Schifani non lo dice, ma la sua risposta alla questione morale somiglia sempre più a un’offerta economica: i conti sono in ordine, le casse si riempiono, e da qui al termine della legislatura ci saranno risorse per le imprese e il tempo pieno per gli ex Pip. Il presidente ha trovato l’argomento con cui provare a lasciarsi alle spalle gli scandali. Su come siano stati scelti alcuni uomini del suo governo e del suo ‘cerchio magico’, invece, continuano a lavorare i magistrati.

Anche il Pil viene utilizzato come un attestato personale. A Castello Utveggio, nei giorni scorsi, Schifani ha ricordato la crescita reale del 9,3 per cento tra il 2019 e il 2024, contro il 5,8 della media nazionale, e il primato del 2024, con un incremento dell’1,8 per cento. Sono risultati positivi, ma le date impediscono di attribuirli integralmente al suo governo. Alla ripresa hanno contribuito anche gli investimenti straordinari. Ad arricchire la narrazione governativa arrivano i riconoscimenti delle agenzie di rating. Moody’s ha portato a Baa2 il giudizio sul merito creditizio della Regione, mentre Standard & Poor’s ha confermato BBB+ nel giugno scorso. Valutazioni che rafforzano la credibilità finanziaria dell’ente e che Schifani utilizza per rivendicare la bontà della propria amministrazione.

Ma la capacità di onorare gli impegni finanziari non esaurisce il giudizio su un governo incapace di far approvare una sola riforma, né sulla scelta dei collaboratori più fidati. Mentre il presidente della Regione vuole le carte del documentario su Totò Cuffaro, finanziato dalla Sicilia Film Commission con trentamila euro, la Procura della Corte dei conti vuole quelle delle consulenze di Gaetano Armao, fino a poche settimane fa suo consigliere giuridico. Il 14 ottobre i finanzieri sono andati negli uffici regionali ad acquisire la documentazione contrattuale. Gli accertamenti riguardano i compensi dell’avvocato e sono distinti dall’inchiesta penale per corruzione.

La sanità offre un altro esempio. Salvatore Iacolino era stato scelto per guidare la Pianificazione strategica e poi il Policlinico di Messina. La Procura di Palermo lo indaga per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata dall’aver agevolato Cosa nostra. L’ipotesi è che abbia utilizzato il proprio ruolo e i propri contatti per favorire gli interessi del boss di Favara Carmelo Vetro. Accuse da dimostrare, naturalmente. Ma il problema della selezione dei vertici sanitari (dai manager in su) esiste già, indipendentemente dall’esito giudiziario. Anche il cognome di Daniela Faraoni figura tra le parole da cercare nei dispositivi esaminati dagli investigatori nell’inchiesta Armao, insieme a quelli di Iacolino e Schifani, senza che questo equivalga a essere indagati.

Il governo, però, preferisce esibire altri documenti. Il rendiconto 2025 approvato dalla giunta registra un avanzo di amministrazione di 7,36 miliardi. È la cifra sulla quale si costruisce la promessa della prossima stagione (elettorale). Va però chiarito che il passaggio appena completato davanti alla Corte dei conti riguarda il 2024, con un saldo positivo di 2,3 miliardi. Per il 2025 manca ancora la parifica. La possibilità di utilizzare l’intera somma, pertanto, deve ancora attraversare attese e adempimenti. Nel discorso pubblico, intanto, quei miliardi hanno già cominciato a produrre aspettative.

L’assessore all’Economia Alessandro Dagnino ha illustrato il calendario nell’intervista a Talk Sicilia, su BlogSicilia. Per arrivare alla grande variazione occorre recuperare la regolarità del ciclo contabile, completando il percorso dei rendiconti 2025 e 2026. L’obiettivo è approvare quello dell’anno precedente entro il 30 aprile e procedere alla maxi manovra nella «tarda primavera» del 2027. L’ammontare dipenderà dall’esito del percorso. Rispetto a questa prospettiva, le somme distribuite con gli ultimi provvedimenti rischiano di sembrare soltanto un assaggio.

Il calendario presenta anche un vantaggio politico altrettanto riconoscibile. La primavera del 2027 cade nell’anno delle Regionali. Se il programma andrà in porto, il governo potrà accompagnare la parte finale della legislatura con una successione di interventi, finanziamenti e annunci. Una situazione già verificatasi con i 174 milioni di mance inserite nell’ultima manovrina, che però andranno spesi entro il prossimo 31 dicembre. Una data cerchiata in rosso sul calendario dell’Ars, dato che l’obiettivo è approvare la Legge di Stabilità evitando il ricorso all’esercizio provvisorio. Il testo sarà esitato dalla giunta nell’arco di qualche settimana: si ripartirà dalle norme stralciate con l’ultima variazione e poi, come accade sempre, ci sarà spazio per le proposte dei parlamentari.

Una ha già passato l’esame del centrodestra (sulla spinta di Noi Moderati, che aveva minacciato l’abbandono della coalizione): riguarda gli ex Pip. Schifani ha annunciato ai rappresentanti dei 1.836 lavoratori palermitani l’obiettivo delle 36 ore dal prossimo anno, con la copertura nella prossima Finanziaria (anche se Dagnino è un attimo più cauto…). Dopo venticinque anni di vertenza, chi aspetta una soluzione ha tutte le ragioni per pretenderla. Il tempo pieno non è un regalo del governatore. Eppure, per Schifani, ogni intervento diventa una prova della propria capacità di provvedere ai siciliani. Il rischio è che a chi aspetta da un quarto di secolo venga presentato anche il conto della gratitudine, da saldare alle urne.