L’Avviso 33 è tornato in vita dopo essere stato cancellato. Il bando destinato ai nuovi percorsi triennali di Istruzione e formazione professionale era stato approvato il 9 giugno, ritirato il 26, rimesso in carreggiata il 13 luglio. In mezzo, la convocazione urgente dell’assessore Mimmo Turano da parte di Renato Schifani, che ha preteso spiegazioni sulle ragioni della revoca e sulle conseguenze per l’avvio dell’anno formativo.
È l’ultimo episodio di una tensione che accompagna buona parte della legislatura: Turano prende una decisione, il sistema si inceppa, Schifani interviene per raddrizzare la rotta. È già successo e potrebbe ricapitare. Ma ogni volta l’assessore supera la crisi, conservando il proprio posto e il controllo di un settore che muove risorse e consenso.
Il caso dell’Avviso 33 è istruttivo. Dopo la pubblicazione e la presentazione delle proposte, l’assessorato ha deciso di revocarlo integralmente, richiamando la necessità di modificare il numero dei corsi finanziabili e alcuni aspetti della procedura. Gli enti avevano già lavorato alle domande, gli uffici avevano avviato l’istruttoria, così associazioni e sindacati avevano denunciato il rischio di ritardi per studenti e lavoratori.
A quel punto è intervenuto Schifani. Convocando Turano con urgenza a Palazzo d’Orléans, il presidente ha chiesto una soluzione rapida, mettendo davanti a tutto il diritto allo studio e l’avvio regolare delle attività. Pochi giorni dopo è arrivata la revoca della revoca: l’Avviso 33 è stato ripristinato, con alcune modifiche e una nuova finestra per le istanze.
Non è la prima volta che Schifani deve mettere mano a una pratica gestita dall’irrequieto Turano. Nel maggio del 2025 il presidente bloccò due avvisi della formazione professionale per un valore complessivo vicino ai 130 milioni. Uno venne ritirato, l’altro sospeso. La motivazione ufficiale parlava di refusi, ma al centro delle contestazioni c’era soprattutto il click-day, cioè l’assegnazione delle risorse in base alla rapidità di accesso alla piattaforma.
I bandi furono riscritti. Qualche mese dopo, però, l’Avviso 7 finì di nuovo nel caos. La piattaforma andò in tilt due volte in quattro giorni e la procedura dovette essere interrotta e riprogrammata. Turano, dopo avere espresso irritazione per i problemi tecnici, sostenne in seguito che il sistema aveva funzionato. Restava però il nodo politico: Schifani aveva già fermato la procedura una prima volta, ma la soluzione adottata dall’assessorato aveva prodotto un nuovo incidente.
Un altro affanno si registrò il 30 settembre 2025, quando Turano portò all’Ars, nell’ultimo giorno utile, una modifica alla normativa sulla formazione professionale richiesta per rispettare una scadenza del Pnrr. Il provvedimento, inserito d’urgenza nei lavori parlamentari, fu approvato in poche ore anche grazie alla disponibilità delle opposizioni, che però accusarono l’assessore di essersi mosso con colpevole ritardo. Turano riuscì a evitare le conseguenze finanziarie, ma soltanto attraverso una corsa finale che confermò le difficoltà di programmazione dell’assessorato.
Prima ancora c’era stato il caso del prestito d’onore per gli universitari. Nel novembre del 2024 Turano, presente in commissione come rappresentante del governo, espresse parere favorevole a modifiche che non coincidevano con la linea approvata dalla giunta. Schifani reagì con durezza durante un vertice di maggioranza e impose il ritorno al testo originario. Non era soltanto una divergenza sul merito, ma una questione di collegialità: un assessore aveva sostenuto una posizione diversa da quella dell’esecutivo di cui faceva parte.
Anche allora si parlò di una possibile uscita di Turano dalla giunta, come era già accaduto nel 2023 dopo le amministrative di Trapani. In quella occasione l’assessore, esponente di un governo di centrodestra, giocò una partita locale in aperto contrasto con la coalizione regionale. Una lista riconducibile alla sua area sostenne infatti il sindaco uscente Giacomo Tranchida, espressione del centrosinistra, mentre il candidato ufficiale del centrodestra era Maurizio Miceli. Fratelli d’Italia chiese la testa di Turano e Schifani pronunciò una frase rimasta agli atti: «Dopo i ballottaggi mi occuperò di lui». La Lega fece quadrato, il caso rientrò e Turano rimase al suo posto. Da allora il rapporto tra il presidente e l’assessore ha mostrato più volte crepe evidenti. Ma nessuna di queste tensioni ha avuto una conseguenza politica definitiva.
Turano non è un assessore isolato. È una delle espressioni della Lega in giunta e appartiene a un sistema di equilibri che Schifani deve tenere insieme. Nel partito siciliano il peso di Luca Sammartino resta determinante: per i numeri all’Ars, per il radicamento territoriale e per il consenso elettorale che esprime, e che potrebbe rivelarsi decisivo anche in caso di ricandidatura del presidente. Schifani non può trattare la Lega, almeno finché ci sarà Sammartino, come una componente marginale.
L’Avviso 33 è pertanto l’ultimo capitolo di una convivenza complicata, nella quale la presidenza mostra insofferenza per la gestione dell’assessorato ma evita di trasformarla in una rottura. Finché gli equilibri della maggioranza resteranno questi, Schifani potrà imporre correzioni. Molto più difficile sarà andare oltre.


