Schifani, nel poco tempo a disposizione, avrebbe un enorme problema da risolvere: la sanità. Non perché lo dica l’opposizione, che sul tema rimane stranamente mansueta. Ma perché a mettere il dito nella piaga (che non è la cantante terza a Sanremo) sono pezzi consistenti della sua stessa maggioranza. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Movimento per l’Autonomia.

L’ultimo colpo è arrivato da Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, principale competitor di Schifani verso il bis a Palazzo d’Orleans, che ancora una volta ha messo a nudo i problemi enormi di un settore strategico (e milionario). Un’interrogazione urgente al ministro Orazio Schillaci in cui si parla di pronto soccorso siciliani senza carrelli d’emergenza, senza braccialetti identificativi, senza farmaci e, «in alcuni casi», senza lavandini per l’igiene delle mani.

Non si tratta di un’esagerazione polemica né di un tentativo strumentale: è la sintesi di una relazione redatta da una commissione istituita nell’agosto 2024 dall’assessorato regionale alla Salute per ispezionare i 67 Pronto soccorso dell’Isola. A gennaio 2025 la relazione viene consegnata, ma se ne perdono le tracce quasi subito. L’assessora Volo si dimette. La nuova assessora, Daniela Faraoni, riconvoca la commissione ma l’esito non cambia e la commissione addirittura viene sciolta. Mulè chiede che quella relazione venga resa pubblica. È un atto parlamentare, ma è soprattutto un atto politico: nessuno può dire di non sapere. E nessuno può fingere che si tratti di un attacco esterno. È il tuo partito, presidente.

Il giorno dopo un faccia a faccia serale con Renato Schifani a Palermo, giovedì scorso, anche Raffaele Lombardo ha riaperto il dossier. Condividendo la revoca del presidente della Sas – diventato un assumificio tanto caro al presidente cuffariano Mauro Pantò – il leader autonomista ha parlato di “assurdità” cui porre rimedio con fermezza, spostando l’attenzione “a partire dai settori di cui il cittadino ha più bisogno”. Come? “Abbiamo il dovere di segnalare anomalie ed irregolarità ad un uomo (Schifani ndr) che, oggi più che mai, è chiamato a fronteggiare grandi emergenze”. A partire dalla sanità, appunto.

Non è un’uscita estemporanea quella di Lombardo, che già nel luglio 2024 avvertiva: “La Sanità ha bisogno oggi più che mai di uomini e donne che sappiano dire di no. Schifani trovi una personalità di alto livello morale e professionale per dirigere il settore. Ammesso che se ne trovino”. L’ex governatore di Grammichele, mai troppo tenero nei confronti del governatore nonostante i due partiti siano federati a livello nazionale, ha sempre rappresentato una situazione a tinte fosche: manager che non centrano gli obiettivi e restano al loro posto; valutazioni che dovrebbero essere inflessibili e diventano oggetto di trattativa politica; equilibri da preservare. Lombardo, che oggi parla apertamente di “questione morale”, ha riunito il suo partito a Enna per scegliere che strada imboccare.

Sul terzo fronte c’è Luca Sbardella. “Per noi la sanità è un nervo scoperto”, ha detto il commissario regionale di Fratelli d’Italia in una recente intervista a Live Sicilia. Non per la vicenda degli istologici di Trapani, dove il patriota Ferdinando Croce ha pagato colpe non soltanto sue; ma perché “si potrebbe fare meglio”. E ha aggiunto che il partito è convinto di potere dare un contributo, se ne avrà la possibilità. La traduzione è semplice: l’assessorato alla Salute è la casella più pesante del possibile rimpasto e FdI è pronta a reclamarla. Già nelle scorse settimane Sbardella aveva espresso giudizi poco teneri sull’operato di Faraoni (giudicata troppo vicina a Luca Sammartino, plenipotenziario della Lega). Adesso la pressione torna a salire.

Tre iniziative diverse, una linea comune: la sanità come banco di prova e come terreno di resa dei conti interna. Mentre Schifani è assorbito dall’emergenza di Niscemi, la maggioranza lo costringe a guardare dentro casa. Il punto non è solo la carenza di carrelli o di lavandini, che già basterebbe a fare scandalo; bensì gli effetti di una gestione che puntualmente piomba nel caos. E di cui il presidente ha responsabilità dirette: all’inizio della legislatura, per tenere a bada le mire espansionistiche di Gianfranco Micciché – ai tempi coordinatore di Forza Italia – decise di sfilare l’assessorato al suo partito, consegnandolo nelle mani di un tecnico: Giovanna Volo. Si è rivelato un “cartonato”.

In seguito, dopo aver accolto le dimissioni dell’assessore, ha promosso l’ex Direttore generale dell’Asp di Palermo, Daniela Faraoni, senza deviare di un centimetro il corso della storia. La sanità resta impantanata e, come dimostra l’inchiesta a carico di Totò Cuffaro, rappresenta un ricco bottino per le mire espansionistiche dei partiti, declinate a più livelli (gli appalti, le assunzioni, le nomine dei direttori). La sanità oggi è quello e poco altro, come dimostrano le ultime acrobazie di Fratelli d’Italia (che ha appena ottenuto lo scalpo di Iacolino alla Pianificazione strategica e non s’accontenta).

Schifani può minimizzare, rinviare, negoziare un rimpasto che riequilibri i rapporti di forza. Ma quello della Salute non è un assessorato qualunque. È il luogo dove la distanza tra propaganda e realtà si misura in ore di attesa, in diagnosi mancate, in pronto soccorso che diventano trincee. Il problema è che a dirlo, adesso, sono i tuoi alleati di sempre.