No, un solo mandato non basta. Ce ne vogliono almeno due. E dunque occorre subito pronunciarsi per la riconferma. Questa la posizione assunta dal presidente della Regione. Il quale, dopo una notevole carriera giunta fino alla presidenza del Senato, ha voluto affrontare il governo di una regione difficile. Sulla quale si sono rotte le corna, per dirla con Sciascia, decine di professionisti. Logorati dalla mala sorte, dall’incompetenza e da ambizioni non giustificate.
La Sicilia è terra troppo complessa. Non solo la mafia divenuta alla fine del secolo scorso tanto aggressiva da sfidare lo Stato. E adesso contenuta dopo le morti e il terrore. Non solo la disoccupazione cronica curata male con assunzioni indiscriminate presso le amministrazioni. E rilevante calo di efficienza. Non solo la differenza di reddito con le altre regioni italiane ed europee che la mette in fondo alla classifica seconda solo alla Calabria. Ma anche una fuga di giovani scolarizzati, di operai che hanno fatto la fortuna di altri territori. Perfino di imprenditori. Una scarsità di investimenti nonostante le generose incentivazioni. E poi i servizi scadenti e scaduti, l’amministrazione lenta e invecchiata e la scarsa cura delle infrastrutture.
In una parola un’impresa difficile. Che ha bisogno certo di tempo ma soprattutto richiede competenza, energia, coraggio e determinazione. Anche nei confronti delle pretese spartitorie e appropriative dei partiti. Pure di quelli che hanno sostenuto la candidatura. E che chiamati a dire che saranno favorevoli al bis, ovviamente pretendono in cambio attenzioni, benefici, presidenze di enti.
Come è successo al porto di Palermo. Con una candidatura prima fieramente osteggiata fino all’impugnativa davanti alla magistratura poi accettata dopo che il ministro che è anche ancora capo di un partito di maggioranza ha dichiarato di essere favorevole alla riconferma. Così non va. Se il Presidente Schifani che ha ragione nel ritenere necessario un impegno di non breve termine per tentare di aggiustare il molto deteriorato e promuovere il benessere e il bene della Sicilia, continua a invocare un consenso preventivo, rischia di pagare prezzi sempre più alti. E di farlo pagare alla regione che governa. Di ottenere ipocriti e facili assensi in cambio di premi tangibili ed immediati. Di non riuscire a mantenere autorevolezza e rigore. Di apparire troppo debole e dunque preda degli istinti più negativi di una politica che sembra scordare il bene comune come suo fine fondamentale.
Eppure, avrebbe potuto di tutto principio far capire che avrebbe potuto usare l’arma che la legge gli mette a disposizione. Cioè lo scioglimento con conseguente nuova elezione degli eventuali riottosi. Per impedire lottizzazioni, spartizione delle spoglie, ritardi, rinvii e quella vergogna che è divenuto il voto segreto. Vero rifugio dei vigliacchi più che difesa di libertà. Non farlo, dare l’impressione che alla fine si cederà in cambio di una dichiarazione, indebolisce gravemente il governo. E non costituisce nemmeno una garanzia. Dal momento che le candidature si decideranno a Roma tra partiti alleati ma anche in forte competizione tra di loro. Col rischio di un governo debole adesso e ancor più domani quando sarà il tempo delle scelte. Così la stessa elezione diretta che avrebbe dovuto correggere gli errori della partitocrazia esasperata, si rivela una farsa. Che non fa ridere. Ma suscita solo amarezza. E potrebbe portare disonore.


