Convocato a Palazzo Chigi, Antonio Tajani dice sì a Giorgia Meloni sulle preferenze, che la premier vuole provare a inserire per la seconda volta nella nuova legge elettorale. Ma il vicepremier la avverte: un altro patatrac è possibile, con il rischio questa volta di far saltare il governo. Soprattutto, il leader di Forza Italia sa che ad Arcore non hanno cambiato idea: Marina Berlusconi resta contraria alle preferenze. Una certezza che ora si sposta al Senato, dove la capogruppo azzurra Stefania Craxi disinnesca l’accelerazione di Fratelli d’Italia.

Altro tempo guadagnato, su indicazione di Arcore più che di Tajani.

Dicono che i contatti con la famiglia siano “un po’ diminuiti”. Ma il contagocce è diverso da dirigente a dirigente. Craxi, ad esempio, che è diventata presidente dei senatori col benestare di Marina Berlusconi, amica fin dall’infanzia, ha l’abitudine di sentire spesso la presidente di Fininvest. Con lei si confronta, molto più che con il vicepremier. Così come altri parlamentari, prima dell’estate, stanno svuotando l’agenda per vedersi con Gianni Letta, ex braccio destro di Silvio Berlusconi, che la figlia del Cav ascolta sempre con attenzione quando deve sbrogliare le trame romane.

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