Sezioni Tematiche

Liberare la Sicilia
Certo, ma da chi?

Lo abbiamo chiamato “guitto” e in quella parola c’era certamente una buona dose di simpatia per un personaggio che riusciva a dare alla politica una salvifica pennellata di leggerezza. Gli abbiamo pure riconosciuto una giullaresca capacità di dire pane al pane e vino al vino, e quando è arrivata la conta dei voti abbiamo preso atto che Cateno De Luca aveva conquistato un enorme consenso e una innegabile leadership. Oggi però sullo stupore e sull’ammirazione s’impone un dubbio: come può un leader annunciare una campagna di liberazione della Sicilia e all’un tempo rimestare nella pattumiera della politica e reclutare Mauro Pantò, il cuffariano che aveva spinto la Sas ai confini dell’indecenza? De Luca vuole – giustamente, per carità – liberare la Sicilia dal malgoverno di Schifani & C. Ma prima..

Mattarella, Galvagno
e la Sicilia delle feste

Che peccato non essere iscritti alla prestigiosa Stampa parlamentare e non appartenere al ristretto club dei giornalisti che sussurrano, all’orecchio dei deputati, articoli di legge ed emendamenti. E che peccato non avere preso parte l’altro ieri, alla solenne cerimonia del Ventaglio durante la quale l’élite dell’informazione politica, alloggiata ai piani alti di Palazzo dei Normanni, ha augurato buone vacanze a un presidente dell’Ars che ha tribolato tanto in quest’ultimo anno: ha dovuto fronteggiare le imboscate dei franchi tiratori e pure i contraccolpi di una inchiesta giudiziaria che lo chiama in causa per corruzione e peculato. Ma non parliamo di cose tristi. Siamo nella stagione delle feste e, come ci insegnano le madamine, un giorno si apparecchia la festa per Sergio Mattarella e il giorno dopo quella per Gaetano Galvagno. L’importante..

Abbassate il sipario
sul teatro della fuffa

Inutile l’Ars, governata da un inquisito, e ancora più inutile la Commissione antimafia espressa da un parlamento abbastanza screditato. Il presidente Antonello Cracolici ha illustrato la relazione annuale, ma a parte la terribile banalità – “c’è una corruzione che cresce a macchia d’olio” – il documento non dice nulla di sconvolgente. E’ pieno di onestissima fuffa. E non poteva essere diversamente. Nello stesso giorno, manco a dirlo, ha parlato con maggiore autorevolezza e competenza il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, rivelando retroscena sulle attività delle cosche che fanno tremare i polsi. Cracolici invece ha pestato un po’ d’acqua nel mortaio e ad ascoltarlo non c’era in aula nemmeno il presidente della Regione, Renato Schifani. Forse è arrivato il momento di ammettere che l’Antimafia è un teatrino che gira a..

Ma riuscirà l’Utveggio
a pareggiare i conti?

Il Castello Utveggio ha avuto due superbe inaugurazioni. Con la prima, Palazzo d’Orleans ha colto l’occasione per offrire un boccone prelibato al suo pagnottista di fiducia; mentre con la seconda ha incamerato il prestigio di una solenne benedizione officiata dal Capo dello Stato. Finita la festa, resta una domanda: che ne sarà di questa colossale struttura rimessa a nuovo senza badare a spese? Il restauro è stato curato dal Cerimoniale della Presidenza e il dettaglio non è privo di significato. Ma basteranno le visite dei turisti e una trentina di congressi appaltati a un tour operator palermitano per pareggiare i conti ed evitare che l’Utveggio diventi un capriccio spagnolesco del potere politico o, peggio, un altro carrozzone di sottogoverno? Il dubbio non allarma nessuno. Meno che meno il governatore Schifani..

La Sicilia incantata
del beato Tamajo

Dimenticate la Sicilia delle faide e dei colpi bassi, dei traditori e dei franchi tiratori. Dimenticate la Sicilia dei disperati che non trovano un medico al pronto soccorso e concentratevi sull’intervista che Edy Tamajo ha appena rilasciato a LiveSicilia. Scoprirete un paradiso in terra, santificato da due miliardi e mezzo che l’assessorato alle Attività produttive ha distribuito alle imprese sparse nei quattro angoli dell’Isola. Bando ai contrasti e ai rancori, dunque. Perché qui la politica è ormai fatta solo di pace e amore. Schifani? “Ritengo che abbia le carte in regola per essere ricandidato. Naturalmente non spetta a me decidere le scelte della coalizione. Io continuo a considerarmi, con grande serenità, un umile operaio nella vigna del Signore”. Dove si dimostra che Tamajo non punta più su Palazzo d’Orleans. Vuole..

