Fino a poco tempo fa sembrava solo un giullare, capitato per caso nel più antico Parlamento del mondo, come ama dirsi con evidente esagerazione.
Si denudava, faceva gestacci, sputava, usava un linguaggio da angiporto e faceva parlare di sé.
Poi venne eletto alla guida di una delle maggiori città dell’Isola, con il consenso di una bella fetta della società civile, che sti c… civile!
Da quel momento ha assunto sempre di più un ruolo rilevante.
Cateno De Luca, senza abbandonare lo stile e la cultura del passato è diventato un protagonista, sbarcando perfino con i suoi uomini nel Parlamento nazionale.
Da qualche tempo, in vista delle prossime elezioni regionali, ha dato vita ad una riffa. “Io sono qui. Chi mi vuole si faccia avanti con proposte concrete”. Destra o sinistra, non ha valore. Vale solo l’offerta.
Non si può negare che l’iniziativa del nostro singolare personaggio non abbia creato e non stia creando scompiglio nei due campi dello schieramento isolano. In una condizione nella quale i partiti non hanno alcun peso, non è facile ignorare la presenza di uno degli interpreti più propri di questo nostro tempo in cui si costruiscono carriere su provocazioni, proclami e sparate.
Poi, quando il sindaco di Taormina nel gennaio scorso, da Caltagirone ha richiamato “L’appello ai Liberi e forti” che Sturzo indirizzò al Paese nel 1919 creando il Partito Popolare Italiano, l’acrobazia di Scateno, un vero e proprio salto mortale con avvitamento, è stata davvero ineguagliabile. L’avrà fatta inebriato dalle letture e dalle meditazioni profonde sulle opere del sacerdote calatino. Avrà capito tutto del suo pensiero o magari si sarà fermato a leggere alcuni titoli dell’Opera Omnia su municipalismo e regionalismo. E sta cercando così di utilizzarli come richiamo per il suo spettacolo da circo.
A questo punto non si sa se indignarsi o sorridere di fronte all’accostamento tra un bizzarro personaggio e l’austero fondatore di un partito, colui che diede al mondo cattolico i valori e il progetto per diventare protagonista per poco tempo prima del fascismo e per cinquant’anni dopo la seconda guerra mondiale.
Ora, cosa può accomunare a Scateno il sostenitore dei corpi intermedi, dell’equilibrio dei poteri, di una politica che non trasforma mai il consenso popolare in investitura personale, di colui che tentò sempre di legare l’impegno pubblico e l’etica personale, che visse la propria missione con rigore, compostezza e grande senso di responsabilità?
Per Sturzo “liberi e forti” erano i cittadini lontani dalle clientele, dalle obbedienze personali, quelli capaci di organizzarsi per dar vita ad una società plurale, fondata sui comuni, sulle regioni, sui partiti, sui sindacati, sulle associazioni.
Quanto risulta estraneo quel personaggio che appariva perfino scostante, di una magrezza spettrale, con un naso adunco, che sfidò il fascismo, che affrontò per vent’anni l’esilio, che dedicò la sua vita ad elaborare il progetto per una Sicilia autonoma e per un’Italia democratica inserita nel contesto europeo! Il popolo, per Sturzo, era una pluralità di persone, non la massa informe sulla quale far valere il populismo nelle sue manifestazioni più becere.
E la mobilitazione di quel popolo non era determinata dal “capo”, dalla sua voce, dai suoi lazzi, dai suoi banali mezzi scenici, dal suo istrionismo.
Ma adesso basta con i confronti. Non voglio apparire come chi prende sul serio il paravento sturziano di De Luca.
Meglio limitarsi, da osservatore disincantato, a guardare come finirà la riffa, a vedere se, per ipotesi, il richiamo a Sturzo non susciti l’interesse di Barbagallo, il segretario regionale del Pd che, immagino, sulle opere di Sturzo, come Cateno abbia anche lui costruito cultura, progetti e scelte.
Comunque bisogna fare in fretta e dare una risposta al sindaco di Taormina. Anche per evitare che La Vardera tiri fuori magari De Gasperi e col suo pensiero e col suo insegnamento accompagni i patetici, lamentosi suoi interventi.
In ogni caso occorre riconoscere che De Luca è diventato uno che gioca al tavolo principale della politica isolana, dove le carte migliori sembrano averle i populisti, di destra, di centro e di dovechessia. Ci si chiede se si sia elevato il livello dell’offerta del sindaco di Taormina, oppure, come appare più probabile, si sia abbassato quello della cosiddetta società civile, fino ad equilibrarsi quasi perfettamente.
Ché poi Scateno non è né peggio né meglio di ciò che offre il mercato. Naturalmente con le dovute eccezioni, magari.
De Luca semmai di passi avanti ne ha fatti, dalla svestizione in Assemblea, pur continuando a non voler apparire ai cortigiani addobbato regalmente come nella fiaba de I vestiti nuovi dell’imperatore.
Perciò si capisce che per lui indossare i panni di Sturzo è un banale, consapevole artificio. Da sempre, infatti, ha preferito apparire così com’è: nudo. E tale resta.


