Lentamente, inesorabilmente il Nostro Eroe – quello con la schiena dritta e un’amicizia molto claudicante – è passato dal melodramma alla commedia, dalla commedia all’avanspettacolo e dall’avanspettacolo alla macchietta. Lui fa finta di niente e gira per piazze e teatri predicando la geremiade del giornalismo d’inchiesta sotto assedio e della libertà di stampa sotto minaccia di un potere feroce e spregiudicato, melonista e complottista. Ma chi gli crede più? I suoi pretoriani lo hanno mollato, il popolo dei followers si va assottigliando. Come punto fermo non gli resta che Maria Rosaria Boccia. La quale – ricordiamolo – fu la femme fatale del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e ora cavalca in un libro quel che resta del Nostro Eroe. Lo fa con sottintesi e messaggi obliqui, con illazioni e ammiccamenti. Cioè con lo stile di Report al tempo di Ranucci.


