Il “terzo uomo” della sinistra rischia di farlo l’inflazione. Lasciate perdere il nome che suggerisce di nascosto Giuseppe Conte, il “suo” Roberto Gualtieri, o Franco Gabrielli, il poliziotto biancofiore, che scende in campo e fa “più uno” con Ruffini. Stanno tornando le parole maligne, “inflazione”, “spread”, che spaventano Meloni e Giorgetti, agitano le Borse e i mercati. Sentite Giorgetti, in conferenza stampa, dopo il Cdm che ha approvato il Dpfb, con la richiesta di scostamento, e l’utilizzo della clausola di salvaguardia, la Nec per energia e difesa (uno 0,3 per cento per energia e uno 0,3 per cento per la Difesa): “Approviamo il Dpfb (il documento programmatico di finanza pubblica) in un contesto complesso, dove fare previsioni è sempre più complicato. Non vi nascondo l’attenzione con cui monitoriamo l’andamento dell’inflazione e dei tassi di interesse”. Per una volta almeno, ed è il mezzo gaudio, è l’instabilità europea che aggredisce la stabilità italiana. La presidente della Bce, Lagarde, può lasciare, tanto che Giorgetti le suggerisce “chiarezza”, e presto. La richiesta di Meloni all’Ue, immaginare nuovi strumenti, oltre la Nec, per scongiurare il grande male dell’inflazione, sarà portata al prossimo Ecofin del 9 ottobre, un Ecofin dove Giorgetti si siede ormai da ministro “nonno”. A chi gli domanda cosa intende chiedere, Giorgetti risponde che “la discussione deve essere realistica e non accademica, basata sulle regole”.