Le rivincite di Galvagno,
politico impresentabile

Per Gaetano Galvagno – il presidente dell’Ars, sotto processo per corruzione – è stato un luglio maledetto. Giorgia Meloni non lo ha voluto accanto nel giorno del suo omaggio a Giovanni Falcone. Altrettanto ha fatto Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia, sbarcata a Palermo per ricordare Paolo Borsellino. E l’altro ieri all’incontro con Sergio Mattarella per la seconda inaugurazione del Castello Utveggio non c’era lui ma la vice presidente dell’Ars, Luisa Lantieri. I vertici istituzionali, insomma, hanno preferito evitarlo. Ma l’ex golden boy di Fratelli d’Italia non ha accettato il ruolo dell’appestato e per contrastare il vento infame dell’ostracismo si è inventato prima una festa con mille invitati a Palazzo Reale e poi l’inaugurazione a Brancaccio di un murale dedicato a Padre Puglisi. Tutto a carico, va da sé, della..

Le tre madamine
delle nostre feste

La prima è una madamina coronata: dove c’è un evento che profuma di Colle, lì spunta lei con la sua immagine di brava giornalista e un vasto repertorio di presentazioni librarie: ieri ha fatto da padrona di casa nella cerimonia con la quale si inaugurava per la seconda volta Castello Utveggio. L’altra madamina è una conduttrice e presentatrice televisiva, puntualmente chiamata sul palco per dare tono alle feste con le quali il potere politico celebra i suoi uomini e la sua casta: mercoledì sera era a piazza del Parlamento per i trent’anni della Federico II. La terza madamina esibisce i galloni dell’antimafia. Il 23 maggio ha commemorato la strage di Capaci e il martirio di Giovanni Falcone con un memorabile brindisi della legalità. Mercoledì sera invece, con un altro brindisi,..

Se una festa cancella
la questione morale

Un vasto popolo di amici e ammanigliati ha reso omaggio l’altra sera al presidente dell’Ars, Gaetano Galvagno. Il pretesto sono stati i trent’anni della Fondazione Federico II, una istituzione culturale trasformata in un crocevia di scandali non solo da Galvagno ma pure dalla sua ape regina: quella Sabrina De Capitani rinviata a giudizio assieme a lui per corruzione. Alla festa organizzata, senza badare a spese, in piazza del Parlamento ha partecipato tantissima gente: c’era la politica che governa e che comanda, c’erano gli ex presidenti e i partiti di opposizione, e c’era una buona fetta di quell’alta borghesia che da sempre fiancheggia il potere regionale. Ma il protagonista era l’ex golden boy di Fratelli d’Italia per il quale il party aveva anche lo scopo di dimostrare che in Sicilia basta..

L’autocelebrazione
non finisce qui

Col discorso pronunciato martedì all’Ars – un discorso “di ampio respiro”, hanno scritto i trombettieri – il presidente della Regione ha aperto la stagione dell’autocelebrazione: la Sicilia è stata dipinta come una terra redenta e risanata, apprezzata dagli investitori, ricercata dai turisti e da chiunque voglia ritornare qui dopo essere fuggito altrove per lavoro. Per raccontare al mondo i miracoli del suo governo il presidente Schifani ha previsto un evento faraonico: sarà inaugurato per la seconda volta Castello Utveggio. Alla cerimonia, fissata per domani 24 luglio, sarà presente il Capo dello Stato, Sergio Mattarella. La prima inaugurazione non fu granché. Servì solo per dare la possibilità a un faccendiere, tanto caro a Palazzo d’Orleans, di realizzare due video e di incassare una cifra scandalosa. Ma domani tutto diventerà colossal. Anche..

E poi c’è l’antimafia
che dimentica Giuliano

Ricordate le scintillanti commemorazioni riservate ogni 23 maggio a Giovanni Falcone? E ricordate con quanta passione e quante straripanti polemiche è stato ricordato, domenica 19 luglio, il sacrificio di Paolo Borsellino? Per i due eroi della lotta alla mafia si è mobilitata la presidente del Consiglio e si è precipitato a Palermo lo stato maggiore di Fratelli d’Italia; hanno fatto quadrato le forze dell’ordine e anche i partiti d’opposizione. Ma ieri, appena due giorni dopo, la Palermo dei cortei e delle cerimonie è tornata al silenzio di sempre. Eppure c’era un altro eroe da commemorare: quel Boris Giuliano, capo della Squadra Mobile, ucciso il 21 luglio del 1979 con un colpo di pistola sparato da Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina, sanguinario boss dei corleonesi. Lo hanno ricordato in pochi...

Gerenza

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