Non sono mancati i colpi bassi e le delusioni. Forse anche per questo la schiena ha fatto crac. Ma non ha impedito a Gianfranco Miccichè di prendersi il grande proscenio di piazza Duomo, a Messina, per chiudere una delle campagne elettorali più funeste della storia. Non vuole sentir parlare, il coordinatore di Forza Italia, di un partito spaccato in due, forse in tre. Tutti i deputati regionali, infatti, sostengono Giuseppe Milazzo, il suo delfino: “E’ uno che si impegna, che riceve un sacco di gente, che scrive gli emendamenti per tutti. Come quelli che in Forza Italia ci stanno da 25 anni, e si sono fatti in quattro per dare una mano”. Mentre, fuori, c’è chi prova a picconare. In effetti questa campagna elettorale, condita da sgambetti e male parole, è stata una lunga e faticosa prova di resistenza. Difficile da gestire per un sanguigno come Miccichè, che nel corso di un intervento pubblico, preso dalla foga, si era scagliato contro il vice-governatore Gaetano Armao definendolo un ex assessore: “Ma io non ce l’ho con Armao come persona, né con Cicu, che lui ha scelto di far votare. A me dispiace l’atteggiamento di uno che fino a un anno e mezzo fa il partito era pronto a sostenere come governatore della Regione e oggi ci rema contro”.

Nella politica la riconoscenza è come l’aria fritta. Per molti non esiste: “Nel nostro mondo esistono quattro categorie di persone – riflette il presidente dell’Ars – I protagonisti, cioè quelli che pensano, ragionano, progettano, propongono. Poi ci sono le persone utili, che si intestano alcune battaglie e le portano avanti con passione; quelle dannose, che sbagliano spesso. E infine ci sono i parassiti, che sono i peggiori e si dividono, a loro volta, in due sottocategorie. Quelli benevolmente assistiti, che, quanto meno, sono educati e sanno mostrarsi riconoscenti: anche se si lamentano spesso, imparano a comportarsi. E, infine, ci sono i parassiti arroganti, che si credono i migliori e tutto gli è dovuto solo per il fatto di esistere”.

E’ un ragionamento rivolto ad alcuni esponenti del suo partito?

“E’ un ragionamento generale. Di gente così ne conosco in tutti i partiti”.

E in cosa si distinguono i parassiti della seconda fattispecie?

“Non si rendono conto di essere “miracolati”. Non hanno voti, non fanno una proposta, vivono solo d’ambizione. Si arrogano il diritto di essere numeri uno e creano soltanto casini. Purtroppo è una categoria numerosa, e il problema è che gli diamo pure conto. Non dovremmo nemmeno rispondergli al telefono”.

Sfuggono anche al controllo dei leader?

“Sì, riescono a trapanare il cervello. Fermo restando che la politica è una branca della psichiatria, ci sono troppe persone che ottengono risultati che non meritano. Nelle pubbliche amministrazioni se non partecipi a dei concorsi bestiali non ottieni nulla. Nella politica, invece, riesci a ottenere tantissimo senza dimostrare di che pasta sei fatto”.

Presidente, qualche giorno fa Giuseppe Milazzo, durante un appuntamento elettorale, ha detto che Saverio Romano a voi due vi vuole morti. Politicamente parlando, è chiaro. La pensa così anche lei?

“Non so se sia questa la volontà reale. Non c’è dubbio che per ottenere qualche voto in più hanno fatto una campagna elettorale che va in questa direzione. Ci fossi stato io al posto di Milazzo non avrei detto quelle cose, ma capisco la sua rabbia. Non è riuscito a trattenersi. Lui è il capogruppo di Forza Italia, riceve gente ventiquattr’ore al giorno, agisce nell’interesse del partito… Anch’io credo di aver sempre lavorato in questo modo. Poi vedi certi comportamenti e ci resti male”.

La battaglia col fronte di Saverio Romano, che ha ottenuto la candidatura direttamente nei saloni di Arcore, si è molto inasprita. Eppure, all’apertura della campagna elettorale dell’ex ministro, lei disse che a sua moglie avrebbe chiesto di votare per lui.

