Anche quest’anno alla Biennale il Padiglione vaticano è stato in Laguna il talk of the town, sarà che dentro c’erano il sommo curatore Hans Ulrich Obrist, e pure Brian Eno, e all’inaugurazione è arrivata a sorpresa Patti Smith. Ma chi l’avrebbe mai detto, un ventennio fa, che il Vaticano sarebbe stato così cool.
Allora sembrava esserci un’avanzata del nuovo ateismo guerrigliero, capitanato da quegli accademici con gli occhialetti come Richard Dawkins che, in uno stile à la Charlie Kirk, andavano negli auditorium a dibattere con i preti e gli imam cercando la dimostrazione fisica della non-esistenza di Dio. Dawkins, insieme all’adorato Christopher Hitchens, a Daniel Dennett e Sam Harris, erano stati battezzati “i quattro cavalieri dell’ateismo”, in riferimento all’apocalisse. Scrivevano bestseller come L’illusione di Dio, Dio non è grande, La fine della fede.
Ma è successo come con il povero Francis Fukuyama, che aveva predetto la fine della storia, e basta aprire i giornali per vedere come è andata. Stiamo rivivendo un ritorno alla spiritualità, alla religione organizzata come soluzione ai mali del mondo, alla mistica come medicina? I segnali ci sono.
C’è Santa Ildegarda di Bingen madrina della Biennale, e il presidente Buttafuoco che porta Venezia a celebrare il teologo domenicano Meister Eckhart e il filosofo-presbitero dissidente Pavel Florenskij. C’è l’archistar Stefano Boeri che disegna il nuovo monastero ambrosiano, “luogo di dialogo tra spiritualità, ricerca scientifica, innovazione tecnologica”: un monastero dentro a Mind, “il più grande polo italiano dedicato alle scienze della vita”, all’Ai e alla genomica.
L’arcivescovo Delpini, quello del funerale del Cavaliere — “Bisogna essere contenti e amare le feste, godere il bello della vita ed essere felici…” — ha detto che in fondo i ricercatori di oggi sono un po’ come i cistercensi medievali.
Alle cene si sente parlare di Ravasi come un tempo si sentiva parlare di Pasolini o di Eco. Tra i libri più venduti ci sono quelli su San Francesco. E poi c’è il Papa di Chicago, diventato il vero oppositore simbolo del titanismo trumpiano, e senza show populisti.
L’ha scritto anche il nostro Matteo Matzuzzi nel suo libro uscito per Mondadori, Dio non è morto: il mondo non è mai stato così pervaso dalla dimensione spirituale come in questi ultimi decenni. Ignorare il fenomeno religioso, dice, oggi significa fraintendere il nostro tempo.



