Dal coraggio
al paraculismo

Ma dove sono finiti quei magistrati coraggiosi che non hanno mai perso un’occasione per ribadire l’autonomia e l’indipendenza dell’ordine giudiziario? Dove sono finiti tutti i santoni dell’antimafia, quelli che puntualmente si riempivano la bocca di indignazione ogni qualvolta un politico si azzardava a sollevare un dubbio su un avviso di garanzia o un rinvio a giudizio? Da due settimane a questa parte il ministro dell’Interno denigra, irride e sbeffeggia il procuratore che ha osato ravvisare un’ipotesi di reato su come è stato gestito a Catania il calvario della nave Diciotti. Ma dal piazzale degli eroi che in questi anni ha dominato il palcoscenico della legalità e della lotta alla mafia non si è sollevata neppure una timida protesta. Segno che il governo del cambiamento ha già cambiato qualcosa, almeno in..

Meglio punire
che prevenire

Dovendo trattare una questione di giustizia è bene fare subito professione di fede e dire, senza se e senza ma, che i giudici fanno tutto in nome della legge. Tuttavia un dubbio nasce spontaneo. La procura della Corte dei Conti si è accorta dopo dieci anni che la nomina di Patrizia Monterosso a segretario generale della Regione non andava fatta e chiede ai politici responsabili un risarcimento di quasi 900 mila euro. Ma non potevano i togati sollevare immediatamente il problema? Non potevano invitare Raffaele Lombardo e poi Rosario Crocetta a cambiare cavallo ed evitare così che l’illecito si prolungasse per due legislature? Certo, sarebbe stata un’operazione semplice, un gesto di buon senso; ma la prevenzione, si sa, non è di questo mondo. La legge, la dura legge, racchiude in..

La società civile
che va con Salvini

Cominciamo con le lodi. E cominciamo col dire, da uomini liberi, che non finiremo mai di ringraziare Repubblica, edizione di Palermo, per la campagna di civiltà avviata in questo agosto di fuoco e tempeste contro il razzismo che Matteo Salvini alimenta ogni giorno con il suo sovranismo e con la sua propaganda violenta contro i migranti. Una battaglia di civiltà, quella di Repubblica. Ed è forse per questo che oggi stonava leggere su quelle stesse pagine un titolo che – inavvertitamente, per carità – assegnava la patente di “società civile” a una decina di esponenti politici di terza o addirittura quarta fila che hanno deciso di cambiare casacca per saltare in fretta e furia sul carro della Lega. Cioè sul carro del leader razzista. Un tempo – vale la pena..

Il benaltrismo
del bullo Salvini

I bulli fanno così. Come Salvini. Quando finiscono all’angolo, anziché alzare le mani e dire “ho sbagliato”, indossano la coroncina del martirio. Ascoltate con quanta spocchia il ministro dell’Interno replica al magistrato che lo ha messo sott’inchiesta per sequestro di persona: “Aspetto con il sorriso il procuratore di Agrigento, aspetto un procuratore che indaghi i trafficanti e l’immigrazione clandestina. Gli ricordo che gli scafisti comprano armi e droga che viene poi spacciata fuori dalle scuole dei nostri figli”. Ai tempi della prima e della seconda Repubblica questa tecnica si chiamava “benaltrismo”: tu poni un problema e l’interlocutore risponde che c’è ben’altro a cui pensare. Il procuratore pone la questione dei 150 sventurati lasciati a marcire sulla Diciotti e Salvini, da politicante anche un po’ vigliacchetto, sfugge al problema e parla..

Due principi
a Palermo

Diciamolo: è un motivo d’orgoglio per tutti noi palermitani di borgata vedere con quale eleganza e con quale nobile portamento Leoluca Orlando ha consegnato martedì la cittadinanza onoraria al principe Alberto, primogenito di Ranieri di Monaco e Grace Kelly. Diciamolo: è un motivo di soddisfazione per noi palermitani della fascia costiera che va dallo Sperone fino a Settecannoli vedere con quale compiacimento Leoluca Orlando ha mostrato al principe Alberto i fasti di villa Niscemi, che è il luogo geometrico della sua regalità e della sua magnificenza. Diciamolo: martedì a Palermo c’è stato l’incontro di due principi, di due dinastie, di due teste coronate, di due monarchie costituzionali: da un lato Alberto di Monaco, dall’altro Leoluca Orlando. Mancava solo il sindaco di Palermo. Quello che dovrebbe risolvere i guai di questa..

