Cateno De Luca tiene aperte due porte, ma da qualche giorno sembra bussare con maggiore insistenza a quella del centrodestra. Il sindaco di Taormina continua a ripetere che il suo progetto deve andare oltre gli schieramenti tradizionali. Ma attorno al leader di Sud chiama Nord si stanno accumulando segnali che raccontano una fase diversa: meno guerra di posizione contro Schifani, un rapporto sempre più stretto con Galvagno, che punta a conservare la presidenza dell’Ars, e segnali di chiusura sempre più netti nei confronti del campo largo. Compresa la decisione di non partecipare al vertice convocato ieri dal Pd, proprio nel giorno in cui Italia Viva riuniva a Palermo buona parte del centrosinistra.

L’ultimo messaggio, in tal senso, è arrivato dal suo vice Danilo Lo Giudice. Dopo l’endorsement di Mirello Crisafulli alla Festa dell’Unità di Villarosa, il coordinatore regionale di Sud chiama Nord ha fatto sapere che «il tempo è quasi scaduto» per allargare il campo largo a De Luca. Crisafulli era stato ancora più esplicito: Cateno dovrebbe essere il candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. Una proposta che ha trovato una sponda anche in Davide Faraone, mentre Avs continua a opporsi. Tanto che alla fine dell’incontro palermitano di ieri, da parte del tavolo del campo largo è partito un messaggio con un chiaro destinatario: “Certamente nella coalizione non ci sarà spazio per coloro che non vedono distinzioni tra la destra e la sinistra”.

Se l’ipotesi di una sua candidatura alla Regione per il campo progressista appare da escludere, dall’altra parte si fanno strada scenari diversi. Secondo Repubblica, nei corridoi di Palazzo dei Normanni circola l’ipotesi di un accordo con il centrodestra anche in vista delle Politiche: De Luca avrebbe messo sul tavolo, tra le condizioni, la guida del ministero per il Sud in un eventuale nuovo governo Meloni e il “prestito” di alcuni deputati già eletti alla Camera, necessario a ottenere una rappresentanza parlamentare che consentirebbe a Sud chiama Nord di evitare la raccolta delle firme.

C’è poi la Sicilia. Se De Luca dovesse scegliere il centrodestra, quale sarebbe la contropartita? Un ticket con Renato Schifani? Un’intesa con un altro candidato, qualora la coalizione decidesse di cambiare nome? Oppure la presidenza dell’Ars, indicata negli ultimi giorni come una delle possibili caselle di compensazione? Non c’è ancora una risposta. Ma De Luca non è un alleato da assorbire senza condizioni: Sud chiama Nord conserva un peso autonomo nell’Isola e il suo leader rivendica una capacità di condizionamento anche sul piano nazionale.

A raccontare quanto sia diventato accurato il dialogo col centrodestra c’è anche la gestione del rapporto con Galvagno. Due giorni fa De Luca ha lasciato la commissione Bilancio dell’Ars per consentire l’ingresso a Controcorrente di Ismaele La Vardera, da lui più volte etichettato come “traditore”. Il gesto ha avuto un effetto concreto: ha evitato che Galvagno fosse costretto a riaprire l’intera partita della composizione delle commissioni, che aveva già incontrato resistenze tra i gruppi parlamentari. Repubblica ha descritto quel passo indietro come un “cadeau” al presidente dell’Ars, perché ha disinnescato una grana che rischiava di complicare ulteriormente i lavori sulla manovrina.

Poi è arrivata la fotografia. De Luca, Schifani e Galvagno, sorridenti insieme all’aeroporto di Fiumicino. Galvagno l’ha pubblicata ironizzando sull’incontro “casuale”. E casuale, secondo le ricostruzioni, sarebbe stato davvero: i tre si erano ritrovati sullo stesso volo da Palermo a Roma. Ma la politica vive anche di immagini, e quella foto è arrivata proprio mentre prendevano corpo le indiscrezioni su un possibile riavvicinamento.

Per Galvagno, del resto, la riapertura di un canale con De Luca ha anche un significato politico personale. L’esponente di Fratelli d’Italia vicino a Ignazio La Russa è oggi imputato a Palermo in un processo per peculato, corruzione, falso e truffa, rinviato al 5 novembre. Il procedimento giudiziario ha accompagnato per mesi il dibattito attorno alla sua presidenza. Diventare uno degli snodi di una possibile ricomposizione con De Luca gli consente adesso di ritagliarsi un ruolo nella partita politica proprio mentre la legislatura entra nella fase preelettorale.

E intanto Scateno combatte su un altro fronte: quello di Alessandro Onorato e Ismaele La Vardera. Il progetto civico nazionale costruito dall’assessore romano, al quale ha aderito Controcorrente, è diventato uno dei bersagli preferiti del leader di Sud chiama Nord. De Luca contesta a Onorato di essere un prodotto politico costruito dall’alto e rivendica per sé uno spazio autonomo che, secondo l’ultimo sondaggio Noto, si aggira attorno all’uno per cento. Una quota piccola in termini assoluti, ma politicamente spendibile se gli schieramenti restano vicini.

Il paradosso è che, mentre De Luca prova a logorare il progetto di Onorato e La Vardera, una parte del centrosinistra siciliano ha continuato a corteggiarlo. È forse questa la chiave per leggere il movimentismo delle ultime settimane. De Luca non ha ufficializzato alcuna alleanza e continua a presentarsi come uomo libero dagli schieramenti. Anzi, dopo Villarosa ha rilanciato l’idea di un progetto capace di «destrutturare sia il centrodestra sia il centrosinistra». Ma ha smesso di comportarsi come l’oppositore irriducibile di Schifani. Oggi tratta, apre canali, concede sponde parlamentari, si fotografa con i vertici della Regione, tiene in sospeso il centrosinistra e contemporaneamente porta il negoziato fino a Roma.

Il pendolo non si è ancora fermato e sarebbe prematuro trasformare indiscrezioni e segnali in un accordo già concluso. Ma nelle ultime settimane si è spostato sempre più spesso verso il centrodestra. Tanto che la domanda non è più soltanto dove finirà Cateno De Luca. È soprattutto cosa chiederà in cambio e quanto il centrodestra sarà disposto a concedergli.