Caro direttore, ha sentito? Il CGA ha sospeso il provvedimento di decadenza della concessione della Italo Belga. Glielo dico con chiarezza, non mi chieda un parere su questa vicenda. Non sono all’altezza. Sì, lo capisco, lei potrebbe dirmi che faccio l’avvocato; lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare. Direttore, ma ha visto la caratura degli interventi? Ci sono super esperti di diritto amministrativo che hanno con autorevolezza detto la loro opinione. Ha sentito la dichiarazione di Antonello Cracolici? È niente di meno il presidente della commissione antimafia dell’assemblea regionale e ha detto: “Le sentenze sono sentenze ma questa non la condivido, non mi hanno convinto né la procedura seguita né il verdetto, che di fatto ha accolto il ricorso della Italo Belga a tempo. Secondo me il CGA è entrato in materia non di sua competenza”.

È una dichiarazione profonda che ti fa comprendere intanto che le sentenze sono sentenze. Le sentenze sono sentenze, ma alcune evidentemente sono più sentenze di altre, visto che questa non la condivide. Direttore, Cracolici ne sa una più del diavolo. Non l’hanno convinto né la procedura seguita né il verdetto. Insomma, a suo avviso, il CGA è addirittura entrato in materia non di sua competenza (sic!). Qualcuno potrebbe dire che sostenere che il CGA abbia invaso un ambito estraneo alla propria competenza significa non aver compreso né la natura del giudizio né i limiti della giurisdizione amministrativa. Ma non è così.

Direttore, siamo, invece, di fronte ad un contributo importante al pensiero costituzionale contemporaneo. Come posso pensare di potere interloquire di fronte a cotanta scienza frutto di anni e anni di studi giuridici in diritto amministrativo? Non se ne parla, io non dico una parola. Non che mi aspettassi un esito diverso. Dopo due decreti Presidenziali in questa direzione, ci voleva qualcosa di davvero eclatante per invertire il senso di marcia. Eppure, questa decisione sembra cogliere di sorpresa. E non è una sorpresa accompagnata da contrapposte solide argomentazioni giuridiche. La meraviglia nasce per il fatto che il CGA non si sia uniformato agli umori e agli allarmi di una parte “dotta” e “colta” della nostra città o almeno a coloro che ritengono di appartenervi. Le sirene in questo caso sono rimaste inascoltate.

Per carità, solitamente è così che funziona o almeno è così che dovrebbe funzionare. I magistrati decidono sulla base delle carte processuali. La loro Bibbia è la Legge, il rito e ovviamente le carte processuali. C’è però chi pensa che questo non valga per tutti. Non c’è proprio pace per i magistrati: riescono persino a farsi criticare da coloro che hanno il patentino di difensori dell’indipendenza della magistratura. E così, dopo anni di lezioni sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura, scopriamo che anche questi principi hanno una clausola implicita: valgono fino alla prima sentenza sgradita.

Alla fine, il problema non è mai la critica alle sentenze, che in una democrazia è legittima. Il problema nasce quando il rispetto per la magistratura diventa un principio a geometria variabile: sacro quando le decisioni piacciono, improvvisamente discutibile quando vanno in una direzione non gradita.

Posso dirle una cosa, direttore? Come ha detto un avvocato in suo recente articolo, la Costituzione non va solo agitata, ma è importante che venga anche sfogliata e ovviamente letta.