Prima di nominare un ministro, bisognerebbe fargli una semplice domanda, più utile di qualsiasi curriculum. Con quante donne sei stato? “Perché se quello risponde meno di trenta, il ministro non lo può fare. Non è vaccinato alla vita”. Si chiama Regola del Trenta, e Andrea Ruggieri, ex deputato di Forza Italia tra i prediletti di Silvio Berlusconi, uomo assai spiritoso ovviamente, la elaborò con il Cavaliere un pomeriggio ad Arcore. “Era il 2017 e pensavamo che saremmo tornati al governo. Disegnai persino un grafico. Ascisse e ordinate. Berlusconi rideva come un matto, ma la cosa in realtà è seria”.
La cosa, in effetti, è seria. Lo confermano i fatti recenti, che si sono messi in fila con una puntualità quasi didattica. Gennaro Sangiuliano, 64 anni, già ministro della Cultura, fu il primo a illustrare il problema nella sua forma classica, con Maria Rosaria Boccia, diversi mesi fa. Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, 63 anni, il secondo. E adesso, con la discrezione riservata alle notizie che tutti conoscono a Roma, circola il nome di un terzo ministro ultrasessantenne che avrebbe scoperto, nell’esercizio delle proprie funzioni, turbamenti non previsti dal decreto di nomina.
La serie, insomma, continua. Con la differenza che una coincidenza è una coincidenza, due cominciano a fare tendenza, e tre sono forse un problema di selezione del personale. E c’è sempre una signora, più giovane, spesso collegata al ministero, che scopre i social, scrive, allude, lascia intendere. Ieri mattina se n’è occupato, tra le risate, persino Fiorello alla radio. “Ed è proprio questo il problema”, dice Ruggieri.
Il problema, naturalmente, non è morale. Non è nemmeno politico, in senso stretto. Il problema è il rischio del ridicolo. Un ministro può sopravvivere a molte cose – a un’indagine, a una gaffe clamorosa, a un divorzio – ma non alla settimana in cui tutti, dall’edicolante al capo dello Stato, per così dire, ridacchiano di lui con quella familiarità affettuosa che gli italiani riservano alle vicende che li fanno sentire superiori. “Che è esattamente ciò che è capitato a Sangiuliano”, dice Ruggieri.
Forse per questo Giorgia Meloni, mesi fa, aveva confessato ad alcuni amici: “Quanto sarebbe meglio un governo di sole donne”. Scherzava. O forse no. Continua su ilfoglio.it


