Poco sopra la Calabria, ultima in classifica. Meglio dell’anno scorso ma ancora insufficiente. Il dato riguarda la sanità siciliana o meglio la gestione siciliana della sanità. E si trova nel recente rapporto del Ministero della Salute sui livelli essenziali di assistenza per l’anno 2024.
Nelle tre aree considerate e cioè prevenzione, distrettuale e ospedaliera, la Sicilia non raggiunge la soglia minima dei sessanta punti proprio nell’area della prevenzione, con gravi rischi per le fasce meno protette o adeguatamente garantite per ragioni di reddito.
Va meglio invece nell’area ospedaliera ed in quella distrettuale. Meglio ma non tanto bene come accade invece alle tre regioni in cima alla valutazione osservata, che sono Lombardia, Veneto e Trentino. Il Veneto in particolare si conferma al primo posto con valori vicini al massimo punteggio che è di cento.
Non si tratta di una valutazione soggettiva ma di un’analisi basata sui dati concreti. Come vuole il presidente della Regione che proprio in questi stessi giorni ha manifestato soddisfazione per l’avanzamento delle infrastrutture e per la crescente competitività della Regione.
Siamo tutti molto lieti che il disavanzo sia stato drasticamente ridotto e vediamo con gran piacere l’evolversi della pratica relativa ai termovalorizzatori per ridurre l’esborso micidiale di energie e quattrini verso altri siti esterni all’isola. E capiamo anche la soddisfazione per il molto lavoro compiuto.
Ma purtroppo la sanità rappresenta oltre la metà del bilancio regionale ed incide in modo diretto sulla vita dei cittadini. E qui lo sconforto rimane. Anzi può crescere se si guarda ai ceti più deboli ed alle fasce meno privilegiate in termini di reddito. Agli anziani, ai bambini, ai malati cronici.
Ospedali inadeguati, personale insufficiente. Problemi gravi che non sono bastati ad avviare a soluzione fin qui ben tre assessori cambiati in questa legislatura. L’ultimo appena entrato nel governo più delicato e difficile ed al quale non si può che augurare miglior successo dei suoi predecessori.
Quanto al resto ed in particolare alla struttura frenante della burocrazia, nell’intervista citata Schifani mostra di avere piena consapevolezza della necessità di rapidi miglioramenti. Ed è questo l’augurio che facciamo nell’interesse della comunità. La quale è stufa di vedere la politica questionare per uno sterile primato e litigare sulla “spartenza” dei posti disponibili come fossero un demanio a disposizione di una classe privilegiata.
Partendo dalla sanità si dovrebbe smuovere il cuore dell’autonomia. Che sta nel senso di responsabilità verso la propria terra, nell’amore per essa e nell’impegno severo e informato per promuovere quello sviluppo che può garantire futuro e certezza ai giovani che se ne vanno e agli anziani che li seguono.
Per una volta andrebbe abbandonata la logica della politica politicante, consistente nell’esaltazione propagandistica del proprio impegno, e si dovrebbe cercare una convergenza su ciò che importa di più alle persone. Come il lavoro, le infrastrutture, i servizi, l’impresa e la sanità. Per fare in modo che i miglioramenti siano visibili e progressivi.
Speriamo che abbia ragione l’ambasciatore Fertitta che, in visita alle sue origini, ha affermato che la Sicilia ha enormi potenzialità. Lo sappiamo, ma abbiamo visto come troppo spesso le abbia sprecate o sciupate.


