Nella Sicilia in cui è in vantaggio il sì, l’applausometro premia il sostenitore del no. Finisce così, con la platea che si entusiasma per Giuseppe Conte, il confronto tra il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e il presidente del Movimento 5 stelle sul referendum. Si tratta del primo incontro tra un ministro e un esponente dell’opposizione, quando manca meno di un mese dal voto.
La location è quella di Villa Igiea, a Palermo. Invitato dalla fondazione Lauro Chiazzese, Nordio inizia rispolverando il suo evergreen: la riforma, è il ragionamento del ministro, parte da un’idea di Giuliano Vassalli, “medaglia d’argento della resistenza”. Un modo, il solito, per esercitare captatio benevolentiae nei confronti di chi voterà no perché ritiene che la separazione delle carriere sia “una cosa di destra”.
In un clima iniziale in cui i due interlocutori fanno, a fatica, esercizio di cortesia, il ministro cerca di rimanere sul piano tecnico. Conte coglie la palla al balzo e attacca il governo su tutti i fronti. La riforma c’è, è il punto di partenza, ma ogni tanto resta sullo sfondo: perché il presidente del Movimento 5 stelle parte dal mancato dibattito in Parlamento ma poi va verso altri lidi. E arriva fino alle inchieste sui ministri, per andare a sfiorare anche la cronaca, toccando il caso di Rogoredo, con il poliziotto indagato per omicidio volontario, prima difeso e ora scaricato dal governo. Fa largo uso del latino il Guardasigilli e, tra una citazione del Salmo 116 e un brocardo giuridico, tende la mano all’avversario: “Quando avremo vinto apriremo un confronto con il mondo dell’avvocatura, i magistrati e il mondo accademico per la fase delle leggi di attuazione. In sede di confronto ci sarà ampia possibilità di discussione”. Non aspettava altro Conte per perdere le staffe: “Perché non l’avete fatto in Parlamento il confronto con le opposizioni invece di blindare la riforma? Ora ci volete far credere che in fase attuativa della legge, semmai dovesse vincere il si al referendum, vi confronterete? La verità è che questa riforma non garantisce l’efficienza, voi volete solo una giustizia addomesticata”. A quel punto Nordio si rimette sulla difensiva: “L’accusa è che si voglia umiliare la magistratura. Sono entrato in magistratura negli anni ’75-’76, la prima inchiesta importante che mi è stata affidata è stata sulle Brigate rosse; io ero nell’elenco dei loro obiettivi… Figuriamoci se un magistrato vuole umiliare la magistratura…”.


