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Una luce diversa
su Fratelli d’Italia

Un omaggio al sacrificio di Giovanni Falcone e una retata di picciotti di mafia, scattata nella notte allo Zen, hanno compiuto il miracolo. O forse l’ha compiuto Giorgia Meloni che ieri si è commossa davanti a quel che resta della Croma sulla quale il 23 maggio 1992 viaggiava il giudice con la moglie Francesca. La visita della presidente del Consiglio a una Palermo terrorizzata dai kalashnicov è stato un atto di devozione non solo a Falcone ma anche a Paolo Borsellino e a tutte le vittime della mafia. Un gesto forte che ha ribaltato l’immagine di Fratelli d’Italia sfregiata, soprattutto in Sicilia, da scandali e corruzione. Potenza della comunicazione: è bastata un tocco magico di Giorgia Meloni e sul suo partito, sputtanato dalle scempiaggini di Gaetano Galvaglio ed Elvira Amata,..

L’antimafia che si divide
tra cerimonie e politica

Giuseppe Costanza oggi non sarà al Museo del Presente dove Giorgia Meloni renderà omaggio alla Fiat Croma di Giovanni Falcone, saltata in aria nell’attentato di Capaci. Lui era l’autista e si è salvato per miracolo. “In quell’auto c’è il mio sangue”, ha detto. “Non mi piace la spettacolarizzazione dell’antimafia”. Come dargli torto? Ormai l’antimafia è una questione di salotti e cerimonie, di politica e potere. L’esempio più clamoroso è quello di Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco. E’ stata assessore del governo Lombardo e candidata del Pd alla presidenza della Regione. Non ha scavalcato Schifani ma, nel giugno del 2024, pur di conquistare il terzo mandato al Parlamento europeo è passata con Forza Italia. Ce l’ha fatta con i voti di Totò Cuffaro e grazie alla rinuncia di Edy Tamajo..

Meloni a Palermo, darà
slancio all’antimafia

Fra poche ore sbarcherà a Palermo Giorgia Meloni in missione antimafia e sarà un conforto per questa Palermo dilaniata dalla violenza: i picciotti dello Zen hanno sfoderato i kalashnicov e gli esattori di Cosa Nostra girano con le taniche di benzina per terrorizzare commercianti e imprenditori. C’è la mafia, ma non si vede l’antimafia. Certo, c’è il Museo del Presente dove lunedì, davanti alla presidente del Consiglio, sarà svelata la teca con le lamiere contorte della Fiat Croma sulla quale viaggiava Giovanni Falcone e che è saltata in aria nell’attentato del maggio 1992. E ci sono i familiari delle vittime, molti dei quali chiedono ancora verità e giustizia mentre altri – diciamolo – girano per partiti e correnti alla ricerca di una buona collocazione in politica. Manca l’antimafia della gente:..

Addio Piero, maestro
di giornalismo elegante

Quando ho saputo della sua scomparsa mi sono chiesto quale sarebbe stato il mio destino professionale senza i suoi insegnamenti. Con Piero Fagone ci siamo conosciuti nei primi anni ’70. Lui era l’autorevole cronista parlamentare del Giornale di Sicilia, io un picciottello de L’Ora che cominciava a frequentare l’Assemblea regionale e che tentava di capire intrecci, retroscena e sottintesi di un mondo apparentemente dorato ma in realtà molto complicato, ostico, opaco. Per decifrarlo era pressoché inutile, oltre che fuorviante, ricorrere alle proprie convinzioni o alle proprie certezze. “Questo è un mestiere dove non si grida e dove non c’è verità. Scrivi con pacatezza e mai col fegato in mano. Tieniti lontano dalle passioni, mai dai fatti. Trova sempre un linguaggio elegante anche quando scrivi di cose che non ti piacciono”...

L’Antimafia di Cracolici
Storia di un’impotenza

Solo un vecchio comunista testardo come Antonello Cracolici può ancora credere nell’utilità di una Commissione antimafia dalla quale almeno quattro deputati si sono dimessi perché implicati in storie di malaffare. Solo un irredimibile ottimista come Cracolici può far credere ai siciliani che tra le mura dell’Assemblea regionale, abbondantemente sputtanate dal suo presidente, esista un’isola del bene contrapposta all’oceano del male. A leggere il bilancio di ciò che è stato fatto ed è stato detto, in quest’ultimo anno, dagli onorevoli membri riuniti attorno a Cracolici, la Commissione Antimafia appare, per dirla con Joseph Roth, come “un ospite su questa terra”. Ha disposto indagini e audizioni, ha fatto cose e ha visto gente; ma non ha spostato di un solo millimetro la questione morale. Doveva essere una storia di verità, è diventata..