“Era una battuta per far capire che io non facevo niente “contro” qualcuno. A mia moglie, in realtà, non l’ho mai chiesto”.

L’altro fronte aperto è quello di Armao. Perché ce l’ha tanto con lui?

“Gliel’ho detto all’inizio. Ma forse non si capirebbe abbastanza se non le dico un’altra cosa. Ci sono assessori che le cose le complicano, anziché semplificarle. Armao è uno di questi. Pur di andarci contro si fa piacere Cicu… Ma oddio, va benissimo così. Queste situazioni tornano utili per capire a fondo le persone e non ripetere gli stessi errori. C’è gente dentro Forza Italia che si fa il mazzo da 25 anni. Poi c’è l’ultimo arrivato che decide di mettersi a capo di una corrente. Ma non ci si improvvisa capo-corrente. O sei un grande uomo, o ti tocca aspettare parecchio”.

Ma non c’è il rischio, a questo punto, che pure quella di Milazzo venga considerata una candidatura di corrente?

“Qualcuno ha tentato di farla passare come tale. Ma quella di Milazzo è una candidatura di partito, l’hanno decisa i deputati regionali e io sono stato subito d’accordo. Non è nata perché ci fosse l’esigenza di una corrente-Miccichè contro una corrente-non-so-chi. C’è gente che vive col concetto mentale che deve esistere per forza una corrente. E’ un errore madornale”.

Da lunedì chiederete una verifica su Armao?

“La prima regola è che gli assessori li nomina il presidente della Regione, anche se i partiti hanno voce in capitolo, è un loro diritto. Il mio fastidio, però, non conta nulla. Se, invece, dovesse esserci una presa di posizione di tutto il gruppo siciliano di Forza Italia, è chiaro che qualcosa andrà fatta”.

La sensazione, dall’esterno, è che sull’altare di questa guerra abbiate sacrificato un po’ Berlusconi in vista delle elezioni di domenica.

“Questa è un’altra delle cose che vogliono far credere. Non c’è stato un solo giorno di questa campagna elettorale in cui non abbia parlato di Berlusconi. Questa gente, mi riferisco ai nostri concorrenti, pur di far sfigurare Miccichè, sarebbero pronti a non votare Berlusconi. Ma quella di Berlusconi, dopo anni di incandidabilità, è la madre di tutte le partite. Se qualcuno, per propria convenienza personale, e per fare un torto a me, è pronto a sacrificare il presidente, andrebbe radiato dalla politica. Spero non avvenga, ma non mi sorprenderei se avvenisse. Mi arrivano voci da molte parti. Sarebbe una carognata nei confronti di Berlusconi, non del sottoscritto”.

Capitolo Salvini. Lei aveva promesso che nel caso in cui lo avesse incontrato nell’aula bunker, gli avrebbe stretto la mano. E’ successo?

“No, ma non perché non ci fosse la volontà di farlo. Lui è arrivato a cerimonia iniziata, io sono dovuto andare via prima. Era seduto a due o tre posti di distanza da me, non ce n’è stata l’occasione. Questo episodio mi ha fatto ripensare a un episodio che mi raccontò Maria Falcone qualche settimana fa all’Ars, durante la commemorazione di Pio La Torre. Mi disse che suo fratello Giovanni, una volta, si arrabbiò con il collega, allora giovanissimo, Giuseppe Ayala, per non aver stretto la mano a un rappresentante delle istituzioni che non gli era particolarmente simpatico. Ma le istituzioni non sono mai cattive: le persone che le rappresentano possono piacere o meno, ma l’istituzione va rispettata anche se si chiama Salvini”.

Anche l’altro giorno, nell’aula bunker, non è che il Ministro si sia fatto apprezzare molto per sobrietà. I selfie, la passeggiata a fianco della candidata leghista…

“Se non mi piace un motivo c’è”.

E’ rimasto colpito dalle polemiche e dagli attacchi nei confronti di Maria Falcone?

“Mi è dispiaciuto molto, perché non è in queste occasioni che si fa polemica. Ci sono altri momenti. Maria Falcone è una brava persona, che s’impegna, che gira tutto l’anno per le scuole cercando di trasmettere i valori positivi della legalità. Ma gliel’ho già detto: la politica è una scienza molto complicata”.