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L’inno di Giorgia alla stabilità
“la nostra prima grande riforma”

“Ho nuotato nella colla, non ho mai mollato e non intendo farlo adesso”. Lo sparo della campagna elettorale parte dopo le 19 al molo dieci del porto di Bari. Ben 1.413 giorni dopo l’arrivo a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha tutta l’intenzione di rimanerci. “A chi vuole ostacolarci dico, mettetevi comodi, non avete capito con chi avete a che fare”, tuona una premier in trincea, violenta con la sinistra “dei privilegiati e dei fannulloni”, che si eleva a protettrice di una Italia “un tempo considerata malata d’Europa”. Annunci sull’energia e consumate promesse sulla sicurezza: la festa per il governo più longevo della Repubblica è il pretesto per lanciare la nuova corsa. Contro la sinistra, Roberto Vannacci permettendo. La folla spinge, la strada tra food truck con panzerotti roventi e luminarie..

Il triste pellegrinaggio
degli impresentabili

Erano potenti e pure arroganti. Ma sono stati travolti dagli scandali e oggi sono dei politici soli e disperati. Bussano alla porta di chiunque possa offrirgli una candidatura, un ruolo, un’investitura. Bruciati dalle inchieste giudiziarie e sputtanati dai giornali, si dicono pronti a ogni compromesso, a ogni travestimento o cambio di casacca. L’importante è ritrovare una poltrona dalla quale tornare a maneggiare favori e piccioli per sfamare le clientele. L’obiettivo finale resta comunque quello di conquistare un posto in lista. Sono tanti gli scandali affiorati in Sicilia negli ultimi quattro anni e di conseguenza sono tanti gli impresentabili in cerca di benedizione. Ne abbiamo visti alcuni cercare a Ragalna la mano santa di Ignazio La Russa. Ne vediamo altri brigare per un rifugio alla corte di Cateno De Luca. E’..

Da Romolo a Meloni. Quanto vale la durata dei governi

Abbiamo fatto un gioco. In testa alla classifica c'è di Alberico Cybo Malaspina. Per la premier ci sono margini molto limitati di scalata, può aspirare a raggiungere Berlusconi e Giolitti

“Invece di”. La formula per stroncare chi è fuori dal coro

Diversi commenti al mio post di ieri, non troppi ma comunque tutti meritevoli di lettura, criticano ciò che ho scritto spiegando, in buona sostanza, che invece di parlare dei fascisti al governo, delle mani della politica sulla Rai, dell'impunità di cosa nostra, dei misfatti di Putin e di quel fascista di Netanyahu, io perdo tempo occupandomi di Ranucci. O meglio, scrivendo che non sono d'accordo sul modo in cui Ranucci (non solo lui, per la verità) evoca i morti di mafia per paragonarsi alle loro verità e alle loro solitudini. Il vizio di ogni conformismo, si sa, è la presbiopia, ovvero non vedere (o non voler comprendere) ciò che hai sotto gli occhi, nero su bianco. Io ho scritto che considero Sigfrido Ranucci un buon giornalista e Report un ottimo..

Gerenza

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