Lo abbiamo chiamato “guitto” e in quella parola c’era certamente una buona dose di simpatia per un personaggio che riusciva a dare alla politica una salvifica pennellata di leggerezza. Gli abbiamo pure riconosciuto una giullaresca capacità di dire pane al pane e vino al vino, e quando è arrivata la conta dei voti abbiamo preso atto che Cateno De Luca aveva conquistato un enorme consenso e una innegabile leadership. Oggi però sullo stupore e sull’ammirazione s’impone un dubbio: come può un leader annunciare una campagna di liberazione della Sicilia e all’un tempo rimestare nella pattumiera della politica e reclutare Mauro Pantò, il cuffariano che aveva spinto la Sas ai confini dell’indecenza? De Luca vuole – giustamente, per carità – liberare la Sicilia dal malgoverno di Schifani & C. Ma prima bisognerebbe forse liberarla dal traboccante populismo di De Luca & C.


