La stabilità di Meloni è al tre per cento come il Patto (che si deve sforare). Vuole le dimissioni del presidente della Figc, Gravina (attese per oggi), ha il problema Urso e si aggiunge… Chi diceva “meglio tirare a campare, che tirare le cuoia” non conosceva il ministro “strategicamente straordinario”. È Urso una foglia di questa maledetta primavera. Promette miliardi che non ha, immagina un mondo che non c’è. L’unico ministro che Meloni vorrebbe sostituire, e vuole, lo deve tenere, e un altro che non vuole sostituire, Piantedosi, diventa un caso per una relazione sentimentale (presunta). Salvini sogna ancora: al Viminale, al Viminale!
Giorgetti non si presenta al tavolo di Urso con gli industriali e ci manda il vice Leo, l’ex sottosegretario Delmastro viene censurato all’unanimità dal Parlamento e gira una battuta feroce di Enzo Amendola, ex ministro del Pd: “Faceva beneficenza ai Carroccia? A questo punto poteva scaricarla dalle tasse”. C’è inflazione perfino di richieste di dimissioni. Non si contano quelle che Lega, FdI, Abodi, inoltrano al presidente della Figc, Gravina per la mancata qualificazione dell’Italia al Mondiale (Gravina si dovrebbe dimettere oggi) ed è una contesa anche la nuova nomina. È Meloni a spingere Abodi a uscire, a chiedere la testa (ancora una) di Gravina perché “la situazione è insostenibile”, a dire il vero se le attendeva già ieri notte. Al posto di Gravina si dice Malagò (ma la Lega?) o Alberto Zangrillo, il medico del Cavaliere, ex presidente del Genoa. Continua su ilfoglio.it



