L’ultimo, goffo pasticcio ai vertici della Fondazione Giglio di Cefalù conferma quanto la sanità sia contaminata dalle peggiori pratiche di potere. Dalla prepotenza di chi impone amici e parenti nelle posizioni di comando; di chi decide appalti e assunzioni; di chi interviene su leggi e decreti per favorire determinati interessi privati, scoraggiando la concorrenza. Dal Cefpas alle cure palliative, la cronaca è piena di episodi di malcostume che, al netto dei risvolti penali, confermano l’invasione di competenze da parte di una politica sempre meno attenta ai bisogni di salute e sempre più concentrata sulle spartizioni. Finché non si fa strada la magistratura.

A Cefalù sono riusciti a far decadere il Consiglio d’amministrazione di un ospedale pur di tentare una sistemazione per Simona Vicari. Secondo la ricostruzione di Repubblica, l’ex senatrice, consigliera della Fondazione in rappresentanza dell’Asp di Palermo e consulente di Schifani, avrebbe dovuto conquistare la presidenza per un nuovo triennio. Una posizione da conservare anche oltre la permanenza del suo protettore a Palazzo d’Orleans. Nei giorni in cui il governatore minacciava le dimissioni e litigava con Nino Minardo, qualcuno si occupava di mettere al riparo i fedelissimi.

Così il 12 ottobre si è dimesso il presidente Victor Mario Di Maria, indicato dalla Regione. Il giorno dopo lo hanno seguito il vicepresidente Emiliano Maiani, espressione di UniCamillus, e la stessa Vicari. Tre consiglieri su quattro: abbastanza per provocare la decadenza dell’intero organo e aprire la partita delle nomine. Peccato che lo statuto consenta una sola riconferma e che Vicari abbia già ricoperto due mandati. La promozione si è così incagliata nelle regole della Fondazione. E a nulla è valso il tentativo di Schifani di tornare indietro. Per ora.

Una manovra concepita male e gestita peggio, nella quale l’unica preoccupazione riconoscibile riguarda il destino delle poltrone. Il Giglio, ospedale di prestigio, avrebbe diritto a una guida scelta per capacità e autorevolezza. Si ritrova invece esposto alle conseguenze di un’operazione politica fallita. Quanto costi tutto questo in termini di credibilità istituzionale sembra interessare pochissimo.

Il calendario elettorale compare anche nell’inchiesta per corruzione su Gaetano Armao. Qui il terreno è quello delle cure palliative, dell’assistenza a persone gravemente malate e alle loro famiglie. Il decreto varato durante la gestione di Daniela Faraoni prevedeva di ampliare la platea dei fornitori. Secondo gli investigatori, Luigi Zancla, presidente della Sa.Mo, attraverso l’intermediario Pierluigi Matta avrebbe sollecitato l’intervento di Armao per rallentarne l’attuazione. L’avvocato, allora consulente giuridico del governatore, ha contattato l’assessore Marcello Caruso e ottenuto un incontro.

Il colloquio del 2 settembre ’25 è stato registrato attraverso il telefono sotto controllo di Armao. Si è parlato di una «memorietta» capace di sostenere le ragioni degli operatori interessati al rinvio. Nelle successive conversazioni Armao ha riferito un esito favorevole dell’incontro, chiedendo a Matta di preparare il documento che avrebbe poi rivisto. L’obiettivo ricostruito dalla Procura era spostare gli effetti del decreto oltre le regionali del 2027. Con buona pace della concorrenza.

Sentito come persona informata sui fatti, Caruso inizialmente non ricordava l’incontro. Lo ha confermato dopo la lettura delle intercettazioni. Ha comunque sostenuto di non avere assunto impegni per modificare il decreto e di non avere dato seguito alle richieste. Giletti e La Vardera, in tv, lo hanno massacrato pubblicamente chiedendone le dimissioni: “Ha mentito ai magistrati, si vergogni”, hanno detto i due indignados.

Al Cefpas, il centro che dovrebbe formare e aggiornare il personale sanitario, le attenzioni avrebbero invece riguardato soprattutto persone vicine al deputato forzista Riccardo Gallo Afflitto. L’accusa della Procura di Caltanissetta descrive un rapporto di scambio con Roberto Sanfilippo: sostegno politico alla sua nomina alla guida dell’ente in cambio di incarichi e favori. Per la moglie del parlamentare vengono contestati quattro incarichi di consulenza e un contratto a tempo pieno e determinato. Poi un accordo quadro fra Cefpas e Asp di Agrigento, con la possibilità di distaccare personale fra i due enti, così da consentirle di lavorare nella propria città.

Una sollecitudine che tanti siciliani vorrebbero incontrare quando chiedono una prestazione vicino casa. Gallo Afflitto – che al momento non siede più all’Ars per effetto della Legge Severino – respinge l’ipotesi del patto corruttivo e la difesa rivendica la legittimità delle segnalazioni e dei contratti. A luglio sono arrivati i domiciliari per il deputato e misure interdittive per altri indagati. Saranno i giudici ad accertare le responsabilità. La politica potrebbe spiegare, intanto, come intende impedire che gli enti diventino uffici di collocamento a disposizione dei più influenti.

Infine Trapani, dove dopo lo scandalo degli esami istologici arretrati e la vicenda di Maria Cristina Gallo si lavora anche al rilancio dell’immagine aziendale. L’Ottobre Rosa, con screening gratuiti e aperture straordinarie, ha trovato spazio sulle testate di Maurizio Scaglione, il superpagnottista sempre presente tra le commesse e gli affidamenti della pubblica amministrazione. Insomma, una falsa (ri)partenza.

Sono vicende che raccontano quanto spazio occupino nella sanità le esigenze di chi comanda: conservare un incarico, proteggere un interesse, favorire una persona, recuperare consenso. Ai cittadini viene chiesta pazienza. Ai professionisti di tenere in piedi i servizi. La politica, intanto, continua a trattare la salute come una disponibilità propria.