L’ultima autocelebrazione il governatore se la poteva risparmiare. La legge sull’editoria che, fino all’anno scorso aveva comunque un suo equilibrio, quest’anno ha offerto la possibilità – a Schifani, a Dagnino e ai loro trombettieri – di regolare i conti con i giornali d’opinione che spesso criticano il governo e, all’un tempo, di premiare i pagnottisti, i cortigiani e soprattutto quei direttori che non hanno pudore a mettere la propria firma sotto i comunicati stampa inviati da Palazzo d’Orleans.
Per carità benedetti i soldi che la Regione assegna ai quotidiani che fanno vera informazione: perché nonostante le difficoltà di mercato quei giornali “rafforzano la democrazia” e riescono a salvaguardare anche i livelli occupazionali. Ma per il resto basta scorrere la graduatoria pubblicata dall’Irfis, nonostante i cavilli dell’assessore al Bilancio, per capire che la gran parte dei tre milioni di euro previsti dalla legge, è stata assegnata a realtà editoriali, chiamiamole così, che con l’informazione non hanno nulla a che vedere. Ci sono riviste che realizzano esclusivamente servizi pubblicitari e che fatturano, senza alcun rischio economico, le loro markette. Ci sono guide commerciali per vini e cibi di ogni genere e qualità che non danno notizie ma pubblicizzano prodotti e quindi non sfiorano mai una perdita. E ci sono soprattutto editori, un po’ troppo spregiudicati, che usano il proprio giornale non per offrire ai lettori notizie o servizi, per realizzare inchieste o promuovere dibattiti; ma per esercitare una certa influenza – pressione, stavo per dire – su comuni, aziende, enti di sottogoverno, autorità portuali, consorzi e ottenere in cambio ricchissimi appalti per non meglio identificati “servizi di comunicazione”. Le testate che hanno in mano, insomma, gli servono per accalappiare pagnotte.
L’esempio più scandaloso è quello di ilSicilia.it, il sito edito dal faccendiere Maurizio Scaglione, meglio conosciuto come il super pagnottista di Palazzo d’Orleans. Il quale, come si ricorderà, oltre alla società che pubblica il giornaletto è a capo di altre tre società sulle quali convoglia le pagnotte del Consorzio per le autostrade, del Presidente dell’Ars, di Taormina Arte, del cioccolato di Modica, dell’assessorato al Turismo, dell’assessorato ai Beni Culturali, di Asp varie, dell’Orchestra sinfonica e di un’altra infinita serie di comuni e carrozzoni di sottogoverno. La cuccagna più estesa resta tuttavia quella che gli viene apparecchiata dalla Presidenza della Regione, grazie all’incontenibile amorevolezza della cosiddetta “senatrice della porta accanto”. Pensate: in un anno questo sedicente editore ha rastrellato affidamenti diretti per oltre mezzo milione di euro. L’ultimo regalo gli è arrivato dalla prima inaugurazione del Castello Utveggio: per due video di cinque minuti ciascuno – valore commerciale non più di cinquecento euro – la Presidenza gli ha liquidato una parcella di ottomila e settecento euro.
Ma di queste stranezze e di queste opache connection l’Oculato Guardiano dei Conti – cioè l’assessore Alessandro Dagnino – forse non ha saputo nulla, impegnato com’era a tagliare di due terzi i contributi destinati ai giornali d’opinione, come Buttanissima. Pensate, cari lettori: alla nostra testata – riconosciamolo: mai tenera col governo di Schifani – sono stati assegnati per tutto il 2025 poco più di ottomila euro. Mentre a Scaglione, che ottomila euro li ha guadagnati con due video di cinque minuti a Castello Utveggio, l’allegra compagnia di Palazzo d’Orleans ha assegnato un contributo – anzi un super pagnottone – di cinquantotto mila e cinquecento euro.
Per carità. Dura lex, sed lex. Ma Schifani abbia almeno il pudore di non dire che, con la legge sull’editoria, “ha tutelato il pluralismo dell’informazione”. Ha certamente e giustamente garantito i grandi giornali, quelli veri. Ma poi, oltre all’editoria vera, ha pure curato le tante clientele che con l’informazione non hanno nulla a che spartire; ha abbondantemente foraggiato, pur sapendo di foraggiarli, pagnottisti e trombettieri; e non ha resistito alla rancorosa e corriva tentazione di bastonare e imbavagliare gli irriducibili e indomabili giornali di opinione come Buttanissima. E’ la legge del feudo, bellezza!


