Ti lasciano il 40% del contributo e tu, caro Direttore, anziché ringraziare, protesti.

Avrebbero potuto assegnare l’intera somma a trombettieri e ruffiani e tu non apprezzi la sensibilità e la generosità dell’assessore all’Economia e del presidente della Regione che, pazienti, continuano a tollerare un giornale ostinatamente espressione di un pensiero critico sul loro modo di procedere nel governo della Regione.

Ma ti rendi conto di quanto agli occhi di taluni risulti datata e fastidiosa l’idea di un giornalismo che vorrebbe continuare ad essere il “Quarto potere”, il cane da guardia a tutela dei cittadini nel rapporto con chi “comanda”?

Tu pretenderesti addirittura che un gruppo dirigente apprezzasse, gradisse o semplicemente tollerasse di essere controllato. Ma vuoi che questa gente accetti di veder denunciati errori e inadempienze per essere perfino indotti a riflettere e mettersi in discussione?

E così, con una tale concezione arcaica e fuori tempo, ti aspetti che apprezzino in cuor loro i tuoi rilievi e quelli dei collaboratori del tuo giornale?

Questo sarebbe certo il modo di reagire di una “classe dirigente”, ma loro, anche se fossero messi a dirigere il traffico, risulterebbero inadeguati, provocherebbero forti intoppi alla viabilità.

Stanno lì ai loro posti invece, espressione di un sistema inadeguato, vecchio, senza un orizzonte diverso da quello della sopravvivenza.

Sono sostenuti dalla distrazione della gente di Sicilia, alla quale interessa sempre meno ciò che succede a palazzo d’Orléans e a quello dei Normanni o negli altri uffici dove ha sede il cosiddetto governo regionale.

Da questi la gente non si aspetta nulla e li lascia indisturbati a giocare con ciò che residua dell’Autonomia, delle sue funzioni e dei quattro soldi che ancora trovano nel bilancio e che orientano in prevalenza giusto a vantaggio di lecchini e clienti.

Sono sorretti peraltro anche da quelli che dovrebbero assolvere al ruolo di opposizione, che quando non colludono, fischiettano.

La scelta di decurtare il contributo alla libera stampa è un atto di arroganza. Ma è ancor più una prova di stupidità. Ché stupidi e non avvezzi al pensiero critico, preferiscono gli stridii di violini scordati o gli applausi registrati come quelli che si sentono in taluni programmi televisivi di scadente qualità.

In anni molto lontani un grande attore, parodiando il potere del tempo, proclamava di voler fare Roma più bella e più grande che pria. Ma poco alla volta non riusciva a pronunciare per intero la frase, ché ad ogni parola veniva interrotto dagli scroscianti applausi di spettatori adusi al servile ossequio.

Quegli spettatori magari erano invasati da una perversa ideologia, questi più modestamente e in modo meno pericoloso sono motivati dal soldo che ottengono per i loro servigi.

Non te la prendere perciò, caro Direttore.

Siamo di fronte a scappati di casa che si sentono protagonisti di vita politica.

Non solo in Sicilia, ma salendo per li rami anche oltre: da Roma fino ad arrivare a Washington tollerano sempre meno rilievi e dissensi.

Proprio quando il sistema democratico rischia di essere pesantemente distorto, quando cresce il fastidio per chi pretende di esprimere un proprio parere dalla parte della gente, se la gente è ancora disposta ad apprezzarlo, quando si vuole mantenere un rapporto correttamente dialettico con chi ricopre ruoli di potere, ancor più risulta utile continuare a ragionare, a criticare quando è necessario, a mostrare la nudità del re.

Certo bisognerebbe salvaguardare quel 40% che residua del vecchio contributo. Ché i servitori di solito sono avidi, voraci e stanno lì a dire ai loro padroni di non sprecare per gente ingrata i soldi che sono pubblici ma vengono gestiti come fossero roba propria.

Naturalmente tu non hai nessuna voglia di cambiare stile per tentare di preservare ciò che rimane del contributo o di recuperarlo per intero. Se minimamente avessi la tentazione di inserirti nel coro dei laudatores, finiresti in un posto per nulla adeguato alla tua storia e al tuo valore professionale.

Ma non ci pensi nemmeno. Non ci penso neppure io, che di tanto in tanto concorro a rendere il giornale ancor più indigesto agli occhi di questa cosiddetta classe dirigente.

Continuiamo così, perché gli spazi per un giornalismo degno di questo nome, malgrado tutto, esistono ancora e tocca anche a noi preservarli.

Buon lavoro.