Un condono è per sempre. Anche in vista di questa manovra, la quinta e ultima del governo Meloni, Fratelli d’Italia assicura che ripresenterà un emendamento per riaprire la sanatoria edilizia del 2003. La misura permetterebbe di regolarizzare migliaia di costruzioni non a norma e interesserebbe soprattutto la Campania, regione con almeno 50mila domande di condono pendenti. I meloniani ci avevano già provato l’anno scorso, non a caso durante le elezioni regionali in Campania, perse comunque dal centrodestra. La mossa mira ad “aiutare migliaia di famiglie”, spiegano dal partito. In realtà, i Fratelli vogliono ancora mettere in difficoltà i 5 Stelle: la norma andrebbe attivata da Roberto Fico, presidente campano in passato critico sulle proposte di condono.

Difficile che sia una finanziaria espansiva. L’Italia resta in procedura di infrazione: l’indebitamento è al 3,1% del Pil, il governo accederà a fatica alla clausola di salvaguardia per investire circa 36 miliardi secondo la flessibilità europa. Anche per questo motivo, con le elezioni nel binocolo, dalle parti di Giorgia Meloni si muovono per contenere le esuberanze degli alleati, Matteo Salvini tra tutti. Ma anche a questo giro non mancheranno le proposte più politiche – la sospensione del bollo auto per il 2027 al costo di 2,3 miliardi è solo il primo esempio.

In Transatlantico, da Forza Italia rassicurano. Sarà una manovra “giusta”, spiega chi nel partito segue il dossier. Molto andrà speso sull’energia e per dare sollievo al ceto medio. Allo studio c’è la riduzione dell’aliquota del prelievo dal 43 al 33% tra i 50 e i 60 mila euro di reddito. Costerebbe 3 miliardi, sicuramente meno dei 10 miliardi necessari per riconfermare i bonus una tantum del 2026 su famiglia, lavoro, casa e giovani, come chiede FdI.

Proprio in quest’ottica si inserisce la nuova offensiva, ventilata dai meloniani, sul condono…

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