A Castello Utveggio, restaurato dopo anni di abbandono, dal Forum Act Tank a cura di The European House – Ambrosetti, buone notizie per la Sicilia. Cresce più del Paese nell’ultimo quinquennio. E presenta punti di forza che Schifani ha sintetizzato così: “L’economia del mare, i porti, la cantieristica, l’agroalimentare, il vino, gli investimenti sulla banda larga”.
Tutto giusto e tutto vero, non fosse che purtroppo, in questo stesso studio, l’occupazione continua a presentare un tasso inferiore al 50% e quella femminile non va oltre il 35%. Numeri che non danno l’idea di un dinamismo imprenditoriale in grado di riassorbire l’arretrato occupazionale e trattenere i giovani. Che infatti sono andati via in più di ventimila nell’ultimo anno, proseguendo una strada di fuga verso il lavoro e migliori gratificazioni rispetto alle opportunità offerte dal mercato locale.
Mentre la Sicilia ha il più alto numero di NEET, cioè giovani che non studiano e non lavorano. Quelli dell’inutile movida che ingombra la sera le strade dei centri storici, piena di astratti furori e svagate conversazioni.
Per non parlare delle infrastrutture fatiscenti e trascurate. Con una rete ferroviaria che non ha nessuna tratta in alta velocità e presenta un’elettrificazione del tutto insufficiente sui suoi 1.370 chilometri. E che perciò vede tempi di percorrenza inaccettabili per collegare gli estremi del triangolo isolano. E poi le condotte idriche che perdono più della metà dell’acqua immessavi e l’agricoltura che pure ha eccellenze, nella media desolata e costosa.
E infatti il malumore cresce e si manifesta in richieste costanti di aiuto, di sollievo, di attenzione. Che vedono una risposta parcellizzata, localizzata, individualizzata, più simile ad una regalia elettoralistica che ad un incentivo allo sviluppo. Nonostante la buona volontà dell’assessore al ramo che si prodiga per aiutare gli imprenditori a resistere e ad investire.
Occorrono robusti interventi infrastrutturali sulle strade, a cominciare dalle autostrade gestite dal consorzio regionale. Oggi in procinto di veder chiudere ampi tratti per manutenzione e sicurezza arretrate. Con un ritardo che diventa incolmabile. E ulteriori danni alla vita comunitaria e soprattutto alle condizioni necessarie per incentivare lo sviluppo.
Sono in corso interventi delle Ferrovie dello Stato per modernizzare le tratte anche dentro le città affogate nel traffico. Forse si faranno due termovalorizzatori per alleviare i problemi della “munnizza”. E pure l’avanzo regionale è consistente e pone fine ad una penuria consueta.
Si dovrebbe però pensare a come investire strategicamente senza buttare soldi in tutte le direzioni. Si dovrebbe cioè governare e non distribuire mance e attenzioni troppo spesso pelose se non proprio dolose, alla ricerca di una benevolenza costosa per l’erario.
Insomma, luci sicuramente che non bisogna sottovalutare. Ma tante ombre che si dovrebbero diradare. Sforzarsi di più e meglio di farlo. Con una politica diversa, più consapevole e attenta. Meno incline alla propria conservazione e più pensosa del bene comune.
Ma dirlo non serve se il tema è quello dell’autocelebrazione e della rappresentazione benevola del proprio impegno. Con l’occhio al rinnovo del mandato o almeno alla sua negoziazione con altro incarico. Una necessità della politica democratica, basata sul consenso, che può diventare una palla al piede per lo sviluppo economico reale. E non quello immaginario rilanciato da statistiche parziali e da compiacenti rilievi.
In una parola, uno sforzo di realismo e un impegno per aggiustare, riparare, innovare. Come dovrebbe essere sempre la politica regionale. Che appare sperduta nel proprio ritardo e spesso in mani inadeguate. Ma non ce ne abbiamo un’altra. E perciò è questa che andrebbe, che va aggiustata. Al più presto, senza piagnistei e senza retoriche celebrazioni.


