L’ondata di calore che ha invaso l’Europa, provoca in Sicilia, apprensione, stordimento, confusione. È aggravata da incendi che devastano boschi e verde in diverse aree, lambendo anche case abitate e provocando uno stato di alterazione che minaccia i più anziani e coloro che non dispongono di risorse sufficienti a garantirsi l’aria condizionata.
Quelli che ce l’hanno la mettono al massimo, provocando distacchi di corrente e quindi di acqua in diversi quartieri urbani anche centrali. Con linee non sempre ben tenute che spingono a continui interventi di ripristino tra l’angoscia dei residenti.
In questa situazione è caduta la relazione del presidente Schifani. Il quale ha tracciato un bilancio orgogliosamente positivo dei suoi quattro anni di governo. In particolare, per la tenuta ed il miglioramento dei conti regionali che fanno intravedere un notevole avanzo di amministrazione che tornerà utile per le diverse emergenze che affliggono l’isola.
Inoltre, diversi interventi e tra questi l’avvio dei termovalorizzatori con uno stanziamento di un miliardo e mezzo. Manca ancora più di un anno alla loro entrata in funzione ma l’iter amministrativo, complesso e non semplice è posto su binari certi.
Purtroppo, la disattenzione provocata dal disagio patito a livello popolare con le caldane micidiali che non danno respiro, determina o aumenta l’indifferenza. Crediamo non siano molti quelli che hanno seguito la relazione in Assemblea. Più acuto l’interesse per la colonnina di mercurio, nella speranza che si ponga una tregua se non fine all’insidia del calore micidiale. Che ha origine a livello planetario e richiede cura e interventi fuori dalla portata regionale.
Distratti i siciliani lo sono poi anche dalle vicende quotidiane che riguardano sanità e altri servizi pubblici, decisamente sotto la media, qualche volta perfino sotto la decenza. Così è per il reddito familiare calato di valore negli ultimi anni, eroso dall’inflazione. Per l’acqua, che si perde in condutture malandate, per le liste d’attesa per le visite mediche. Come certificano anche le ricerche di settore.
Perfino la formazione continua a dare guai, per non parlare dello stato delle università pubbliche. Solo Palermo, per il Censis mantiene un dignitoso posto in coda, settima su dieci, mentre Messina è tredicesima su quindici e Catania quindicesima su quindici. Ultime e cioè deludenti, per servizi, infrastrutture e occupabilità.
Per questo migliaia di giovani hanno abbandonato la loro terra. Per questo spesso restano i più mediocri, purché inseriti in clientele.
Così tra immondizia che cresce ed acqua che manca, la confortante visione di una regione con i conti in ordine, che pure è un valore indiscutibile, passa in secondo piano.
Lo si disse allora anche a Clinton, suggerendogli di badare all’ economia. Aggiungendo un epiteto, “stupid” che per rispetto, non riferiremo a Schifani. Ma il succo è che senza riforme, senza sforzi di cambiamento, senza una politica economica più ampia ed alta rispetto ai sussidi ed alle mance, non si ottiene consenso. E quello dei beneficiati non compensa il vuoto e la delusione degli altri che si sentono lasciati da parte.
Mentre al pane vuole provvedere il governo, ai circenses pensano i deputati di forze politiche sempre più evanescenti.
Allora speriamo che la calura si attenui. Il giudizio sulle politiche e sui successi veri o presunti andrà lasciato al dopo. Quando si riuniranno coloro che decidono davvero. Ai quali forse non importa prioritariamente che i conti siano a posto ma che si vada incontro ad una positiva verifica elettorale.
Ciò che conta in democrazia è il giudizio di un popolo che non sembra troppo soddisfatto di quel che passa il Convento. Checché l’oste pensi del vino che ha servito.


