Il Cas, il Consorzio delle autostrade siciliane, non funziona? Rinunciamoci e diamolo allo Stato. Questa la soluzione prospettata dell’ex assessore, per 5 anni alle infrastrutture della giunta Musumeci, Marco Falcone. A questo punto dovremmo poi rinunciare agli ospedali, che in gran parte non funzionano, ai musei dove si rubano opere di grande valore, alle motorizzazioni dove in media ogni due anni scoppia un’inchiesta, alle gestioni aereoportuali, e vogliamo parlare di acqua e rifiuti? A questo punto rinunciamo ad amministrare, troppo complicato, teniamoci solo il Palazzo dei Normanni, ben pagato per distribuire mance ai pochissimi che tra poco andranno a votare, ma lasciamo perdere, lo diamo allo Stato, fulgido esempio di amministrazione, tutto ciò che comporta la fatica di capire, fare performance, dare servizi ai cittadini. Non siamo cosa, noi siciliani. Una volta a cena l’ex grande capo della magistratura italiana, Luciano Violante, mi disse che per risolvere il problema delle tante inchieste che gravavano sul tribunale di Messina la soluzione era trasferire quei magistrati a Bolzano, e quelli di Bolzano portarli in riva allo Stretto.
Perché quando le cose sono lasciate andare senza controllo, o controllate da altri interessi non pubblici, si incancreniscono, e le cose incancrenite vanno amputate. Ma perché il centrodestra che ha governato il Cas da ben 9 anni, non 9 mesi, non è riuscito a sbrogliare la matassa? Ha mandato a Messina dei poveri soldati Ryan come direttori, ma i problemi sono rimasti tutti.
Ma qualcuno, la Corte dei Conti per esempio, ha mai fatto un’analisi dei debiti, ma anche degli ingenti crediti che l’ente vanta? E con chi li vanta? Con Anas e Ministero delle infrastrutture per esempio, in quanto non proprietario ma solo concessionario delle autostrade siciliane. Certo i Benetton erano molto più forti del Cas rispetto ai politici siciliani, che con cappello in mano vanno a Roma, guardati come gli zingari di Suburra.
Il Cas non ha più una struttura dirigenziale, falcidiata da inchieste, dai casellanti fino ai dirigenti. E deve essere fortemente, enormemente ristrutturato. E per questo ci vogliono, come in tutte le aziende, idee, capitale e risorse umane. Soprattutto ci vogliono dei soci che scelgano scelte strategiche e controllino la gestione. Il socio Sicilia deve restare, ma deve scegliere di non usare l’azienda per farsi piccoli affari privati, e lo può fare solo se non è solo, ma aiutato da un altro socio che abbia chiari indirizzi di efficacia ed efficienza. La Sicilia oggi dichiara di avere in buon bilancio. È il momento di fare scelte. A meno che non si voglia chiudere il Cas per mettere una pietra tombale, per non far scoprire tante magagne. Fatte o non vigilate.
Se non riusciamo ad essere concreti e capaci, non nascondiamoci a guardare il dito che indica la luna. Desistiamo dal fare politica. Il Cas è politica, è la principale infrastruttura della Sicilia. Non si può rinunciare, a meno di arrendersi, come sempre ha fatto l’Isola fino al 1947 anno del suo Statuto autonomo, ad un invasore estraneo o straniero. Pertanto se rinunciate al Cas, rinunciate per manifesta incapacità a tutto il resto.


