucci è, come si suole dire, in una botte di ferro. Tromba con le stagiste di Report e le femministe anziché fare un girotondo sotto la redazione continuano ad adorarlo. Frequenta il pluricondannato Lavitola e l’Ordine dei giornalisti non vede e non parla. In Sicilia – peccato – non abbiamo un santone dotato di tanta impunità. In cambio c’è il Consorzio per le autostrade di Sicilia. Il famigerato Cas si muove, da anni, tra scandali e inefficienze, tra spudorati pagnottismi e inquietanti rapporti con i boss ma né gli onorevoli della Commissione antimafia, per i quali la vita è bella perché varia, né la sinistra manettara, con la cultura del sospetto sempre a portata di mano, si sono preoccupati di porre, ai responsabili di questo gigantesco carrozzone, una sola..

I protettori sommersi
dell’onorevole Ranucci

Ranucci racconta in un libro le sue “trombate” con le stagiste di Report. Avete visto una sola femminista mobilitarsi per affermare la dignità delle donne? Non solo. Il taurino Sigfrido e altri insigni colleghi si spartivano il sonno con Lavitola, un delinquente pluricondannato. Ma l’Ordine professionale non ha mosso un dito. Ricordo quando una ventina di giornalisti siciliani – c’ero anch’io – fummo convocati dall’Ordine regionale per discolparci dall’infamia di avere frequentato Antonello Montante, il leader degli industriali che, prima di finire sott’inchiesta, era considerato un campione dell’antimafia pure da Giorgio Napolitano che lo nominò Cavaliere del Lavoro. L’idea di impiccarci all’albero della gogna era stata suggerita da un sicofante, ex amico e ruffiano di Montante. A capo del sinedrio c’era un trombone della Rai che ancora non riesce a..

Gli errori del Cardinale
che santifica Schifani

Nei processi di beatificazione il postulatore elencava i miracoli compiuti dal figlio di Dio che il Papa avrebbe elevato agli altari. Per la santificazione – col bis – di Renato Schifani il postulatore Totò Cardinale ricorda tra i prodigi del governatore anche “l’ottimo lavoro che Marcello Caruso sta portando avanti nella sanità, a dimostrazione del valore degli assessori politici rispetto ai tecnici”. Ma qui l’ex ministro inciampa due volte. Caruso non è stato scelto in quanto politico ma in quanto segretario particolare di Schifani: il candidato era il deputato Nicola D’Agostino, silurato pur appartenendo alla devota corrente di Cardinale. Secondo inciampo: i tecnici che per quattro anni hanno devastato la Sanità non sono stati insediati da Giorgio Mulé, che il postulatore vede come il fumo negli occhi. Ma da Schifani,..

Antonello e l’arte
dello scaricabarile

Acqua e arte sono distanti ma in realtà unite dalla stessa politica: quella dell’abbandono. “Qui si vive in pieno seicento, col barocchismo, le raffinatezze e l’ignoranza di allora”, scriveva il 24 giugno del 1860 Ippolito Nievo alla madre dopo un viaggio in Sicilia. Oggi non c’è più l’ignoranza. C’è però una eterna emergenza e con l’emergenza la raffinata furbizia di scaricare le responsabilità sempre sugli altri. L’arte, essendo un bene comune, ha bisogno di prevenzione. Che sulle tele di Antonello non c’è stata. Come non c’è stata per l’acqua di Agrigento, una città alla quale – lo ha detto in tv Giorgio Mulè – viene da anni negato un diritto primario. A Palazzo d’Orleans dev’esserci un misterioso Dipartimento dello Scaricabarile. Non si spiegherebbe altrimenti la velocità con la quale, di..

Un progetto per rompere
la cappa che ci opprime

L’uovo o si rompe dall’esterno o si rompe dall’interno: non resta mai integro. Il blocco di potere creato dentro il centrodestra da La Russa, Schifani e Cardinale più che uovo è una cappa – una cupola, stavo per dire – che opprime la Sicilia, che soffoca la questione morale e che ha trasformato la Regione in un regime feudale. Chi potrà spezzarla? La sinistra non c’è: il Pd è lacerato dalle risse interne e il M5s si è aggrovigliato alla propria inconcludenza. Dai guerriglieri solitari non c’è da aspettarsi molto: Cateno è ormai una sorta di Cuffaro 2.0 e La Vardera sembra replicare il modello Leoluca Orlando, tutto scorta e cultura del sospetto. La cappa, dunque, non può che essere spezzata dall’interno. Da una Forza Italia che abbia il coraggio..

