I numeri di telefono sono tre, quattro. Marina Berlusconi li digita sempre più spesso, almeno da dopo la sconfitta referendaria. Ad Arcore hanno pigiato il pulsante rosso: reset. A farne le spese è il cerchio magico di Antonio Tajani. “Ora deve ascoltarci, altrimenti si andrà alla resa dei conti”, è la minaccia che rimbalza nelle chat azzurre. La nuova agenda liberal ruota intorno a diritti, economia, giustizia e politica estera lontana dalle sirene MAGA. Gli interpreti sono soprattutto due: il governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, e il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.

Sono dei dettagli, spesso, a rivelare i problemi. 31 maggio 2025, Eur, palazzo dei Congressi, kermesse di Forza Italia Giovani. Sembra la new wave invocata dagli eredi del Cav. Volti freschi, idee nuove. In prima fila, però, ci sono Tajani, i suoi uomini, sul palco Maurizio Gasparri. L’ospite d’onore: il rapper Fedez. “Ma come puoi invitare uno che ha sempre insultato Silvio?”, ricordano ancora oggi sui divanetti della Camera. Anche in quella occasione sono partite chiamate al vetriolo, inviati Whatsapp furenti. Il capo della giovanile è Simone Leoni, che coraggiosamente ha sfidato il sovranismo di destra (le idee di Vannacci? “Provo vergogna”). Ma Leoni è anche uomo di Maurizio Gasparri, assunto da lui in Senato, ora ridimensionato.

Inevitabile, dopo che l’ex capogruppo è finito, sfiduciato, a dirigere i lavori della commissione Esteri. Ruolo di prestigio, ma lontano dai dossier caldi. Una exit strategy ben accolta dalle parti di Milano, che ha favorito l’ascesa di Stefania Craxi. Dove a cedere il passo è stato anche Paolo Barelli. Il capogruppo alla Camera, consuocero di Tajani, è però uno che “galleggia”. “Decide tutto lui sulle nomine, era un problema ma la soluzione potrebbe aver peggiorato le cose”, ammettono sconsolati alcuni forzisti. Continua su Huffington Post