E’ tornato! Accerchiato dagli scandali e azzoppato da una inchiesta giudiziaria che minaccia di mandare all’Ucciardone il suo consigliere di fiducia, il presidente Schifani non si è perso d’animo e ha ripreso i toni sanguigni del comandante in chief che striglia e bacchetta, che punisce e non perdona. In allarme per un disavanzo della sanità che, per il 2026, sfiora i 650 milioni di euro, il governatore minaccia fuoco e fiamme nei confronti dei direttori delle Asp e delle aziende ospedaliere che hanno scavalcato i vincoli di bilancio. Un dies irae sacrosanto, ci mancherebbe altro. Ma c’è un ma. La sanità è stata in questi ultimi anni il terreno prediletto del potere presidenziale. Si sono succeduti tre assessori, tutti scelti e telecomandati da Palazzo d’Orleans. I manager delle Asp avranno certamente le loro colpe ma non possono essere i soli a pagare il conto.