Matteo Renzi ha scoperto la sinistra come certi uomini scoprono il jogging: tardi, con metodo, e con risultati che fanno sentire pigri quelli che lo facevano già. “È riuscito a passare di slancio dal progetto di fagocitare Forza Italia a quello di spianare la strada a Elly Schlein. E siccome è una spanna sopra tutti ci sta pure riuscendo: lei è la faccia, lui è il bulldozer”.
Al telefono parla così Luca Lotti, che Renzi lo conosce bene – abbastanza da non sorprendersi più di niente. L’uomo della rottamazione, del Jobs Act, quello che voleva ribaltare tutto il vocabolario della sinistra italiana ha dunque deciso di fare l’oppositore di sinistra-sinistra, il tessitore del campo largo, perfino l’amico di Giuseppe Conte se necessario.
E lo fa con quella meticolosa applicazione del convertito che ha studiato il manuale, sottolineato i passi importanti, aggiunto i post-it e poi ha riletto tutto da capo per sicurezza. In Toscana si è pure alleato con i 5 stelle. “Matteo lavora per obiettivi”, dice Lotti. “A lungo termine”, aggiunge.
I compagni di coalizione, quelli del Pd, gli uomini della segretaria, persino Fratoianni e Bonelli, lo guardano con un misto di gratitudine e sgomento che è esattamente lo sguardo dei parrocchiani quando arriva a messa uno sconosciuto che sa tutte le preghiere meglio di loro, le canta più forte, e durante il segno della pace stringe la mano al parroco con un’energia che lascia tutti leggermente a disagio.