Rita e la politica
che finì per tradirla

Stretta tra il lutto e la retorica, tra il dolore vero e le parole di circostanza, la bara di Rita Borsellino si avvia verso l’ultima dimora. All'appuntamento con le onoranze funebri non sono mancati gli esponenti del Pd, gli stessi che avrebbero potuto trasformare la sorella del giudice Paolo in un soggetto politico, robusto e autorevole, e invece l'hanno macinata con le loro miserie e le loro rivalità, mummificandola in un seggio del parlamento europeo. E non è mancato nemmeno Leoluca Orlando che nel 2012, da santone dell’antimafia e delle preferenze, l'aveva spinta alle primarie per la scelta del nuovo sindaco di Palermo, ma alla fine pensò bene di scendere in campo lui stesso e di conquistare, con i suoi fedelissimi e i suoi cortigiani, la poltrona più alta di..

Ci hanno rubato
anche il sorriso

Per carità, il ponte di Genova sarebbe crollato anche se alle elezioni del 4 marzo si fosse imposto il governo del Nazareno, con Silvio Berlusconi e Matteo Renzi felici e alleati per tutta la vita. Quindi non è proprio il caso di mischiare fatalità e politica, sciagure e improvvisazioni, disastri e improntitudine. Detto questo, resta tuttavia il fatto che abbiamo vissuto un agosto maledetto, con tragedie come quella di Bologna, come quella di Genova, come quella della Puglia. Lutti, lacrime, strazio e smarrimento. Capita, verrebbe da dire. Solo che alle sventure imposte dal destino si aggiunge la malinconia imposta dal cosiddetto governo del cambiamento. Che giorno dopo giorno ci travolge con la cupezza del “no vax”, del “no tav”, del “no tap”; e con la tristezza di un medioevo prossimo..

La stanca sceneggiata
di Leoluca Orlando

Che Dio ci salvi da Matteo Salvini. Non è un gioco di parole: con l’aria che tira sarebbe un gioco macabro e infelice, perché l’arroganza del vice premier in bermuda fa orrore e mette sinceramente paura. L’ultimo “me ne frego” il trombonesco ministro lo ha pronunciato per liquidare la richiesta della nave umanitaria Aquarius che, ancora una volta, si ritrova a vagare lungo le rotte del Mediterraneo alla ricerca di un porto che accolga i 141 naufraghi raccolti nelle acque internazionali davanti alla Libia. Ma chi insorge contro Salvini? Manco a dirlo, il solito Leoluca Orlando, sindaco palermitano delle apparenze. E sì, perché lui appare semplicemente quando c’è un nemico esterno da bastonare, una sceneggiata da recitare o una maglietta rossa da indossare. Se mostrasse lo stesso zelo nei confronti..

Ma il Parlamento
non deve morire

Vogliamo parlar male dell’Assemblea regionale, di quella nicchia dorata che avvolge e immiserisce la politica siciliana? Facciamolo pure. Ma ben sapendo che la nobile gara a chi denigra di più l’antico parlamento di Palazzo dei Normanni ha un risvolto che piace tanto ai grillini e a tutti coloro che sostengono il cosiddetto ordine nuovo, meglio contrabbandato come il “governo del cambiamento”. Certo, elencare difetti e privilegi dell’Ars è un esercizio facile, a tratti persino stucchevole: stipendi alti, assunzioni compiacenti, spartizione degli incarichi, e chi più ne ha più ne metta. Ma il vento sinistro che spira da Roma in giù è quello di farci accettare l’idea che i parlamenti, tutti i parlamenti, siano inutili e dannosi. Non è facile, con l’aria che tira, contestare questa tesi. Ma noi, testardi, siamo..

Ciò che a Santa Rosalia
non piace di Orlando

Sfuggente e rabdomante, Leoluca Orlando ha dato un’altra prova di come non sa fare il sindaco di questa infelicissima Palermo. Per carità, se dessimo ascolto ai suoi trombettieri dovremmo concludere che questa città è la capitale di un nuovo Rinascimento, che dietro ogni angolo c’è arte e bellezza, che il porto diventerà un paradiso terrestre, che l’aeroporto ci sorprenderà con gli effetti speciali, che i figli della lupa annicchiati dentro il Teatro Massimo spendono in libertà milioni di euro anche per la gioia dei poveri e delle periferie. Poi però ti accorgi che ci voleva un intervento della Procura per scoperchiare lo scandalo del campo rom e che il dettaglio, guarda un po’, per sei anni e passa era sfuggito al sindaco Orlando. Come sfuggono alla sua attenzione i cumuli..

Gerenza

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