Che il Palermo debba attendere che una società bulgara di assicurazioni ripari un guasto tecnologico ai propri computer per potersi iscrivere al prossimo campionato di Serie B, francamente è inaccettabile. Come è inaccettabile che la stessa compagnia, poche ore dopo la conferenza stampa riparatrice di Tuttolomondo – al grido di “siamo in regola, siamo in regola” – faccia sapere di non aver emesso alcuna fideiussione. Se è uno scherzo, ditelo. Ma qui c’è poco da scherzare: il Palermo, forse, è stato vittima di un raggiro. E a organizzarlo, ma qui il condizionale è d’obbligo, potrebbe essere stato un broker, tale Carlo Camilleri, cui la società ha affidato la ricerca di una compagnia assicurativa che facesse da garante con la Lega di Serie B riguardo alla ritrovata solidità finanziaria e patrimoniale del club dopo le vicissitudini dei mesi scorsi.

In un momento così delicato della propria storia sportiva, comunque gloriosa, il club rosanero aveva deciso di affidarsi alla Lev Ins Insurance Company Ad. In Italia nessuno era disposto a venire incontro alle esigenze del club (“Le ultime vicende hanno pesato” ha ammesso Salvatore Tuttolomondo, direttore finanziario di Arkus), per questo la ricerca di una società che rispondesse ai requisiti federali si è spinta fino a Sofia. Ma il blackout del sistema – che la nuova proprietà di Arkus Network, ieri in conferenza stampa, non è riuscita a spiegare e a spiegarsi –, e adesso la clamorosa indiscrezione sulla mancata emissione, ha rimesso tutto in discussione. In primis l’iscrizione al prossimo campionato, che passerà al vaglio della Covisoc (il 4 luglio) e del Consiglio federale (il 12); poi, la credibilità dei nuovi proprietari, giunti a Palermo carichi di buone intenzioni e, probabilmente, complice un pizzico di approssimazione, costretti a una nuova maratona per evitare il fallimento.

Questa è una macchia che non si laverà in fretta. Il Venezia calcio, che è retrocesso per colpa del Palermo (prima spedito in C per le “furbate” sui bilanci di Zamparini, poi riammesso da una sentenza della Corte d’appello federale), ha già i coltelli affilati e proverà a tirarli fuori ad ogni occasione utile. Figurarsi per un’iscrizione che doveva essere formalizzata entro la mezzanotte del 24 giugno e che ha nettamente sforato i termini o, addirittura, giungerà incompleta negli uffici competenti. Non regge, non più, la causa di forza maggiore invocata dal club. E in questo caso, non esistono proroghe. Le scadenze sono scadenze e suona strano che il Palermo abbia atteso l’ultimo minuto utile, o anche fosse l’ultima giornata, per adempiere a tutte le pratiche necessarie.

Tuttolomondo, in modo un po’ sguaiato ma sicuro dei fatti propri – non era ancora arrivata la doccia fredda dalla Bulgaria – aveva provato a spiegarlo ai giornalisti: “Perché ci siamo ridotti alle 23.59? Fino a quaranta giorni fa nessuno avrebbe rilasciato la fideiussione perché avevamo tante cose da sistemare. Rischiamo di perdere i 12 milioni già spesi, ma fa parte del rischio imprenditoriale”. Secondo la società (e qui scatta l’approssimazione di cui sopra), la fideiussione era a posto da giorni; ma, in attesa di compilare il resto della pratica, non è mai stata consegnata (sigh!). Di questo la Lega di B era stata avvertita. Da qui la certezza che tutto fosse filato per il verso giusto: “Noi non siamo la parte inadempiente, semmai la parte lesa. Da un punto di vista tecnico-procedurale è tutto a posto”.

Ma adesso la prospettiva si ribalta un’altra volta: se la fideiussione non esiste, indipendentemente da ciò che ha generato il malinteso (o la truffa), la Lega non potrà che prenderne atto e decretare l’esclusione del club rosanero dal prossimo campionato di Serie B. Un’ipotesi addirittura peggiore rispetto a quella paventata lunedì sera, e di fronte alla quale il Palermo non avrebbe basi per presentare un ricorso. A esprimersi sarà comunque la Covisoc, ossia l’organo di vigilanza che determina ammissioni ed esclusioni. “Se necessario starò a Palermo tutta l’estate per risolvere” aveva detto Tuttolomondo, immaginando una folle corsa nei tribunali. A questo punto potrebbe rivedere l’agenda, dato che il calcio a Palermo è sempre più legato ai dolci ricordi di un tempo andato, che non al presente.