Dove si nasconde
il bluff dei sondaggi

Noi che non crediamo alla bontà dei sondaggi ci siamo sentiti per un giorno figli di un dio minore: tutti gioivano davanti all’altisonante Governance Poll del Sole 24 Ore e noi no; tutti declamavano l’ottava posizione assegnata, nella scala del gradimento, al governatore della Sicilia e noi no. Ma a tirarci fuori dallo sconforto ha provveduto il sindaco di Catania, Enrico Trantino, bastonato dal sondaggio del Sole. “Per anni – ha detto – il consenso è stato figlio dei favori. Noi abbiamo intrapreso la via del rigore e questo genera malumori”. Trantino non ha nascosto colpe e ritardi della sua amministrazione, ma ha centrato un punto: i favori creano clientele e le clientele creano consenso. Ne consegue che un sondaggio, rilevando il consenso che nasce dai favori, diventa nei fatti..

Cercasi antimafia
contro i kalashnicov

Ricordate il grido disperato del cardinale Pappalardo nei giorni delle stragi di mafia? “Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur”. La scena si ripete. Mentre i picciotti terrorizzano Palermo, scorazzando con i kalashnicov e le taniche di benzina, santi e santoni dell’antimafia si scontrano a palazzo San Macuto sui mandanti esterni – se mai ci furono – dell’inferno scatenato, nell’estate del 1992, dai boss di Cosa Nostra prima con l’attentato a Giovanni Falcone e poi con il massacro di Paolo Borsellino. Non si vedono cortei né lenzuola alle finestre; non si mobilitano le agende rosse e non c’è traccia della cosiddetta società civile. Non si sente nemmeno la voce dei familiari delle vittime che hanno conquistato un seggio a Strasburgo, alla Camera, o al Senato: tutti distratti e tutti a caccia del..

Un “Funeral Blues”
al Migrante Ignoto

Prima della dimenticanza, prima che le parole di Papa Leone XIV affondino nel mare dell’oblio e dell’indifferenza, cerchiamo anche noi di accarezzare con un fiore la tomba assegnata dai soccorritori di Lampedusa al Disgraziato Ignoto, al migrante che non ce l’ha fatta e ora giace lì, sotto una croce senza nome. Dedichiamogli un Requiem senza tempo, angelico e beffardo, nient’altro che qualche verso strappato al “Funeral Blues” scritto nel 1938 da Wystan Hugh Auden: “Non servono più le stelle; spegnetele anche tutte; imballate pure la luna, smontate pure il sole; svuotatemi l’oceano e desradicate pure il bosco; perché ormai più nulla può giovare”. Fermate gli orologi dell’ipocrisia e gli sproloqui dei politicanti; ma soprattutto, “fate tacere il cane” dell’odio “con un osso succulento”. Sì, perché quel cane ha rosicchiato, giorno..

Debiti & Pagnotte
E’ il Cas, bellezza!

Ora che il Cas – il famigerato Cas – è sepolto da una montagna di debiti la tentazione sarebbe quella di dire: ben gli sta. Se il modello di gestione è quello che si vede percorrendo le autostrade che da Palermo e Catania arrivano a Messina, non c’è altra conclusione: siamo di fronte a un carrozzone irredimibile. Per capire di che pasta è fatto questo Consorzio, sfogliate l’elenco delle consulenze firmate dagli amministratori e avallate dall’assessorato alle Infrastrutture. Vi salteranno agli occhi le pagnotte amorevolmente regalate alle società del faccendiere Maurizio Scaglione, un mago della comunicazione. Pensate: per premiarlo del fatto che rastrella affidamenti diretti in ogni anfratto della Regione, Palazzo d’Orleans ha impupato per lui una legge sull’editoria che di fatto gli concede un’altra carrettata di piccioli. E’ la..

Milioni come rotoloni:
non finiscono mai

Per fortuna ci sono giornali che riescono ancora a regalarci ottimismo. BlogSicilia, diretto da Manlio Viola, ieri offriva tre folgoranti titoli di testa. Il primo era dedicato al Papa che sabato sbarcherà a Lampedusa “Il governo regionale ha finanziato con 3,4 milioni la realizzazione di opere infrastrutturali nell’isola”. Il secondo si teneva sulle generali: “Fondi Europei, 34 milioni per finanziare opere nelle aree interne: la rimodulazione delle risorse approvata dalla giunta regionale di governo”. Ma il terzo non trascurava alcun dettaglio: “Nuovi gate, infrastrutture di volo e viabilità, piano da 68 milioni per l’aeroporto Falcone Borsellino di Punta Raisi”, e non “Punta Raisa”, come ha scritto nella foga il direttore Viola. Una svista che, ovviamente, nulla toglieva alla bellezza del verso: i milioni di Schifani, come i rotoloni Regina, non..

Gerenza

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