A volte basta mettersi in macchina per misurare la distanza tra la Sicilia raccontata (dai sostenitori del “bis”) e quella reale. Il direttore del Giornale di Sicilia, Marco Romano, dopo avere percorso la Palermo-Catania, l’ha definita «un’immonda volgare porcheria», una «vergogna politica, amministrativa, gestionale e organizzativa». Sull’A19 sono programmati 63 interventi: 27 conclusi, 22 ancora in corso. Il 27 luglio Renato Schifani, presidente della Regione e commissario straordinario per l’autostrada, inaugurava il nuovo viadotto Alfio e la galleria Tremonzelli verso Catania. Contestualmente, però, veniva chiusa per lavori la galleria nella direzione opposta, verso Palermo.

I lavori servono, naturalmente. Ma chi percorre l’A19 continua a contare restringimenti e deviazioni, con lunghi tratti cantierati – specie fra Caltanissetta ed Enna e all’altezza di Resuttano – e, non di rado, senza operai o mezzi in azione.

Sulla Palermo-Messina, gestita dal Cas, il salto nel passato arriva al casello. Dal settembre 2025, e «fino a successiva comunicazione», alle casse automatiche di A18 e A20 non si paga con carta di credito. Le carte sono ammesse soltanto nelle uscite manuali con esattore. L’ammodernamento del sistema è ancora incompleto, fra procedure andate per le lunghe e una «grave carenza di personale tecnico» denunciata dallo stesso Consorzio. A Cefalù un’interpellanza all’Ars aveva già descritto appena due postazioni al casello di Mazzaforno e «code chilometriche», capaci di bloccare persino l’accesso ai possessori di Telepass. E’ un problema organizzativo che si trascina da un anno.

E al Cas non manca altro materiale. Proprio in questi giorni il Tar del Lazio ha confermato la sanzione da 500 mila euro inflitta dall’Antitrust per pratica commerciale scorretta: pedaggi interi sulle A18 e A20 nonostante cantieri, restringimenti e disagi che avevano allungato sensibilmente i tempi di percorrenza. A giugno, inoltre, la Procura di Termini Imerese ha contestato 266 episodi di peculato a cinque dipendenti del Consorzio e a un addetto esterno per i pedaggi di Buonfornello, Cefalù e Castelbuono. Secondo l’accusa, in alcuni casi la corsia automatica sarebbe stata persino disattivata per convogliare più auto verso i gabbiotti e aumentare gli incassi in contanti.

Il 6 agosto è arrivata un’inchiesta ancora più pesante. La Dda di Messina ha ottenuto dodici misure cautelari per una presunta organizzazione aziendale «ombra» che, secondo gli inquirenti, avrebbe gestito la fase esecutiva di diversi appalti pubblici, molti dei quali del Cas, sotto la supervisione di un soggetto già condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan dei Barcellonesi. Ma una vicenda di questa gravità ha prodotto assai meno scandalo politico – dov’era, ad esempio, La Vardera? – di quanto la sua portata avrebbe lasciato immaginare.

Eppure trombettieri e postulatori continuano ad elecare i 2,15 miliardi di risultato di amministrazione positivo nel rendiconto 2024, il turismo, i concorsi, gli investimenti sbloccati, i termovalorizzatori, mentre l’ex ministro Totò Cardinale vanta «l’ottimo lavoro» di Marcello Caruso alla Salute. Ma è tutto oro quel che luccica? Ovviamente no. Men che mai in Sicilia, di questi tempi.

Prendiamo la sanità. Dopo la morte a Palermo di una bambina di quattro anni per sospetta difterite, si è tornati a parlare di vaccinazioni. La stessa Regione, varando una campagna straordinaria di recupero tra novembre 2025 e marzo 2026, ha scritto che nel monitoraggio dei Lea 2022 e 2023 la Sicilia era risultata inadempiente nell’area della prevenzione e che gli indicatori vaccinali avevano ottenuto punteggio zero, con coperture inferiori al 90 per cento contro il target del 95. È anche su questo terreno che andrebbe misurato «l’ottimo lavoro».

E c’è Trapani. Il giudice del lavoro ha appena dichiarato illegittima la nomina di Danilo Greco a direttore sanitario dell’Asp, incarico conferito nel febbraio 2025 dall’allora direttore generale Ferdinando Croce (a sua volta indicato e sponsorizzato da Fratelli d’Italia). È la stessa Azienda travolta dal caso dei circa tremila referti istologici accumulati e consegnati con ritardi che, secondo la perizia dell’incidente probatorio, in alcuni casi hanno superato gli otto mesi.

E il caso potrebbe non fermarsi a Trapani: il giudice ha disapplicato la parte dell’avviso regionale che consentiva l’inserimento nell’elenco degli idonei anche sulla base di titoli manageriali diversi da quello specificamente richiesto dalla normativa statale, ordinando di rifare la procedura. Se lo stesso criterio fosse stato utilizzato per altre nomine, il problema assumerebbe dimensioni ben più larghe (qualcuno stima gli “irregolari” sopra il 50%) e costringerebbe la Regione a verificare i requisiti dei direttori sanitari in carica. Basta questo quadro per rendere almeno imprudente trasformare la sanità siciliana in una medaglia da appuntarsi al petto.

Poi c’è Niscemi. La frana di gennaio ha riattivato il fronte del 1997 e l’instabilità si estende per circa 4,7 chilometri. Proprio in queste ore una nuova fessurazione, lunga oltre sessanta metri, è comparsa alle spalle del plesso San Giuseppe, nella zona rossa: il sindaco Massimiliano Conti parla di un «arretramento del fronte» verso il centro abitato, mentre sono in corso le verifiche tecniche. Sul dissesto indaga anche la Procura di Gela: tredici gli iscritti, fra cui gli ultimi quattro presidenti della Regione, Schifani compreso. Ma resta il dato ricostruito dal procuratore Salvatore Vella: dal 2010, quando fu risolto il contratto per opere di mitigazione da 12 milioni, fino alla frana del 2026 «nulla è stato fatto». Oggi arrivano fondi e ristori, ma intervenire dopo il disastro non è la stessa cosa che prevenirlo.

Infine l’acqua. A Ravanusa il sindaco ha proclamato lo stato di emergenza denunciando turni di distribuzione che arrivano a sfiorare le tre settimane e ha riattivato un pozzo comunale con volontari e autobotti. Ad Agrigento si è tornati in piazza e il sindaco ha diffidato Aica; a Maddalusa circa duemila residenti sono rimasti per mesi senza erogazione ordinaria, in una vicenda resa più complessa dall’irregolarità urbanistica di molte abitazioni. All’Ancipa, dopo l’allarme per un calo di 2,5 milioni di metri cubi in pochi giorni, l’Autorità di bacino ha chiarito che si trattava di un rilascio programmato, compreso in quattro milioni destinati all’irrigazione. Ma basta vedere scendere rapidamente il livello di una diga perché in Sicilia torni la paura di rimanere a secco (come due estati fa).

È questo il punto del bluff. Una Regione normale non si accontenta del bilancio in avanzo mentre resta in coda davanti a un casello dove non può usare la carta, attraversa un’autostrada strozzata dai cantieri, attende l’acqua per settimane. Il buon governo si misura da ciò che funziona. Ed è lì che, troppo spesso, il miracolo finisce.