C’è un solo modo per limitare la sua creatività: premiarlo, eleggere Veltroni presidente della Repubblica, nominarlo ministro della Cultura (sta lavorando per questo).
Il documentario? E’ di Walter Veltroni. L’ospite di La7? Veltroni. Il presidente della Fondazione Morricone? Veltroni. Chi apre la festa dell’Anci 2026? Veltroni. Serve una lettera? L’ha già scritta Veltroni, ma alla nipotina, ed è un libro edito da Rizzoli (di Marina Berlusconi). L’intervista sul settimanale (a Vanity Fair)? E’ di Veltroni. Ci sarebbe anche l’editoriale sul Corriere, che è di Veltroni.
Quando dorme, Veltroni scrive almeno una sceneggiatura, due bozzetti. Quando sente la parola pensione, Veltroni potrebbe minacciare di girare un ulteriore documentario che uno stato democratico deve sempre finanziare. Claudio Durigon, che parla di quota 64, pensione anticipata, dovrebbe riflettere sulla vita bellissima di Veltroni, il comunista che non fu mai, l’esodato che torna.
C’è stato un momento in cui tutta Roma doveva partecipare alle prime dei suoi film, c’è stato un tempo in cui bisognava acquistare il suo ultimo libro, leggere il suo ultimo elzeviro, ma c’è stato un secondo momento in cui anche i veltroniani per necessità hanno chiesto la grazia: per questa domenica resto a casa e mi vedo un film comico.
Ah, sì? E che fa Veltroni? Gira un documentario sul trio comico, Gialappa’s Band dal titolo “L’assurda storia della Gialappa’s Band”. Infaticabile. Lo presenta in anteprima all’ultimo Festival del Cinema di Roma, ma purtroppo il pubblico bruto e insensibile non si riversa in massa in sala. Il documentario raccoglie centomila euro in tre settimane e adesso è scomparso dalla programmazione.
Ma questo è un paese di poeti, registi e vicepremier. Per girare questo documentario sulla Gialappa’s giace una richiesta di tax credit al ministero della Cultura. Di quanto? 850 mila euro. La richiesta è stata respinta nella prima sessione selettiva, ma la speranza, a sinistra, è testardamente unitaria.
Solo una destra becera può parlare di flop. I documentari di Veltroni sono finora quattro, i film sono due, e sono tutte opere che la critica definisce “necessaria”.



