L’ultima frontiera dell’amichettismo politico, in Sicilia, è la consulenza. Serve a premiare, a compensare, a costruire relazioni, ad alimentare un consenso che non può più contare sull’attività legislativa, con il Parlamento regionale ingessato da mesi. A volte si presenta come incarico di alta professionalità. Altre volte somiglia a un parcheggio provvisorio in attesa di tempi migliori. In ogni caso funziona come un segnale. E nella Sicilia dei carrozzoni anche poche migliaia di euro raccontano un sistema.

Il Cefpas di Caltanissetta resta uno dei casi più istruttivi. Doveva essere il luogo della formazione sanitaria, è finito invece dentro un’inchiesta per presunta corruzione. Tra gli indagati ci sono Riccardo Gallo Afflitto, deputato regionale di Forza Italia, e l’ex direttore Roberto Sanfilippo. Saranno i giudici, naturalmente, a stabilire le responsabilità. Ma le carte hanno già mostrato un meccanismo oleato: il dirigente interessato a restare alla guida dell’ente, il parlamentare interessato a orientarne le scelte, la promessa di soluzioni lavorative più comode (da Caltanissetta ad Agrigento).

Alla moglie del deputato, Simona Sinatra, secondo l’accusa sarebbero stati assegnati quattro incarichi di consulenza e poi un contratto a tempo pieno e determinato. Dagli atti pubblici dell’ente emergono almeno 34 mila euro lordi di collaborazioni: 23.800 euro per il periodo novembre 2022-dicembre 2023 e altri 10.200 euro per il primo semestre 2024. Dalle parole attribuite a Gallo Afflitto emerge perfino l’idea di aprire il giro anche a pezzi dell’opposizione.

Il caso più moderno, però, è quello di Sabrina De Capitani, ex portavoce del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno. Qui la consulenza non appare più come semplice supporto tecnico, ma come il punto in cui comunicazione istituzionale e relazioni politiche finiscono per saldarsi. Nell’avviso di conclusione delle indagini notificato nel luglio 2025, la Procura di Palermo indica De Capitani come “intermediaria e facilitatrice” degli accordi illeciti contestati a Galvagno. Anche in questo caso le responsabilità penali saranno eventualmente accertate dai giudici. Ma le cifre riportate nelle carte bastano a descrivere il metodo.

Secondo i pm, l’ex portavoce avrebbe ricevuto 12 mila euro l’8 luglio 2024 e altri 10 mila euro il giorno successivo nell’ambito delle somme legate a “Magico Natale 2023”, evento finanziato con un contributo regionale da 100 mila euro alla Fondazione Dragotto. A questi si aggiunge un bonifico da 20.400 euro disposto da Puntoeacapo, società coinvolta nell’organizzazione del Capodanno di Catania dopo un contributo da 240 mila euro inserito nella legge regionale 25 del 2023, in un filone poi archiviato.

Il capitolo si allarga con la Fondazione Federico II, l’ente che gestisce Palazzo dei Normanni e dipende dall’Assemblea regionale siciliana. Secondo alcune ricostruzioni, proprio lì De Capitani avrebbe ottenuto un contratto di collaborazione da 72 mila euro in quattordici mesi, mentre già svolgeva il ruolo di portavoce del presidente dell’Ars. E oggi, dopo le dimissioni di Antonella Razete, Galvagno ha nominato direttore generale ad interim Pippo D’Ippolito, responsabile Cultura di Fratelli d’Italia a Palermo. La domanda resta: perché ogni ente pubblico siciliano, appena torna appetibile, finisce subito dentro una dinamica di partito?

Un altro caso arriva dalla Foss, la Fondazione Orchestra sinfonica siciliana. Un’istituzione culturale prestigiosa, ma senza una governance stabile e ancora sospesa in una transizione infinita. Dentro questo scenario spunta l’incarico a Michele De Luca, maestro del Teatro Massimo, per attività artistiche legate alla scuola e alla promozione. Costo: ventiquattromila euro l’anno. I sindacati hanno protestato perché i buoni pasto restano impantanati nei rilievi, mentre per un incarico esterno i soldi si trovano. Hanno contestato anche l’assenza di avviso pubblico e di procedura comparativa. La Foss non è una bottega privata, ma una fondazione sostenuta dalla mano pubblica. E quando un ente fragile comincia a distribuire incarichi, il sospetto s’insinua.

Poi c’è il Ciapi di Priolo, raccontato da Repubblica come uno dei grandi contenitori dell’assistenza tecnica regionale. Quando, però, il supporto amministrativo diventa il modo ordinario per riempire gli uffici di figure esterne, il confine fra utile e dilettevole si assottiglia fino quasi a sparire. Negli anni scorsi, in quella galassia, ha ricevuto incarichi di consulenza e supporto amministrativo anche Roberta De Simone, oggi compagna del presidente della Commissione Antimafia regionale Antonello Cracolici: nel suo curriculum compare un’attività da “facilitatore territoriale” per il Ciapi di Priolo-Gargallo, tra il 2009 e il 2010, nell’ambito dell’applicazione della legge 328. Nulla che basti a costruire un’accusa, naturalmente. Ma abbastanza per ricordare che l’assistenza tecnica non è mai stata un mondo neutro, né impermeabile alle relazioni della politica.

Lo stesso discorso vale per la Sas, Servizi ausiliari Sicilia, la più grande partecipata in house della Regione, finita nella bufera per le denunce sulle presunte assunzioni clientelari e sulle promozioni facili. L’ex presidente Mauro Pantò, vicino alla Dc di Totò Cuffaro, si è dimesso. Anche qui il copione è antico: un ente nato per svolgere servizi trasformato in un ufficio di collocamento parallelo.

Il Cas si inserisce in questo quadro. Mentre le autostrade siciliane continuavano a offrire agli automobilisti cantieri, deviazioni e tempi di percorrenza indecenti – è fresca la multa dell’Antitrust pari a 500 mila euro – il Consorzio trovava risorse per affidare all’esterno la comunicazione social. Nel 2023 Centomedia & Lode, società amministrata da Maurizio Scaglione, ha ottenuto un incarico da 53.900 euro per tre mesi. Poi è arrivato l’affidamento biennale a La Digitale srl: 120 mila euro oltre Iva. Le società legate a Scaglione hanno lavorato anche per l’assessorato regionale alle Infrastrutture: quarantamila euro nel 2023 e altri ventimila euro oltre Iva nel 2024 per la comunicazione social dell’ufficio di diretta collaborazione dell’assessore. È qui che il passaggio dalla consulenza al pagnottismo diventa rapidissimo.

Il sistema d’altronde è sempre più permeabile. In troppi enti i sindacati (‘gialli’) si accorgono delle anomalie quando toccano il buono pasto, il turno, l’indennità, la piccola vertenza di giornata, ma non si accorgono delle consulenze di cortile, degli incarichi opachi, delle selezioni ad personam, rinunciando alla parte più alta del proprio mestiere. Difendere il lavoro significa anche difendere le regole che impediscono al potere politico di trasformarlo in merce di scambio. Ma la Sicilia, da sempre, difetta di controllori.