Prima il gelo, poi la protesta, infine le battute sulle parole in libertà. Un caleidoscopio di reazioni in rapida successione all’interno della maggioranza, registrate nel giro di un’ora. A suscitarle sempre lui: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. L’episodio che si consuma durante un’audizione congiunta con Guido Crosetto in Parlamento racconta benissimo lo stato di crisi di nervi della maggioranza. Ma racconta anche il sentiment che si è creato nei confronti del leader di Forza Italia tra le forze di governo: una certa mancanza di fiducia, una pazienza messa a dura prova da certe sortite che scombussolano l’alleanza.
Eccolo l’episodio che accalora ulteriormente la politica in un martedì di luglio già rovente di suo. Rispondendo a una domanda di Benedetto della Vedova di +Europa su cosa abbia intenzione di fare il governo con il Safe – lo strumento europeo di finanziamenti per la sicurezza e la difesa – Tajani spiazza tutti: i detrattori dello strumento (tra cui i suoi alleati) ma anche i sostenitori. “Abbiamo deciso di utilizzare Safe chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno, formuleremo la nostra proposta”. Poche parole che scatenano il caos. Perché? Perché la Lega è contrarissima all’utilizzo del Safe. E la premier Giorgia Meloni lo ha invece in un primo momento preso in considerazione, salvo poi frenare perché teme l’impopolarità di altri finanziamenti al riarmo. E perché, riferiscono a HuffPost fonti autorevoli di Fratelli d’Italia, “prima di prendere dall’Ue soldi che i prossimi governi dovranno restituire è meglio pensarci bene. Non siamo mica il governo Conte”.


