Come volevasi dimostrare, il vero rimpasto non c’è stato. Schifani, al tramonto dell’ennesima giornata buttata, ha deciso per uno finto: in giunta finisce Marcello Caruso, appena destituito da Antonio Tajani dal ruolo di coordinatore regionale di Forza Italia (per fare spazio a Nino Minardo). Già capo della segreteria tecnica del governatore, nonché nuovo responsabile del dipartimento Insularità dei berluscones, l’ex amministratore unico della Sas aggiunge un altro tassello al proprio curriculum (senza mai essere stato eletto): quello di assessore alla Salute.
Un ruolo da far tremare i polsi, ma che conferma la volontà ineluttabile di Schifani, cioè quella di tenersi stretta (anzi strettissima) la poltrona di piazza Ottavio Ziino. Prima di Caruso, che il forzista Falcone aveva definito solo un “buon funzionario”, dalla Sanità erano passati due tecnici: il “cartonato” Giovanna Volo, poi dimissionaria; e Daniela Faraoni, che termina oggi la sua esperienza. Si riparte da Caruso, in attesa di capire quali siano i meriti sul campo. Si tratta comunque di un uomo di partito: è questo l’argomento che verrà usato come una clava per smontare le polemiche di chi puntava ad avere maggiore rappresentanza (la corrente che fa capo a Mulè e Falcone) e che alla fine della fiera si ritrova un commissario di partito vicino a Totò Cardinale e niente più.
La farsa del rimpasto è andata avanti col ritorno di Nuccia Albano alla Famiglia e al Lavoro. La stessa assessora che Schifani aveva revocato lo scorso 10 novembre dopo che i guai giudiziari – per una vicenda di appalti e concorsi – colpirono il leader della Democrazia Cristiana, Totò Cuffaro. L’assessorato è stato retto per oltre cinque mesi ad interim dallo stesso Schifani: tempo sprecato (alla luce delle conclusioni di oggi). Ma un modo per ammansire la Dc, che alla vigilia aveva comunque promesso battaglia: i tre commissari si erano spesi per la candidatura dell’ex sindaco di Modica, Ignazio Abbate, che già dall’inizio della legislatura aveva bramato l’agognato incarico. Anche stavolta rimarrà a guardare (e non è detto che il gruppo all’Ars continui a sostenere in modo compatto l’azione di governo).
La vera new entry, in quota Mpa, è quella di Elisa Ingala, che va ad occupare le deleghe alla Funzione pubblica e alle Autonomie locali: si tratta di una commercialista, già assessore comunale a Caltanissetta e amministratore giudiziario di aziende sottoposte a sequestro preventivo. In questo modo Lombardo ottiene il secondo assessore, che gli era stato promesso nell’estate ’24, prima delle Europee in cui gli autonomisti avevano contribuito all’elezione al parlamento europeo di Caterina Chinnici sotto le insegne di Forza Italia. Ma è comunque un modo per continuare a galleggiare nel mare tempestoso della maggioranza. Senza un vero rilancio dell’azione di governo, ma in attesa del piatto più ricco: i 7 miliardi dell’avanzo di amministrazione con cui presentarsi alla prossima campagna elettorale.
Ecco Schifani nel commentare questa operazione di maquillage: «Si ripristina la giunta al completo, condizione per proseguire con ancora maggiore efficacia, in quest’ultima parte della legislatura, l’azione amministrativa e dare piena attuazione agli impegni assunti con i siciliani». Il governatore ha infine rivolto un ringraziamento a Daniela Faraoni «per il lavoro svolto in questo anno con impegno e competenza alla guida dell’assessorato della Salute». I neo assessori giureranno all’Ars nella prossima seduta utile.
Tra i banchi del governo rimangono il leghista Luca Sammartino, a processo per corruzione, ed Elvira Amata, anche lei appena rinviata a giudizio per corruzione: Fratelli d’Italia ha appena deciso, nel conclave di Enna, che il pugno duro applicato da Giorgia Meloni a Roma con Santanché e Delmastro, non vale in Sicilia. Vince la presunzione d’innocenza, ma i patrioti avrebbero potuto pensarci molto prima ed evitare questo inutile supplizio.
Le reazioni
“Era fondamentale mantenere l’impegno di completare la giunta senza modificare le deleghe e garantire al presidente Schifani una squadra pienamente operativa, che il presidente, con determinazione, ha voluto chiudere nel più breve tempo possibile. Obiettivo raggiunto. Auguro buon lavoro ai nuovi assessori e, in particolare, a Marcello Caruso, che saprà rappresentare pienamente tutta Forza Italia e affrontare con serietà le sfide dell’importante delega che gli è stata affidata, con una priorità assoluta: una sanità efficace, efficiente e davvero al servizio dei siciliani” così il commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, Nino Minardo.
“Ecco l’operazione camouflage. Schifani ci ha regalato un’altra delle sue trovate sorprendenti: ritorna in giunta Nuccia Albano, silurata mesi fa perché appartenente alla Dc di Cuffaro. Lo è ancora ma evidentemente oggi va bene così. Ma il colpo da maestro arriva all’assessorato alla Salute, orfano già di Salvatore Iacolino: defenestrata Daniela Faraoni, difesa ma non troppo, al suo posto arriva un esperto indiscutibile del settore, Marcello Caruso. Siamo alla sagra della poltrona. A palazzo d’Orleans si esce dalla porta e si rientra dalla finestra mentre Schifani ignora i veri problemi della Sicilia. Lo capiamo, troppo impegnato a tessere la tela di giorno e a scucirla di notte. Secondo il principio che le leggi per i nemici si applicano e per gli amici si interpretano”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
“La montagna Schifani anche stavolta ha partorito il suo topolino. I giochi di potere che hanno tenuto sotto scacco i siciliani per mesi interi sono arrivati al capolinea con un epilogo degno di questo governo incapace di rompere il suo immondo patto elettorale. È finita la farsa della finta estromissione della DC dopo lo scandalo Cuffaro. La DC formalmente torna in giunta anche se nei fatti non era mai uscita. L’ennesima presa in giro dei siciliani è cosa fatta”. Lo afferma il capogruppo del M5S all’Ars Antonio De Luca.


