Ascolterà Schifani il consiglio che Buttafuoco gli ha dato tramite “La Sicilia”? Il presidente della Biennale, l’intellettuale più limpido e rigoroso che la Sicilia contemporanea vanti, ha spiegato che la generosità stessa dell’attuale presidente della Regione, dovrebbe portarlo a dimettersi per favorire l’avvicendamento con Giorgio Mulè: un altro siciliano che viene dal giornalismo e che attualmente ricopre il ruolo di vicepresidente della Camera. Un giovane, o meglio più giovane dell’attuale governatore; e che Buttafuoco iscrive nella linea di un grande presidente come Rino Nicolosi. E confida nella statura morale e politica di Schifani; qualità che dovrebbero indurlo a cedere il passo, ad evitare un logoramento per un altro anno e infine a tornare a Roma come si merita, lasciando ad altri la cura della Regione forse la più sfortunata e la più difficile d’Europa.
Un consiglio certamente disinteressato: che in Buttafuoco nasce da un amore per la sua terra confermato con forza. E che gli impone di preoccuparsi, di fremere per le sorti di una comunità non abbandonata ma desolata e claudicante. Che potrebbe essere rimessa in movimento da un’azione lungimirante e generosamente intenta a guardare lontano rispetto alle miserie di una politica politicante ormai logora, e perciò del tutto inadatta e fornire le risposte necessarie che mancano da troppo tempo.
La richiesta implica un ascolto. Nel senso proprio di un sentire e meditare le parole rivolte, come ci ha insegnato Gadamer. Nel non escluderne a priori l’oggetto. Nel non metterne in discussione la praticabilità per ragioni, pur comprensibili, di orgoglio e di ostinata convinzione di avere fatto bene. E di poter ancora fare meglio per la propria terra. Del resto, proprio in questi giorni si è avuta l’ennesima conferma di una ricandidatura. Rispettabile un eventuale diniego, ma se suffragato da una riflessione attenta sui margini che la situazione lascia e sullo spazio per una ripresa di sintonia politica dentro la coalizione che ha espresso il governo. Sulla necessità di opere, robusti investimenti privati e sanità da migliorare radicalmente, che l’ordine del giorno mette in evidenza.
Una luce sulla realtà. Un’inchiesta sulle opportunità reali. Non un pregiudizio, pur attendibile, sulle capacità proprie o dei partiti di riferimento. Una sfida realistica per valutare e saggiare le possibilità residue di cura. Senza naufragare nel desolante panorama del litigio permanente, della scomposizione, della contesa per un potere ridotto e meschino, ma pur sempre l‘oggetto essenziale del desiderio dei piccoli partiti cui si sta riducendo la democrazia. Una riflessione sul malessere, sulla micro-corruzione, sulle tendenze narcisistiche e occludenti della realtà quotidiana. Una considerazione il più possibile vicina al vero delle difficoltà e delle possibilità di superarle. Tenendo conto di quanto trapela da Arcore e dintorni. Della necessità e insieme della richiesta di svecchiamento, delle nuove sfide che la situazione internazionale comporta. Del rincaro della vita. Dell’esaurirsi della burocrazia regionale. Dello isterilirsi delle dinamiche positive e nel prevalere dell’accomodamento, dell’acquiescenza, dell’indifferenza. Un insieme di problemi che si farà comunque fatica ad affrontare. Non disponendo da tempo di riflessioni aggiornate e di strumenti adeguati al cambiamento epocale che abbiamo di fronte. Che rischia di sovrastarci.
Tutto questo e altro ancora (che solo i protagonisti conoscono appieno) indurrà a rifiutare la proposta. O ad accettarla. Sempre che semplicemente non la si ignori. Non lo possiamo sapere e non sappiamo nemmeno bene cosa sperare, considerato che a nessuno suggeriremmo di occuparsi della Sicilia. Dato che tutti quelli che hanno provato a cambiare verso sono stati sconfitti, taluno anche mortalmente. Il bisogno di credere che una soluzione ci sia, anche se non necessariamente quella indicata da Buttafuoco, visionario di un nuovo splendore come quello dell’Emirato di oltre mille anni orsono, spinge a guardare con interesse al procedere delle cose. E ad augurarsi che o un forte rinnovamento o una svolta come quella suggerita servano a dare alla Sicilia il futuro e la speranza realistica di cui ha tanto bisogno. È ad uscire dal pantano insopportabile in cui siamo.


