La durata dell’Opera? “Un ostacolo per i giovani”. E allora per rendere la lirica più pop per le nuove generazioni che si fa? Semplice: si accorcia. La trovata, che aveva suscitato critiche ed ironie, risale all’autunno 2025, ed era firmata Gianmarco Mazzi, all’epoca sottosegretario alla Cultura, dal 3 aprile ministro del Turismo al posto di Daniela Santanché. Una vita da manager dello spettacolo, promotore della nazionale italiana cantanti, collaboratore di artisti come Adriano Celentano e Mina ma anche dietro le quinte alcune edizioni di Sanremo e di talent show come the Voice, è considerato organico a Fratelli d’Italia.
Nel governo è entrato nel 2022, è stato low profile fino a un certo punto. Sconosciuto al grande pubblico, ha creato in più circostanze subbuglio al ministero retto prima da Gennaro Sangiuliano e poi da Alessandro Giuli. L’episodio più eclatante è stato quello della nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Una nomina da lui molto sponsorizzata. Per difendere la scelta si è lanciato in dichiarazioni sperticate in favore di Venezi. Ma, soprattutto, contro i teatri dell’opera. “L’atteggiamento verso di noi è irriconoscente”, aveva mandato a dire al settore. In sostanza, poiché il governo aveva finanziato l’opera, nessuno avrebbe dovuto proferire verbo su una nomina che ha lasciato perplessi pubblico e maestranze. Memorabile il titolo del comunicato: “Chi non lavora non fa cultura”. Da Puccini a Celentano è un attimo. Continua su Huffington Post


