Lui non luccica: ama il silenzio e la penombra. Potrebbe chiudersi in queste parole il ritratto di Alessandro Dagnino, l’assessore che sussurra all’orecchio di Schifani. Come sanno pure le pietre, non lo ha eletto nessuno e non ha superato alcun esame perché il titolo lo aveva già: il padre è stato un magistrato della Corte dei Conti e questo dettaglio gli ha consentito di avere le entrature giuste per ottenere i bollini su vecchi bilanci della Regione e dare la possibilità al governatore di recuperare soldi da spendere in campagna elettorale. Ma le entrature, in politica, non bastano. Per fare una buona legge sull’editoria, per esempio, bisogna sapere leggere i giornali: ci sono quelli utili alla democrazia perché fanno opinione; e ci sono quelli dei pagnottisti che rastrellano piccioli e mance. Su questo terreno lo zelante Dagnino ha ancora molto da imparare.


