Un “Funeral Blues”
al Migrante Ignoto
Prima della dimenticanza, prima che le parole di Papa Leone XIV affondino nel mare dell’oblio e dell’indifferenza, cerchiamo anche noi di accarezzare con un fiore la tomba assegnata dai soccorritori di Lampedusa al Disgraziato Ignoto, al migrante che non ce l’ha fatta e ora giace lì, sotto una croce senza nome. Dedichiamogli un Requiem senza tempo, angelico e beffardo, nient’altro che qualche verso strappato al “Funeral Blues” scritto nel 1938 da Wystan Hugh Auden: “Non servono più le stelle; spegnetele anche tutte; imballate pure la luna, smontate pure il sole; svuotatemi l’oceano e desradicate pure il bosco; perché ormai più nulla può giovare”. Fermate gli orologi dell’ipocrisia e gli sproloqui dei politicanti; ma soprattutto, “fate tacere il cane” dell’odio “con un osso succulento”. Sì, perché quel cane ha rosicchiato, giorno..