Un vento nuovo potrebbe scompigliare la politica siciliana. Arzilli ottantenni, recuperati da polverosi scantinati, si riaffacciano per un ricambio generazionale. All’inverso naturalmente.

Lillo Sodano e Giulia Adamo della destra per Agrigento e Marsala, Mirello Crisafulli del Partito democratico per Enna, onusti di antiche glorie e di indubbi meriti, tutti vicini agli ottant’anni, compongono una casta che sa difendere il potere, lo sa preservare, tenere al riparo da ogni insidia, rimanendo lontani dai cittadini che per conto loro mostrano sempre meno interesse per vicende che non li riguardano, non li appassionano, li infastidiscono perfino.

A questi tre va aggiunto Marcello Scurria, che corre per sindaco di Messina, un giovanotto di poco meno di settant’anni con una esperienza conseguita saltabeccando da un partito all’altro, dai democratici di sinistra fino a Fratelli d’Italia.

Di tutti questi eroici vegliardi mi intriga in particolare Sodano, vecchio compagno di partito – ché poi di partiti ne ha cambiati parecchi. Dopo più di trent’anni e qualche infortunio giudiziario potrebbe tornare a guidare la città dei templi. Lì, un gruppo di potere con i “brillanti” risultati ottenuti nella gestione di capitale della cultura, lo tira fuori dallo scantinato quando se ne erano perdute le tracce. Torna un esponente di un mondo che resiste al tempo e ai suoi cambiamenti che, se non è vitale, è tuttavia incombente. E può succedere, anzi è molto probabile, che quel gruppo su Sodano ottenga ampi consensi elettorali.

Quella che occupa a tutti i livelli la politica in Sicilia è una casta chiusa ma vincente, consapevole della sua forza, che tanto più facilmente vince quanto più rigidamente si chiude, non temendo indignazione e dissenso. Quella casta da tempo si è costruita dimore comode, ben fornite di privilegi per sé stessa e per quei pochi che possono frequentarle. Alla fine, se è proprio così, buona pennichella alla vegliarda nuova classe dirigente.

Ché per la verità il vecchio che avanza è un segno dei tempi. Siamo o no un popolo di conservatori? Conserviamo ciò che abbiamo sperimentato, senza stare a guardare ai risultati ottenuti o al curriculum di ciascuno dei “nuovi” candidati. Conserviamo con loro tutti quelli – e sono i più -, di mezza età che formano l’ossatura vera della casta. Privi di memoria e di idee ma disinvolti e adusi a gestire il potere e a fruire dei suoi privilegi, non sono chiamati ad essere classe dirigente. Compongono semmai un ceto dominante bravo a difendere sé stesso, anche perché il loro mestiere non è più attrattivo come lo era un tempo, e principalmente perché hanno saputo garantirsene la perpetuazione.

Occupano il potere ovunque, negli enti locali e in Regione. Lì Schifani la maggiore età l’ha superata da un bel po’ e di recente Salvini gli ha assicurato la ricandidatura. Certo vai a fidarti della parola di Salvini e di quella della politica in generale. Ma se poi sarà così, piano piano e rimanendo sottovuoto come in questi anni, al termine della prossima legislatura arriverà ben oltre gli ottant’anni, mantenendo saldo il potere proprio e della casta. A quel punto dovrà purtroppo fermarsi. Perché per il 2032 la Lega ha prenotato Palazzo d’Orléans, che nel 2037 consegnerà a Fratelli d’Italia.

Solo allora, se ne resterà traccia, potrebbe arrivare il turno per il centrosinistra, che tristezza, io non potrò narrare quel memorabile evento!

Intanto godiamoci la generosità senza limiti di Salvini.

Ci darà il ponte. Un giorno, forse. Ma come pegno di sicura amicizia ci dà subito l’autonomia differenziata, la riforma che, com’è noto, è stata immaginata da Calderoli nell’interesse delle regioni del Sud e della Sicilia in particolare. Per questo, non per un cedimento sui principi o per tradire gli interessi dei siciliani, né tantomeno per gratitudine, Schifani se ne sta rigorosamente in silenzio mentre la differenziata – che non è quella della raccolta dei rifiuti – procede a passi veloci.

Ma quando arriverà il tempo per un vero ricambio? I giovani abbiano pazienza. Attendano o se ne vadano. Coloro che vengono richiamati in servizio, i riservisti, intanto rafforzano i confini di un territorio da tempo occupato da una casta che lo tiene con determinazione e anche con facilità. Oggi per loro l’asticella è fissata poco al di sotto degli ottant’anni ma l’età media è in crescita e si può sempre sperare. In fondo chi scrive, della casta potrebbe tornare a far parte.