Tajani è una delizia, Tajani è di (don) Malizia. L’uomo più importante della Farnesina? E’ un prete. Lo chiamano “il capo”, pretende posti in prima fila e a ogni cerimonia sta attaccato a Tajani come l’ostrica allo scoglio. Era il conforto spirituale del ministro (e ne ha bisogno anche solo per le angherie che subisce) ma ora è il ministro del ministro. Si chiama Marco Malizia e chi punta a un’ambasciata si genuflette davanti a lui per arrivare a Tajani. La mattina? Messa. Il pomeriggio? Tutti collegati, anche da Nairobi, per ascoltare il Verbo. Il don spedisce mail come fosse il segretario generale. Il 17 luglio arriva ai diplomatici la comunicazione “Inaugurazione del nuovo varco Asl Maeci”. La firma? Malizia. Parola del (mon) Signore.

Tajani ha bisogno dello Spirito santo, ma adesso la fede è scappata di mano. Cattolico, padre, cristiano, Tajani chiama alla Farnesina questo monsignore don Malizia, cappellano militare, canonico della Basilica del Pantheon. Il primo incontro? Il ministero deve organizzare il forum per la libertà religiosa e appare Malizia. Tajani cade da cavallo come San Paolo.

La notizia dell’egemonia del monsignore viene data da Francesco Bechis, sul Messaggero, e le gesta vengono raccontate da Giacomo Salvini, sul Fatto. Alla Farnesina si pensa: dopo gli articoli, Tajani lo ridimensionerà. Accade il contrario. A febbraio scoppiano le proteste dei diplomatici, si muovono i sindacati. I funzionari si chiedono: ma se lo stato è laico, perché dobbiamo avere il consigliere ecclesiastico di fede cristiana? Allora, perché non un rabbino? O il mufti? La Farnesina è il labirinto delle ambizioni e non va dimenticato che FdI guarda con attenzione al vivaio degli ambasciatori. In questi anni c’è stato un attenzione al vivaio degli ambasciatori…

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