Nessuno paga pegno
per lo sfregio a Gibellina

Le pale eoliche che opprimono l’orizzonte di Gibellina e sfregiano il Cretto di Burri non le ha create Dio. Le ha installate un imprenditore dopo avere ottenuto il via libera della Commissione Tecnico Scientifica, l’organo della Regione che valuta la compatibilità tra l’impresa che intende operare in Sicilia e l’ambiente circostante. L’orrore di Gibellina – denunciato da Davide Faraone qui, su Buttanissima – è il frutto di una formale autorizzazione. E le autorizzazioni, come si sa, possono essere semplici o tormentate. Su Gibellina la decisione è scivolata liscia come l’olio. Non ha tenuto conto dell’orizzonte né dell’arte ed è arrivata a calpestare la memoria di un terremoto che ha inghiottito la vecchia Gibellina, ora sepolta sotto la monumentale opera di Burri. Ovviamente nessuno paga pegno. Nella Sicilia feudale di Schifani..

La razza padrona
non paga mai pegno

Alla razza padrona non appartengono solo i pezzi da novanta come Daniela Faraoni, l’ex assessora alla Sanità che, sull’elezione “contra legem” del figlio a sindaco di Serradifalco, paralizza tutti coloro che dovrebbero commissariare il Comune. Della stessa casta di intoccabili fa parte il Consorzio per le autostrade siciliane. E’ un baraccone scandaloso che accumula debiti e perdite, che oscilla tra appalti inquinati e spudorati pagnottismi e che ora – stando alle accuse della Procura di Messina – comincia anche a odorare di mafia. Eppure, nonostante i pesanti sospetti, nessuno alla Regione apre bocca. Tace il governo Schifani; tacciono moralisti e moralizzatori; si girano dall’altro lato eroi dell’antimafia e partiti di opposizione. Vale per il Cas la stessa domanda già fatta a Daniela Faraoni: in quali opachi ingranaggi si nasconde un..

La democrazia?
Ma chi se ne frega

Scriviamo da una nicchia che è anche un confortevole rifugio contro le arroganze di un potere politico ormai gestito con logica feudale. E ieri, messi di fronte all’ultima rappresaglia di Palazzo d’Orleans contro i giornali d’opinione, abbiamo denunciato le stranezze, le clientele e i pagnottismi nascosti tra le pieghe della legge sull’editoria. Ordinaria amministrazione, verrebbe da dire. Ma considerando che l’informazione è pur sempre un problema della democrazia, era pressoché naturale aspettarsi quanto meno una curiosità da parte dei guardiani della legalità e delle istituzioni. Invece scopriamo che della democrazia non frega niente a nessuno. Meno che meno ai partiti d’opposizione, concentrati sulla prossima “spartenza” delle mance. O alla Commissione antimafia il cui presidente gira a vuoto e non vede l’ora di chiudere baracca per meglio godersi la vita.

Che cosa rischia il Pd
se civetta con De Luca

C’era una volta un Pd legalitario, intransigente, moralista, moralizzatore e, a tratti, anche forcaiolo. Il Partito democratico di oggi invece si lascia abbindolare dal cuffarismo di Cateno De Luca e alcuni dei suoi deputati più autorevoli, come Nello Dipasquale e Fabio Venezia, consentono addirittura al leader di Sud chiama Nord di indicarli come futuri assessori del suo fantomatico governo di liberazione della Sicilia: finirebbero per ritrovarsi – come pionieri, o avanguardisti – in compagnia di Mauro Pantò, l’indecente campione del clientelismo più spregiudicato che lo stesso Totò Vasa Vasa aveva ritenuto di buttare nella pattumiera e che Cateno ha puntualmente ripescato, restituendogli di fatto agibilità politica. Peccato. Il Pd degli inciuci e delle mance ha perso già buona parte della sua storia. Civettando con De Luca rischia di perdere pure..

Cordate e “cordari”
della politica siciliana

Pietrangelo Buttafuoco sostiene che Giorgio Mulè e Carolina Varchi potranno essere “le lame di una unica tenaglia capace di scardinare quell’inutile chiodo del centrodestra” che, nella versione isolana, appare “ancora più arrugginito”. E lancia l’idea di una “corda pazza” non solo contro “tutte le cordate” della vecchia politica siciliana, ma anche contro i misteriosi “cordari in perenne trasferta a Roma”. Il riferimento, va da sé, rimanda a Ignazio La Russa, il presidente del Senato che nel 2022 fu regista della candidatura di Renato Schifani a Palazzo d’Orleans e ora torna a insistere per pilotare gli stessi giochi, con gli stessi uomini, in vista delle prossime elezioni. Glielo consentono i commissari di Fratelli d’Italia e di Forza Italia. Due portatori sani di inconcludenza, attentissimi a non scegliere mai una linea: l’acqua..

Gerenza

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