Colpo di scena, con pasticcio, al Senato. Con una mozione che aveva del clamoroso, firmata da tutti i capogruppo di maggioranza, il centrodestra chiedeva la “revisione” del 5% in spese militari: obiettivi definiti “irrealistici”. Un aggettivo, inserito all’ultimo punto del testo, che salta dopo il gran caos che anticipa il voto in aula. La chiamata iraconda parte da Palazzo Chigi, destinatario Fratelli d’Italia: “Eliminare subito quel richiamo”. Detto, fatto. Il dietrofront è totale, ma i veleni rimangono. I leghisti, scontati colpevoli in fatto di polemiche sul riarmo, non ci stanno: “L’ha scritta Forza Italia”. Bye bye mister Trump, anzi no.

L’intuizione era pacifica. I berlusconiani si accorgono che l’opposizione ha preparato una mozione sull’energia, scritta dai 5 Stelle, per dire al governo di intervenire. Il passaggio duro è sulle armi. Da Forza Italia contattano gli alleati: “Serve che rispondiamo”. A vergare il testo galeotto “sono stati gli azzurri”, dicono dal Carroccio. Tanto più che nella Lega, a mozione ricevuta nel weekend, in parecchi avevano dubbi: “Abbiamo chiesto se fosse corretto, ci han detto di sì”.

Il danno è fatto. Il blocco di Hormuz scompiglia i piani dell’esecutivo e anche del Parlamento. Più che l’estensione della clausola per le spese in difesa anche all’energia, chiesta formalmente da Giorgia Meloni all’Europa, che ancora non risponde, il bailamme è figlio della nettezza del centrodestra sul riarmo. Almeno nella prima versione, firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato Lucio Malan, Stefania Craxi, Massimiliano Romeo, Michaela Biancofiore, spiccava soprattutto il punto numero 8. Continua su Huffington Post