La puzza di bruciato – ma poi si è rivelato essere un errore della Lega e del suo presidente Maurizio Balata – si era annidata negli uffici del Barbera lo scorso fine settimana, quando al Palermo, per ottemperare all’iscrizione, erano stati richiesti 2 milioni a fronte di una fideiussione iniziale di 328 mila euro. Un clima di sfiducia generale, e una lettura frenetica del regolamento, che era sono l’antipasto (poi rientrato) di quello che sarebbe successo da lì a poche ore. O, se volete, il dessert di un’annata che non ha nulla di normale: Zamparini è finito ai domiciliari per falso in bilancio e il 2 luglio sarà chiamato alla sbarra in tribunale; gli inglesi, presentati come la migliore eredità possibile, sono svaniti nel nulla in poche settimane; poi sono arrivati Foschi e la De Angeli, che, pur senza un euro a bilancio, hanno assicurato continuità gestionale; fino ad Arkus Network, il colosso del turismo che a maggio ha rilevato il club e cercato di cambiare passo. I fratelli Tuttolomondo, Walter e Salvatore, sono arrivati a un metro dal precipizio, la Serie C, e adesso sono alle prese con nuove grane, forse insormontabili.

La gestione di Arkus, con la presidenza di Alessandro Albanese (leader di Sicindustria), la cacciata di Foschi e la scelta di affidare a Pasquale Marino la guida tecnica della squadra, sembrava garantire uno spiraglio in questo de profundis. Ma la mancata iscrizione ha rivelato i soliti problemi e la nuova società, neanche questa, può dirsi al riparo da critiche e sospetti. Stando alle ultime informazioni emerse dall’incontro coi giornalisti, anche i calciatori sarebbero in attesa degli arretrati: “Ma il bonifico lo abbiamo fatto lunedì pomeriggio – si è giustificato Tuttolomondo – non è una cosa istantanea”. In compenso, spiegava il direttore finanziario, “voglio mettere in conto che abbiamo sanato circa 5 milioni di euro di debiti verso lo stadio che erano anni che non si pagavano”. E che l’investimento totale, fin qui, è stato di 12 milioni, che in caso di mancata ammissione alla Serie B questi qui – avventurieri o no – non rivedranno mai. “Ma fa parte del rischio d’impresa”.

Lo stesso rischio che in queste ore corrono i tifosi del Palermo, sempre più disturbati e delusi da una crisi che sembra non finire mai. L’altra sera allo stadio hanno protestato esplodendo petardi e alzando la voce. Ora rischiano di dover accantonare una volta per tutte la loro fede e le loro bandiere. In caso di mancata iscrizione alla Serie B, per il Palermo l’unica ipotesi sarebbe ripartire dai dilettanti. “Noi da Palermo non scappiamo” aveva detto Tuttolomondo in chiusura di conferenza stampa. Gli ultimi rumors lo danno a Roma, per capire cosa è successo per davvero con questi maledetti bulgari.

FEDERCALCIO: NESSUNA DEROGA PER IL PALERMO

“La nostra sarà una decisione molto semplice, applicheremo le regole: non ci può essere deroga a nessun principio del rispetto delle regole. La commissione di vigilanza è già al lavoro, ci sono delle criticità e queste criticità le valuterà il nostro organismo di controllo”. Lo ha detto Gabriele Gravina, presidente della Figc, a proposito della mancata fidejussione fornita dal Palermo alla Lega al momento della presentazione dell’iscrizione al prossimo campionato. L’organo federale così si defila e lascia il Palermo in mezzo alla tempesta. Il presidente Alessandro Albanese, intervenuto a margine di un consiglio d’Amministrazione sospeso verso l’ora di pranzo, ha fatto trasparire la sua preoccupazione: “C’è la consapevolezza che la situazione è seria e grave, sono attento e mi rendo conto che dobbiamo affrontare un problema che deve essere risolto. La situazione rispetto alle società normali è particolare, perché quello che accade in un club di calcio ha un impatto sulla città e sulla gente, posso confermare di essere preoccupato. Entro dodici ore avremo le risposte che cerchiamo, tra questa sera e domani mattina prenderò le mie determinazioni che valgono comunque un quinto del consiglio di amministrazione. Ci sono stati apporti di capitale per circa 7 milioni, il cassetto fiscale è a quota zero perché sono stati effettivamente saldati i debiti fiscali, adesso abbiamo chiesto conto e ragione alla proprietà del suo operato. Abbiamo chiesto di produrre gli estratti conto da mandare alla Figc e domani ci saranno emissari federali che verranno a controllare alcune situazioni. Salvatore Tuttolomondo ha confermato che entro questa sera ci darà evidenza di tutto. I giocatori non hanno ancora ricevuto il bonifico con lo stipendio? Il bonifico è stato effettuato il 24, ritengo che prima di domani non possa arrivare, tra l’altro ci sono anche banche diverse perché, ogni calciatore si lega a istituti differenti”.